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Se Matteo Salvini-Superman siede su un trono di baionette


Matteo Salvini come Orietta Berti. “Io ti darò di più”, prometteva mezzo secolo fa la cantante dal palco di Sanremo; “molto di più”, ha garantito ieri il politico da quello di Pontida, sottoponendo al popolo dei fedeli il copioso elenco. Spezzeremo le reni all’Europa, espugneremo Bruxelles, demoliremo le tasse, terremo fuori lo Stato dalle camere da letto, tratteremo gli immigrati a colpi di catechismo, garantiremo la felicità ai popoli, aboliremo i mafiosi, distribuiremo pistole elettriche. ...

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Matteo Salvini come Orietta Berti. “Io ti darò di più”, prometteva mezzo secolo fa la cantante dal palco di Sanremo; “molto di più”, ha garantito ieri il politico da quello di Pontida, sottoponendo al popolo dei fedeli il copioso elenco. Spezzeremo le reni all’Europa, espugneremo Bruxelles, demoliremo le tasse, terremo fuori lo Stato dalle camere da letto, tratteremo gli immigrati a colpi di catechismo, garantiremo la felicità ai popoli, aboliremo i mafiosi, distribuiremo pistole elettriche. E giù felpe secondo Matteo, con l’immagine del taumaturgo con tanto di mascella volitiva, magari prima o poi pure con una mega-S stampata sul petto: come Superman, anzi come Salvini.

Quando e come, tutto ciò? Tranquilli, la Lega governerà da qui, se non proprio fino all’eternità, almeno fino alla sua vigilia. E gli altri partner di governo? Non devono avere opinioni, perché comunque “decido io”. Fin qui tarato su un’esternazione al giorno, il “lider maximo” della Lega ne ha sciorinato ieri a Pontida un’intera raffica, forse per far digerire anche ai più nostalgici dell’era-Bossi l’operazione di drastica tintoria identitaria impressa al suo partito: dal verde padano simil-celtico, al blu sovranista simil-Trump.

E di fatto, ha già aperto una nuova campagna elettorale lunga un anno, da qui alle europee 2019, lanciando la proposta di una super-Lega post napoleonica del terzo millennio, in marcia dal Manzanarre al Reno. Sta qui, al di là della fuffa oratoria, la sola novità della festa campestre post-padana: l’idea di dar vita a una “lega delle leghe” che pianti sugli spalti di Bruxelles il vessillo di una sorta di internazionale degli euroscettici. Ma con quali prospettive? Sicuramente efficace per demolire la casa comune, molto meno per costruirne una diversa: perché è nel Dna del sovranismo che nessuno debba mettere il becco in casa d’altri.

Per il resto, Pontida è stata come le edizioni precedenti: bagno di folla con ovazioni a nastro, e l’immancabile folklore attento più ai dettagli che alla sostanza. Ha fatto più notizia, per dire, qualche sporadico torpedone arrivato dal sud che la cinquantina di pullman (un quarto del totale) assicurati dal Veneto. Il quale, d’altra parte, è da sempre abbonato al ruolo della macchietta; come ha fatto pure quest’anno con la barzelletta dell’inno autarchico abortito.

Da oggi, si torna alla realtà: che prima o poi arriverà al nodo della verifica tra promesse fatte e fatti rimossi. Per ora, la via muscolare del Salvini che cavalca le paure incassa il premio dei sondaggi; ma il riscontro delle urne insegna da tempo che i voti veri sono volatili assai. Ed è comunque una scelta rischiosa, come spiegava un saggio teologo anglicano del secolo scorso: perché uno può anche costruirsi un trono di baionette, ma i problemi cominciano quando vuole sedercisi sopra. —

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