Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

La sfida a scopone con Sandro Pertini

Il presidente del «non ci riprendono più» e il viaggio di ritorno con la coppa

Da un lato Dino Zoff e Franco Causio, dall’altro il ct Enzo Bearzot (e la sua pipa) e il presidente della Repubblica, Sandro Pertini. In mezzo un tavolo. Al centro la luccicante Coppa del Mondo e un mazzo di carte. È probabilmente la foto più iconica della vincente spedizione Mundial dell’Italia del 1982. Quell’Italia fu l’unica nella storia del torneo a battere una dopo l’altra le detentrici dei tre precedenti titoli, ovvero Argentina (campione nel 1978), Germania (1974) e Brasile (1970). E poi la foto iconica. Sull’aereo di ritorno che riporta gli azzurri a casa, prima del bagno di folla. Traspare un clima disteso, serio e meticoloso che solo le partite di carte sanno trasmettere. Con lo scopone non si scherza. Gli accoppiamenti sono Zoff-Pertini contro Causio-Bearzot. E pensare che il ct, non un incallito giocatore di carte, nemmeno doveva trovarsi in questo scatto immortale: al tavolo, infatti, doveva sedere Cesare Maldini, allora allenatore in seconda, che si alzò un secondo, nel secondo sbagliato, e la contesa iniziò senza di lui.

Ma non è l’incipit a entrare nella storia, bensì l’epilogo. Sono passati 36 anni e ogni occasione è buona per fermare Zoff o Causio e chiedere come andò realmente la faccenda. E il Barone ricorda ancora con orgoglio un passaggio chiave dell’incontro: «Io feci una furbata: calai il sette, pur avendone uno solo. Pertini lo lasciò passare e Bearzot prese il Settebello. Abbiamo vinto così quella partita». Pertini non la prese bene, rimproverò Zoff e criticò anche Bearzot per il furto del Settebello. Ma a sbagliare fu proprio il presidente. Il 3 giugno 1983, un anno dopo, quando SuperDino smise con il calcio giocato, Pertini gli inviò un telegramma: «Vieni a trovarmi. Giocheremo a scopone e cercherò di non fare più gli errori che mi hai giustamente rimproverato».(fu. pr.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA