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Migranti. Molto rumore per nulla: tanti proclami ma pochi risultati

Certo, il vertice europeo si sarebbe potuto concludere ieri con una plateale spaccatura e senza nessun accordo firmato dai ventotto soci del club. E dunque siamo qui a dire "meno male che l'Europa c'è" (ancora). Ma se dovessimo giudicare dai risultati pratici ottenuti dall'Italia di Conte, Salvini e Di Maio, be' allora le cose non stanno così, e pur se a malincuore dobbiamo dire che non è cambiato niente, tutto resta come prima, a noi oneri e responsabilità, agli altri ben poco. Mentre i quattro di Visegrad se la ridono. Tanto rumore per nulla.

Andiamo per ordine. Sono successe cose molto importanti, oltre alla certificazione di esistenza in vita della Vecchia Europa. Matteo Salvini, ministro dell'Interno fresco di nomina, ha colto il momento giusto per riaprire il tema migranti riportando l'argomento ai tavoli di Bruxelles. Agevolato dalle crisi tutte politiche e nazionali esplose contemporaneamente in Italia e in Germania - qui il capo della Lega, lì il ministro Seehofer - e dal fatto che, grazie all'azione del suo predecessore Minniti, i flussi migratori hanno rallentato, eccome. Altro punto importante: ora, forse, Conte Salvini e Di Maio hanno capito che problemi complessi che toccano l'Europa intera - e nessun tema è complesso più dell'immigrazione - hanno bisogno non di proclami ma di una lunga gestazione, di trattative pazienti, di obiettivi da raggiungere e di concessioni da fare.

Si può anche giocare a "poliziotto buono-poliziotto cattivo", ma al tavolo dei negoziati bisogna smussare, discutere, mediare dopo aver fatto tutti i compiti a casa. E infatti bisognerà continuare a lavorare perché i pochi impegni strappati a parole - la revisione del Trattato di Dublino (all'unanimità, figuriamoci...) e un ulteriore finanziamento di 500 milioni al fondo per l'Africa (aiutiamoli a casa loro) - si trasformino in azioni reali e concrete. Per il resto, gli hot spot nei paesi di partenza e i centri controllati in Europa per accogliere e rimpatriare nasceranno solo "su base volontaria": chi non vuole, non vuole, e infatti Macron ha già chiarito che lui non ci sta e dunque ci pensino i paesi di primo approdo, cioè Italia Grecia e Malta.

Di "accoglienza condivisa", invocata dall'Italia, manco a parlarne. In più, i paesi di seconda destinazione come Francia e Germania potranno rimandare indietro chi arriva, forse anche con effetto retroattivo. Salvini, poi, che ha ribadito il no alle ong (la pacchia è finita), ha spiegato che i nuovi Centri serviranno solo a rispedire a casa chi non abbia lo status di rifugiato; a ben vedere, è più o meno ciò che voleva fare Minniti in ogni regione e che gli fu impedito dalla rivolta dei sindaci, molti dei quali leghisti.

Alla lunga Salvini Di Maio e Conte si renderanno conto che il problema non è solo quello di fermare i flussi, ma dare lavoro dignità e integrazione a chi rimane o già c'è. Ma questa, appunto, è politica interna alla quale finora il governo legastellato si è dedicato poco.

 

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