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Filippo, il ragazzo che ha superato Mennea: in pista vola, fuori sta con i piedi per terra

Un muro, nello sport, è un po’ come una vetta inviolata. Il primo che lo abbatte resta nella storia ben più di chi poi andrà oltre. La bella storia di Tortu, che in un solo colpo è stato il primo italiano a correre i 100 metri in meno di dieci secondi e il primo capace di superare Pietro Mennea, lo sportivo italiano più grande di sempre. Una lezione di umiltà e un messaggio anche per altri sport

Un muro, nello sport, è un po’ come una vetta inviolata. Il primo che lo abbatte resta nella storia ben più di chi poi andrà oltre. È stato così per chi ha corso in bicicletta a più di 50 orari per un’ora (Francesco Moser), per la prima donna a saltare oltre i due metri (Sara Simeoni, 2,01) e così sarà per Filippo Tortu, ventenne fino a ieri sconosciuto al grande pubblico. Uno che in un solo colpo è stato il primo italiano a correre i 100 metri in meno di dieci secondi e il primo capace di superare Pietro Mennea, lo sportivo italiano più grande di sempre.

Fra i due “crono” ci sono 39 anni e 20 centimetri di differenza, 10”01 per Pietro e 9”99 per il giovane brianzolo con padre e allenatore sardo. Filippo ha ancora faccia da liceale e fisico per fortuna non devastato dall’abuso di palestre o altro di peggio. È ancora quello della gare regionali stravinte, un ragazzo che quando torna a casa si sente chiedere prima come è andata a scuola e solo dopo in pista.

Certo, per un campione servono soprattutto sogni e visioni, serve quel motore interiore che è fatto di cultura del lavoro e di passione. E serve anche un fisico adatto da plasmare con un coach capace di mettersi in discussione. L’allenatore di Filippo è il padre Salvino, uno che ha il giusto atteggiamento critico prima con se stesso e poi eventualmente con gli altri. Il mix funziona, così come funzionò a suo tempo il connubio fra Carlo Vittori e Pietro Mennea, che erano maestro e allievo e si davano del lei. Mennea era capace di assorbire carichi di lavoro così al limite della realtà che quando Vittori li mostrava ai congressi si sentiva chiedere «ma chi ha fatto tutto questo è ancora vivo?». Filippo è altro, molto più “umano” ma, come Pietro, è da applausi anche fuori. Prendete le parole del dopo-record: «Mennea resta il più grande». Nel dire questo ha portato una mano verso il cielo inchinandosi: «Non ci sono discussioni, Pietro ha fatto la storia dello sport». E quando gli hanno chiesto se questo 9”99 poteva cambiare qualcosa per lui, l’ulteriore chiosa è stata da pelle d’oca: «No, gli obiettivi sono altri. Questo record può solo cambiarmi in peggio se dovessi pensare di essere arrivato».

Cosa gli vuoi dire a uno così che ha appena dato lezione in pista e fuori, attribuendo i meriti del record al padre definito sempre «il mio allenatore». È un gran bel segnale, per l’atletica italiana, dopo i fasti passati fino a ieri da Serie C del mondo; e anche una lezione da spostare in altri sport, contro la filosofia del “tutto e subito”. Filippo la gara record non l’ha vinta, è arrivato secondo dopo il cinese Su Bingtian, che ha corso in 9”91. Eppure, nonostante si corresse a Madrid, il pubblico ha subito capito che la storia da celebrare era quella di chi aveva appena superato un mito: tutti in piedi e applausi per il ragazzo festante ma anche per la leggenda passata, perché nello sport – quello vero – vincere non è l’unica cosa che conta, i valori vengono prima. Del resto una storia immensa come quella di Mennea è transitata pure da cocenti sconfitte, come alle Olimpiadi del 1980 chiuse con la rimonta da medaglia d’oro sullo scozzese Allan Wells. Pochi giorni prima l’azzurro era stato eliminato in semifinale nei 100 con un disastroso 10”58. I 200, dopo quel ko, non voleva neanche correrli e poi finì come finì, con l’oro che si aggiungeva all’immenso record mondiale dei 200 dell’anno prima (19”72), ancora oggi primato europeo.

Tortu in prospettiva può togliere il nome di Mennea anche da quella casella ma è il primo a sapere che dalla storia il grande Pietro non potrà mai uscire, perché le leggende restano e quelli che arrivano dopo possono solo scrivere altre pagine magiche e commoventi: i record come quelli di Mennea non si demoliscono. Tortu potrà arrivare presto a 9”90 sui 100 e in prospettiva anche più in là, sui 200 già oggi vale 19”85. Per l’atletica italiana, per lo sport italiano è manna dal cielo. Per tutti quelli che amano lo sport una storia da brividi, da abbracciare forte come Filippo ha fatto con gli amici a bordo campo. Ricordando a tutti, con le parole di un ventenne già saggio, che in pista si deve volare, fuori si deve restare con i piedi per terra. I grandi campioni nascono così.

twitter: @s_tamburini

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