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L’ultima follia: usare il ko tedesco per riabilitare il nostro calcio malandato
CALCIO: IL COMMENTO 

L’ultima follia: usare il ko tedesco per riabilitare il nostro calcio malandato

Sì, godiamocela la disfatta tedesca, ma poi chiudiamola lì e guardiamoci intorno. Noi siamo peggio, molto peggio. E rinunciare alla consapevolezza di esserlo potrebbe giocarci un altro brutto scherzo: essere ancora lì a guardare  mentre gli altri torneranno a vincere 

Sì, va bene: è stato bello vederli piangere. Ammettiamolo: la scena dei tedeschi che vanno a casa ci ha fatto dimenticare per un po’ il nostro Mondiale da guardoni e ci ha regalato la gioia perversa del liceale che vede il secchione prendere 4 in matematica. Solo che poi, quando avremmo dovuto ricomporci, è uscito il peggio. Sono emersi i soliti adoranti della proprietà transitiva, quelli del «se la Svezia ha fatto fuori l’Olanda, l’Italia e la Germania allora magari è proprio forte». E fin qui nulla di strano, è solo folklore.

Il problema vero è stato quando sono spuntati quelli che non vedevano l’ora di buttare a mare il tentativo di riformare l’italico pallone, basandosi anche sulle efficaci esperienze altrui, sulle seconde squadre, sui centri federali diffusi sul territorio, sulla capacità di coinvolgere i cittadini di nuova generazione, quelli che da noi si beccano gli striscioni “non esistono negri italiani”. Non vedevano l’ora di demolirli, i tedeschi, per il primo insuccesso nell’epoca moderna. In realtà sono stati eliminati al primo giro da campioni in carica grazie alla “sindrome dell’eterna riconoscenza e dell’appagamento”, come già accaduto alla Spagna nel 2014 e all’Italia nel 2010. Ma le similitudini finiscono qui. Noi abbiamo collezionato tre fallimenti di fila, uscendo con Nuova Zelanda e Costa Rica. E anche la Svezia, ora dipinta come fenomenale, va ricondotta a quel che è: una nazionale ben organizzata. A parte Lindelof (United), nessuno gioca in squadre di prima fascia di Champions; i quattro “italiani” vengono dal retrocesso Crotone, dal Genoa e dal Bologna, il resto è un tour fra Guingamp, Lipsia, Brema, Leeds, Tolosa e perfino Seattle (Usa).

Quanto ai tedeschi, serve un minimo di ripasso: dal 1982 in poi hanno giocato tre finali consecutive, perdendo in Spagna con gli azzurri e con l’Argentina nel 1986 per poi trionfare nel ’90 all’Olimpico con i campioni in carica. Nel ’94 e nel ’98 sono usciti ai quarti con Bulgaria e Croazia, nel 2002 hanno perso la finale con il Brasile, nel 2006 e nel 2010 le semifinali con Italia e Spagna, nel 2014 hanno alzato la quarta coppa. Ne hanno quante l’Italia ma hanno giocato otto finali.

Quelli che non vedevano l’ora di poter dire «che li prendiamo a fare come modello?» sono gli stessi che adorano il nostro calcio dei quattro miliardi di debiti, delle plusvalenze taroccate, dei diritti tv che non reggono il confronto con gli altri grandi tornei, dei pessimi dirigenti da trapianto di poltrone. Mentre i crucchi piangevano, l’Uefa stava buttando fuori dalle coppe per irregolarità contabili la nostra squadra più titolata. Mentre piangevano loro sapevano già come ripartire, noi abbiamo una Federcalcio commissariata e una Lega ancora ostaggio dei Lotiti e dei Preziosi.

Sì, godiamocela la disfatta tedesca, ma poi chiudiamola lì e guardiamoci intorno. Noi siamo peggio, molto peggio. E rinunciare alla consapevolezza di esserlo potrebbe giocarci un

altro brutto scherzo: essere ancora lì a guardare mentre gli altri torneranno a vincere. Un secchione una volta può anche prendere 4, poi gliela spiega lui la matematica al professore.

twitter: @s_tamburini

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