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Migranti, Palazzo Chigi si smarca dalla linea di Visegrad


La fiducia reciproca è preziosa nell’Ue. Le tensioni sui migranti non aiutano a crearla. Finora Salvini ha dettato la linea al governo italiano e ha scelto le persone nei posti chiave per la politica europea. Il nuovo sottosegretario agli affari europei sostiene l’incompatibilità tra i Trattati Europei e la Costituzione (contro la Corte Costituzionale evidentemente), e ha proposto in passato una similitudine tra l’Ue e il disegno egemonico della Germania nazista: ma l’Ue è il più avanzato laboratorio della democrazia sovra-nazionale e del rispetto dei diritti umani, mentre il nazismo era un regime totalitario responsabile della Shoa.

Il M5S paga la subalternità alla Lega nelle elezioni amministrative e nei sondaggi. Il suo percorso verso l’europeismo – con la richiesta di più poteri al Parlamento Europeo e del superamento dell’unanimità – sembra un ricordo. Ma con l’uscita del Regno Unito dall’Ue dovrà presto decidere una linea e delle alleanze per poter creare un gruppo al Parlamento europeo dopo le prossime elezioni europee del 2019, perché lo UKIP di Farage non sarà più nel Parlamento.

Salvini alza continui polveroni mediatici, anche per oscurare e imporre la linea al premier nei suoi incontri internazionali. Ma nessuno sa quale sia davvero la strategia europea del governo. Gli incontri di Conte con Macron a Parigi, e con Merkel a Berlino potrebbero avviare, finalmente, la riflessione su questo. Nel mondo globale contano solo gli Stati di dimensione continentale, come USA, Cina, Russia, India. Sul piano politico-militare ed economico nessuno Stato europeo può essere un attore internazionale. L’unità è l’unico modo per difendere interessi e valori europei rispetto alle tre sfide principali: sicurezza, economia, migrazioni.

Per Merkel l’Europa deve prendere in mano il suo destino, anche sul piano della sicurezza, perché non si può più affidare ciecamente agli Usa di Trump. Ma sulla politica estera e di difesa per agire bisogna europeizzare la force de frappe e il seggio di sicurezza permanente all’Onu della Francia. Sull’economia Italia e Francia chiedono più solidarietà, ma chi deve accettare di investire più risorse e condividere più rischi è la Germania. Sui migranti l’Italia ha bisogno che l’Ue si faccia carico del problema. La Germania l’appoggia, mentre la Francia si è nascosta dietro la resistenza dei Paesi di Visegrad – teorici alleati di Salvini, che vorrebbero lasciare tutti i migranti in Italia.

Conte ha posto ai suoi interlocutori i temi più ostici, senza chiarire cosa offre in cambio. A Parigi ha annunciato una proposta di riforma dell’accordo di Dublino sui migranti, senza chiarirne i contenuti. A Berlino ha chiesto solidarietà sui migranti, più fondi europei contro la povertà per finanziare il reddito di cittadinanza, e maggiore condivisione dei rischi nell’eurozona. In ogni caso avrà poche chances di successo senza un impegno serio al rispetto delle regole europee – con comportamenti e scelte coerenti anche sui conti pubblici – e alla riforma complessiva dell’UE.

Da questa impasse si può uscire solo con una grande riforma dell’Unione. Un accordo quadro in cui ciascuno ottiene l’essenziale nel campo fondamentale, e cede qualcosa nei settori cruciali per gli altri. Si tratta di condividere la sovranità su economia, difesa, e migranti. Ma affinché ci stiano anche gli altri Paesi dev’essere un’Europa democratica, non un direttorio dei grandi Paesi. Ovvero le competenze e i poteri in materia devono essere affidate alle istituzioni sovranazionali – Parlamento e Commissione – chiamate a fare l’interesse generale.

Le dichiarazioni di Conte a Berlino per un’Europa «più forte e più equa» e contro

soluzioni intergovernative sembrano riprendere la proposta di superare l’unanimità e rafforzare i poteri del Parlamento – che era stata fatta propria dal M5S – vanno nella giusta direzione, ben diversa dalla linea italiana di Salvini, Orban e Le Pen.

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