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Ungheresi tenaci ma ci pensa Piola

Ungheresi tenaci ma ci pensa Piola

Segniamo e loro non mollano, fino a quando...

Forti ma poco tollerati. Ci presentiamo così al Mondiale in Francia del 1938. Perché quel saluto romano-fascista che ci portiamo dietro in questa spedizione, nella Francia liberale non viene digerito. Quella del 1938 è l’ultima edizione della Coppa del mondo prima dell’interruzione forzata a causa della Seconda guerra mondiale. Ed è una rassegna in tono minore, un po’ per i venti di guerra che già soffiano e anche per la defezione di squadre importanti. Argentina e Uruguay infatti non prendono parte alla manifestazione a causa dalla mancata concessione dell’organizzazione a un paese sudamericano, la Spagna si lecca ancora le ferite della guerra civile e la grande Austria deve piegarsi all’annessione da parte della Germania nazista.

L’Italia è una formazione composta da fuoriclasse come Silvio Piola, Giuseppe Meazza e Gino Colaussi, modellata alla perfezione dal commissario tecnico Vittorio Pozzo, fine stratega ma anche abile psicologico. Uno studioso del calcio ma anche dello spogliatoio.

Sono 16 le squadre al via, l’Italia parte soffrendo e batte 2-1 la Norvegia, ai supplementari con reti di Pietro Ferraris e Piola. Nei quarti ci pensano Piola (doppietta) e Colaussi a battere i padroni di casa della Francia, poi in semifinale Colaussi e Meazza stendono il Brasile. I brasiliani erano così convinti di accedere alla finale che avevano già comprato i biglietti aerei per la capitale ma si rifiutano per la rabbia di cederli agli azzurri che così raggiungono Parigi in treno.

La finalissima allo stadio de Colombes (quello del film Fuga per la vittoria), davanti a 60mila spettatori è contro quell’Ungheria che è la madre di quella che sarà poi la grande Ungheria di Ferenc Puskas degli anni cinquanta.

La squadra di Pozzo parte alla grande, va subito all’attacco e dopo appena 5’ sblocca il risultato col solito Colaussi. L'Ungheria però reagisce e pareggia con Titkos dopo solo due minuti. Ma in campo c’è troppa differenza tecnica, l’Italia macina gioco e lascia le briciole all’Ungheria che può solo difendersi. Le occasioni piovono a raffica e al 16’ ecco la rete del 2-1: la firma Piola che infila la porta avversaria alla fine di uno scambio con Ferrari, rapidissimo a liberarsi degli avversari. È una furia l’Italia. E a 10’ dalla fine del temposembra mettere in cassaforte il risultato con Colaussi che firma il 3-1 grazie ad splendido tiro a effetto.

Partita chiusa? No, perché dopo un palo colpito da Biavati, l'Ungheria si porta sul 3-2 con Sarosi. L'illusione dei magiari di mettere in crisi l’Italia e raggiungere il pari dura però molto poco: è ancora Piola a far esultare la nostra nazionale e i suoi tifosi, sfruttando

un traversone dello scatenato Biavati per poi battere il portiere Szabo.

È il secondo trionfo consecutivo dell’Italia. Resterà solo un grande rimpianto. Questa squadra avrebbe potuto ancora dare molto, ma a fermarla arrivò la guerra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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