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Il masochismo sovranista e il comune interesse europeo


Al Consiglio Europeo si è manifestato il masochismo sovranista del governo italiano. Conte ha minacciato il veto, si è messo uno contro 27 e, ovviamente, i 27 hanno vinto. Come con il Regno Unito nel negoziato sulla Brexit. Nel Consiglio europeo siedono i Capi di Stato e di governo nazionali, nessuno dei quali è disposto a farsi intimidire o a premiare comportamenti ricattatori, anche per evitare che si ripetano. L’Ue è un’organizzazione cooperativa in cui “battere i pugni sul tavolo” è controproducente. Il nazionalismo non paga, perché si scontrano 28 opposti nazionalismi.

Il regolamento Dublino non è stato riformato, e intanto si chiede di rispettarlo. La ripartizione dei profughi – non dei migranti economici – avverrà solo su base volontaria. Si rafforzerà la collaborazione e gli investimenti in Africa, ma la Spagna è citata più dell’Italia, visto l’aumento degli sbarchi che nel 2018 sono stati analoghi da noi. Gli sbarchi sono diminuiti del 95% rispetto al picco del 2015 e sono più distribuiti tra le rotte del Mediterraneo orientale, centrale e occidentale. Non esiste un’emergenza oggi e le decisioni europee non possono dipendere dalla propaganda di Salvini.

Il fiasco è drammatico perché l’Italia poteva giocare una partita del tutto diversa. Il Parlamento Europeo ha già approvato la proposta della Commissione sulla riforma di Dublino. Cui si ispira quella frettolosamente presentata domenica scorsa dal governo italiano, sebbene la Lega si fosse astenuta e il M5S avesse votato contro al Parlamento europeo, e non avevano partecipato alle 22! riunioni informali di negoziazione tra i Gruppi sul tema. Conte poteva sfidare gli altri governi a dare l’ok alle proposte di Commissione e Parlamento, trovando la sponda delle istituzioni sovranazionali e dei Paesi piccoli, solitamente più favorevoli al metodo comunitario che a quello intergovernativo. Ha preferito fare il “bullo” e tornare a casa con un pugno di mosche pur di strombazzare la grancassa della propaganda. Così ha indebolito la posizione italiana e quella delle istituzioni europee, che sui migranti cercano davvero una soluzione europea solidale, con una gestione comune, una ripartizione obbligatoria e una politica comune dell’asilo. La Commissione ha proposto di aumentare del 260% i fondi per questa politica, portando Frontex a 10.000 unità. L’Italia dovrebbe appoggiarla, invece si lamenta del ridotto aumenti dei fondi strutturali.

Con la linea sovranista - ogni Stato decide da sé - si arriva alla solidarietà “su base volontaria”, cioè ognuno per sé e peggio per i Paesi di primo sbarco. E si rimanda anche la riforma dell’Eurozona. Vincono i Paesi di Visegrad, amici di Salvini e nemici dell’Italia. Perdono l’Europa e i cittadini europei. Perché per risolvere i problemi nell’interesse comune europeo serve un governo federale: vale per le migrazioni, la sicurezza, la difesa, il rilancio di investimenti ed economia. —

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