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Simone Corsi, i 250 Gran premi e un Mondiale sfiorato: «Il podio mi manca»

«L’Italia può mantenere il titolo della classe di mezzo lasciato da Morbidelli. Correre fino al 2028?  Biaggi e Rossi hanno fatto da apripista...»

Un circolo ristretto quello dei piloti che hanno corso almeno 250 Gran premi del Motomondiale. Per farne parte bisogna avere partecipato ad almeno 13-14 campionati e va da sé che si debbano possedere talento e costanza: due caratteristiche che non mancano a Simone Corsi.

Romano, 31 anni compiuti ad aprile, ha tagliato il prestigioso traguardo al Mugello, in occasione del Gran premio d’Italia delle Moto2, chiuso al decimo posto con la sua Kalex del team Tasca Racing. Nelle prime sette gare è a ...

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Un circolo ristretto quello dei piloti che hanno corso almeno 250 Gran premi del Motomondiale. Per farne parte bisogna avere partecipato ad almeno 13-14 campionati e va da sé che si debbano possedere talento e costanza: due caratteristiche che non mancano a Simone Corsi.

Romano, 31 anni compiuti ad aprile, ha tagliato il prestigioso traguardo al Mugello, in occasione del Gran premio d’Italia delle Moto2, chiuso al decimo posto con la sua Kalex del team Tasca Racing. Nelle prime sette gare è andato a punti per sei volte: ha mosso la classifica anche domenica a Barcellona, nel Gran premio di Catalogna, con la dodicesima piazza: dopo la bandiera a scacchi il momento più difficile del fine settimana, quando ha tamponato Miguel Oliveira, che aveva rallentato vistosamente per celebrare il proprio secondo posto. Un episodio che ha fatto scattare una penalizzazione da scontare ad Assen, dove dovrà partire dall’ultimo posto in griglia nel Gp d’Olanda.

L’esordio nel Motomondiale Corsi lo ha fatto nel 2002, appena quindicenne, nelle 125 e sempre sulla pista toscana, con cui ha evidentemente un legame particolare. Fino al 2009 è stato protagonista nella classe cadetta, andando molto vicino alla conquista del titolo iridato nel 2008, quando per quattro volte è salito sul gradino più alto del podio ed è arrivato secondo con la sua Aprilia alle spalle del francese Mike Di Meglio. Dal 2010 è presenza assidua nella categoria intermedia.

Il traguardo delle 250 gare: una bella soddisfazione.

«Il mio sogno era quello di approdare al Mondiale e di correrci il più possibile. Si è avverato e non posso che essere felice di avere raggiunto questo obiettivo, ma il sogno continua e sto lavorando perché possa proseguire il più a lungo possibile».

Qual è la gara che ricorda con più piacere?

«Il Gp d’Italia del 2008, al Mugello, nelle 125. Vincere lì, per un pilota tricolore, è il stato il massimo. E se poi penso che quel giorno nelle MotoGp arrivò primo Valentino Rossi e che nelle 250 fu Marco Simoncelli a mettere tutti in fila non posso che sentirmi ancora più orgoglioso, visto il livello degli altri due: tre italiani sul gradino più alto del podio nella gara di casa, è stata un’emozione fantastica e indimenticabile».

Quel Mondiale non vinto rappresenta un rimpianto?

«Sì, però ho anche la consapevolezza di avere dato il massimo. Passare per primo sotto alla bandiera scacchi per quattro volte in un anno non è da tutti».

E con i vari compagni di squadra che ha avuto, come è stato il rapporto?

«Di alcuni sono stato molto amico, di altri meno (ride, ndr)».

Nomi?

«Le dico solo che il mio primo compagno nel team Scot, nel 2003, è stato Andrea Dovizioso. Uno tosto che si è capito fin da subito sarebbe andato molto in alto. E in effetti non ha tradito le aspettative».

Si sbilanci un po’.

«Si sa che il tuo compagno di squadra è sempre il tuo primo avversario, non si può nascondere che si crea una rivalità agonistica. Prendiamo Alex (De Angelis, ndr). Quando correvamo insieme lo guardavo in una certa maniera, ora che lavora come coach del mio compagno di team, Federico Fuligni, è un alleato, mi dà anche qualche consiglio. Cambiano gli anni e cambiano anche le situazioni, ma l’importante è essere sempre corretti con tutti quanti».

Da quest’anno, per lei, una nuova avventura, con il team Tasca Racing…

«Sono molto contento di tutto il pacchetto che abbiamo a disposizione e anche del fatto di essere entrato in una squadra che è una sorta di famiglia: era da un po’ che non mi capitava. Però sappiamo che la categoria delle Moto 2 non è facile. Quest’anno, poi, il livello si è alzato ulteriormente, tantissimi piloti vanno forte e anche entrare nei dieci migliori non è assolutamente impresa da poco. Siamo in crescendo e il nostro obiettivo è entrare nella top-5, se non addirittura salire sul podio, già nel 2018, per poi migliorare ulteriormente, alzando l’asticella».

Il podio le manca da un paio d’anni.

«Da Le Mans 2016, quando sono arrivato secondo (con il team Speed Up, ndr) alle spalle di Alex Rins: sono al lavoro per tornarci prima possibile».

Il titolo della classe di mezzo può restare in Italia dopo il successo di Franco Morbidelli del 2017?

«Sì, sicuramente. Vedo in lotta fino in fondo “Pecco” Bagnaia, Lorenzo Baldassarri e Mattia Pasini».

Invece nelle Moto3…

«Con la sua academy Valentino Rossi sta facendo veramente un bel lavoro e c’è un ragazzo della sua scuola, Marco Bezzecchi, che sta andando veramente forte. E poi non possiamo dimenticare anche Fabio Di Giannantonio ed Enea Bastianini, che ha vinto proprio domenica a Barcellona. Lotta aperta e speranze italiane anche qui, insomma».

A Barcellona è arrivato dodicesimo.

«Andare a punti va sempre bene e ne sono arrivati altri quattro. È stata una gara in cui alcuni episodi non ci sono girati a favore, ma eravamo al limite e magari potevamo fare qualcosa in più».

Ci racconta invece dell’inconveniente a fine gara?

«L’impatto con Oliveira è stato frutto di una disattenzione, mi sono girato per guardare lo schermo e non mi sono accorto di averlo davanti. Sfortunatamente ho subito una forte contusione alla schiena e una micro-frattura al polso destro che ci hanno costretto ad annullare i test che avevamo programmato sul circuito di Aragon».

Mugello 2008 trionfo, Mugello 2018 250esimo Gran premio, ci vedremo al Mugello 2028?

«Sarebbe bello! Faccio una vita da sportivo, mi sento bene. E poi ho davanti a me due grandi esempi come quello di Max Biaggi e Valentino Rossi. Il primo ha corso oltre i 40 anni, il secondo, che a 39 sta dimostrando ancora di essere ultra competitivo, lo farà, visto che ha rinnovato il contratto con la Yamaha. Per cui, se ne avrò l’opportunità, di sicuro non mi tirerò indietro».

Un’ultima domanda sulla morte di dieci giorni fa, a Barcellona, del 14enne spagnolo Andreas Perez. Come si riesce a risalire in moto ogni volta dopo una tragedia come questa?

«Il motociclismo è pericoloso e noi piloti accettiamo questa sua caratteristica. La passione ti porta a spingere sempre di più, comunque».

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