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Emanuele Pirro: «Sì, pochi sorpassi ma lo show c’è e sarà volata a tre»

L’ex pilota: «Anche la Red Bull in grado di inserirsi fra Vettel e Hamilton»

Ha nostalgia del suo Circus, ma si diverte ugualmente ad assistere alla Formula 1 dei tempi di oggi. Dalla sua poltrona di ex pilota e di ex commissario Fia, Emanuele Pirro ci mette a disposizione lucidità d’analisi e competenza nel “leggere” il campionato e il momento che sta attraversando la Ferrari.

Pensa a un Mondiale che si possa risolvere all’ultima gara?

«Quest’anno stiamo assistendo a un campionato più che combattuto. Le vittorie e le non vittorie spuntano sul filo dei dettagli, con la ...

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Ha nostalgia del suo Circus, ma si diverte ugualmente ad assistere alla Formula 1 dei tempi di oggi. Dalla sua poltrona di ex pilota e di ex commissario Fia, Emanuele Pirro ci mette a disposizione lucidità d’analisi e competenza nel “leggere” il campionato e il momento che sta attraversando la Ferrari.

Pensa a un Mondiale che si possa risolvere all’ultima gara?

«Quest’anno stiamo assistendo a un campionato più che combattuto. Le vittorie e le non vittorie spuntano sul filo dei dettagli, con la variabile dell’utilizzo delle gomme, non affatto secondario ma abbastanza complesso, non solo tra Gran premi ma anche tra sessioni di prove dello stesso Gp. Ci sono praticamente tre macchine in corsa per il Mondiale. Ognuna ha caratteristiche diverse che possono adattarsi meglio all’uno o all’altro tracciato e quindi è possibile che l’ago della bilancia possa continuamente spostarsi dopo ogni Gran premio. Penso che non ci sarà nessuno in grado di andare in fuga, sempre che qualche scuderia non cambi le caratteristiche della macchina. Macchina che sappiamo essere in continua evoluzione, anche durante la stessa stagione. Vedo all’orizzonte un Mondiale vinto in volata, dopo parecchio equilibrio. Da sportivo me lo auguro proprio. Ogni sport diventa spettacolare quanto più si confronta con l’imprevedibilità. E questa, in Formula 1, continua sempre a essere dietro l’angolo».

La diverte questa Formula 1?

«Nonostante i pochi sorpassi che ci sono, le gare sono comunque spettacolari e offrono appunto l’imprevedibilità del risultato, con piloti che spendono energie nell’attaccare e nel difendersi».

Nello spettacolo ci fa rientrare anche i pit-stop?

«No, nella maniera più assoluta. Quello che piacerebbe a me è un motorsport senza pit-stop, che sono solamente degli espedienti artificiali per cercare di rendere le gare più incerte. A me piacerebbe proprio un’altra Formula 1, con piloti che spingono e che non si risparmiano dal primo all’ultimo giro».

Sono davvero tre le monoposto in corsa per il titolo?

«Alla Red Bull manca sicuramente qualcosa, sotto il profilo meccanico e dell’affidabilità. Ha inoltre due piloti entrambi forti che però si distribuiscono gli “utili” e questo non è certo un vantaggio per chi intende competere per il titolo finale. A questo punto del campionato mi sento di dare la stessa percentuale di chance sia alla Mercedes sia alla Ferrari, entrambe macchine eccellenti con pochissimi punti deboli. Lewis Hamilton, comunque, non mi sembra lo stesso dell’anno scorso. D’altronde, non si può mantenere lo stesso spirito, la stessa forza e la stessa forma per tutta una carriera. Talvolta, in un pilota e all’interno di un team esistono degli equilibri molto precari, fatti da numerose variabili. Basta vedere cos’è successo in MotoGp alla Ducati: fino a qualche settimana fa Dovizioso era colui che aveva messo in ombra Lorenzo, e oggi lo spagnolo è completamente rinato. Dal salotto di casa è facile risolvere equazioni, ma in pista e ai box è un’altra storia, ve lo assicuro».

Cosa cancellerebbe dalla Formula 1 moderna?

«Boccerei, e non da quest’anno, il modo in cui i piloti sono abituati a comunicare con il pubblico e il modo in cui vengono riportate le notizie. Spesso, si ha l’impressione che il microfono venga messo di default davanti alla bocca di un pilota e che basti farlo parlare. Vorrei più sostanza, per avere e per conoscere più dati e più informazioni».

C’è anche un problema di informazione.

«Sì,diciamoci la verità, la qualità informativa è scarsa. La maggior parte delle domande che vengono poste dai giornalisti, soprattutto quelli televisivi, è di qualità scadente. E di fronte a ciò i piloti si chiudono a riccio e ricorrono al copione scritto per loro dai propri addetti stampa. Nel Circus del passato, il mio Circus, i giornalisti sapevano sicuramente molte più cose di quelle che scrivevano o dicevano, ma sapevano bene cosa scrivere o dire, sulla base di serietà, etica e competenza. Inoltre, non mi piace per niente tutto questo mondo “social”, dove è quasi obbligatorio criticare tutto e tutti, in modo anche maleducato, gratuito e offensivo, senza possedere alcuna competenza. Mi fa male vedere tutto ciò. Prima dovrebbe venire la passione, poi il tifo, il tutto con toni costruttivi e accettabili. E invece, dopo ogni gara leggo cose assurde».

Di contro, cosa c’è invece da salvare?

«Sicuramente mi trovo d’accordo con questa Formula 1 moderna con le gomme larghe. Le vetture son tornate finalmente a essere belle, a parte ovviamente la parte dove è stato fatto installare obbligatoriamente l’Halo. E poi mi è piaciuto vedere Fernando Alonso alla 24 Ore di Le Mans, dove c’erano altri venti piloti ex Formula 1. È un modo per andare oltre e per far riscoprire agli appassionati altri modi di correre in macchina. È in questo modo che si valorizzano le altre discipline del motorismo».

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