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Quegli occhi spiritati di Totò Schillaci

Un torneo quasi vinto, un solo gol subito e in finale ci andò l’Argentina

Il re delle “Notti Magiche” di Italia ’90 è lui. Salvatore – ma per tutti TotòSchillaci. E pensare che fino a un anno prima gioca in serie B, al Messina, agli ordini di Zdenek Zeman, con il boemo che ha ereditato la squadra da Franco Scoglio. Il bomber palermitano non sente il salto di categoria. Vuoi perché nell’estate del 1989 finisce alla Juventus, vuoi perché sa vedere la porta come pochi. E lo dimostra con 15 gol in 30 partite, meritandosi l’esordio in Nazionale e poi l’inserimento nella lista dei 22 per il Mondiale.

Contro l’Austria parte dalla panchina: Azeglio Vicini lo butta nella mischia al 75’, al posto di Andrea Carnevale, e viene ripagato in neanche cinque minuti con il gol della vittoria, un colpo di testa su cross di Gianluca Vialli. Un gol festeggiato con quegli occhi spalancati, quasi spiritati, che hanno contraddistinto quell’avventura. Ancora panchina, e inserimento a gara in corso, con gli Stati Uniti: unico incontro in cui non fa centro. Ci pensa Giuseppe Giannini. Con la Cecoslovacchia, promosso titolare, segna ancora di testa correggendo una conclusione di Giannini. Poi arriva la prodezza di Roberto Baggio, che mette a sedere metà difesa avversaria per poi realizzare il definitivo 2-0. Una sassata di sinistro del siciliano scardina la resistenza dell’Uruguay negli ottavi (raddoppia Aldo Serena), l’Irlanda, invece, Totò la castiga riprendendo una respinta difettosa del portiere Pat Bonner. In semifinale il gol di rapina all’Argentina serve a poco, perché i biancocelesti pareggiano con Claudio Caniggia, che beffa di testa Walter Zenga, alla prima rete subita nel Mondiale, e poi vincono ai rigori. E su rigore, nella finalina con l’Inghilterra, Schillaci segna ancora, diventando il capocannoniere del torneo. Titolo che avrebbe volentieri scambiato con quello di campione del mondo. (m.c.)

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