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Se il ministro Salvini adopera il Viminale come clava


Si comincia sempre con gli Zigari, poi si passa ai “diversi”, si prosegue in massa con gli Ebrei, anche se integrati da secoli, infine si semina l’odio contro quanti non la pensano come chi comanda nel Paese. Il grande Hegel continuava a ripetere che la storia non ha mai insegnato niente, né ai governanti né ai governati. Dobbiamo per questo rassegnarci? Certamente no. Anche perché buttare a mare migliaia di poveri disperati non è degno di un Paese civile. Né continuare ad ingigantire la paura dello straniero. Dalle parole ai fatti il passo è breve.

Matteo Salvini ha minacciato di querela per diffamazione chi lo ha chiamato “fascista”, però tutti i consensi li sta registrando sulla destra estrema montando tutti i giorni una campagna elettorale esasperata sui temi razziali proprio nel momento in cui gli arrivi dei migranti sono drasticamente diminuiti rispetto all’anno scorso. Da sinistra il predecessore di Salvini al Viminale, il dem Marco Minniti, è stato attaccato molto duramente per alcune misure abbastanza drastiche, ma ora si è caduti dalla padella alla brace con atteggiamenti oltranzisti ai quali plaudono i neo-fascisti di Fratelli d’Italia e ancor più quelli di Casa Pound.

Il leader della Lega, oggi ministro dell’Interno, posto delicatissimo, adopera il Viminale come una clava per una campagna elettorale quotidiana tutta fondata sulla sicurezza creando un clima pestilenziale, specie fra i più anziani che hanno ancora nella televisione la loro fonte primaria, se non unica, di informazione. Aprite la tv e, specie sul La7, ma non solo, e vi trovate, immancabile, Salvini che comizieggia, quasi sempre. O il pallido ministro 5 Stelle delle Infrastrutture, Giuliano Toninelli, che gli dà sostanzialmente ragione sul blocco dei porti. Tutto ciò mentre il premier Conte cerca di ricucire a fatica qualche alleanza europea, soprattutto con Parigi e Berlino. Lui prova a ricucire e Salvini scuce, e lacera il tessuto democratico.

Così saccheggia i voti dei 5 Stelle e può aprire altri fronti, per esempio quello della “legittima difesa”. Ma l’Italia è davvero diventato un Paese di omicidi domestici e stradali col sangue che cola da ogni parte? A guardare i tg – che trovo davvero irresponsabili, quelli della Rai inclusi – parrebbe proprio di sì. E invece è del tutto falso. Gli omicidi volontari sono diminuiti, addirittura crollati, dagli oltre 2.000 degli anni ’90 ai 348 dell’anno scorso. Il numero dei reati denunciati è in netta diminuzione, comprese le rapine, stabili soltanto i furti. Nonostante che nel contempo la popolazione residente sia aumentata di circa 3 milioni (+5, 6 %). Gli stranieri – nel mirino per ogni tipo di crimine – sono cresciuti addirittura da 800mila a 5 milioni (+525 %). E però gli omicidi sono letteralmente crollati: dell’82 %. Ma i Tg di ogni rete registrano il loro rivolo di sangue quasi tutti i giorni, infatti gli omicidi sono 348, molto meno che in tanti Paesi avanzati. Negli Stati Uniti dove tutti sono armati, anche i minorenni, gli omicidi volontari risultano 5 ogni 100mila abitanti contro lo 0,70 dell’Italia, cioè 6 volte di più che da noi. In Russia si sale a 11,3 omicidi volontari ogni 100mila abitanti e non scherzano anche Lituania, Lettonia e Ucraina che oscillano fra i 6 e i 4 omicidi ogni 100mila residenti. Stanno peggio di noi, la Francia, nettamente (1,58 ogni 100mila), poi la Gran Bretagna (0,92) e la Germania (0,85). Allora si punta il dito sugli stranieri in carcere, 1/3 circa dei detenuti. Però per reati minori e anche perché difesi soltanto da avvocati d’ufficio. La più parte di loro si trova in carcere perché senza permesso di soggiorno ed ha mentito su questo punto

essenziale. Ma chi contesta queste cifre a Matteo Salvini e ai salviniani? Ho mandato un Dossier sul calo della criminalità a tutti quelli che organizzano talk-show o vi partecipano. Nessuno mi ha risposto. Anche così si arrivò al fascismo.

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