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La parata sulla linea e il “precedente”

Il portierone: "Dieci anni prima convalidarono un gol per errore e allora..."

Una parata che è valsa il Mondiale. L’ha fatta Dino Zoff, negli ultimi secondi della gara con il Brasile, su Oscar. Lo stopper verdeoro si era lanciato all’attacco per cercare il gol del 3-3, che avrebbe dato alla Seleçao la qualificazione alla semifinale e rimandato a casa l’Italia. Ma il suo colpo di testa si infranse sui guantoni del portierone. «Sono stati secondi davvero interminabili per me, mi sono spaventato terribilmente – racconta oggi il grande campione friulano –. Avevo bloccato ...

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Una parata che è valsa il Mondiale. L’ha fatta Dino Zoff, negli ultimi secondi della gara con il Brasile, su Oscar. Lo stopper verdeoro si era lanciato all’attacco per cercare il gol del 3-3, che avrebbe dato alla Seleçao la qualificazione alla semifinale e rimandato a casa l’Italia. Ma il suo colpo di testa si infranse sui guantoni del portierone. «Sono stati secondi davvero interminabili per me, mi sono spaventato terribilmente – racconta oggi il grande campione friulano –. Avevo bloccato la palla sulla riga, però i nostri avversari esultavano come se l’avesse oltrepassata. E non riuscendo a vedere dove fosse l’arbitro (l’israeliano Abraham Klein, ndr) temevo che stesse tornando verso il centrocampo dopo avere assegnato il gol».

Il pensiero di Zoff andò subito a dieci anni prima, al 17 giugno del 1972. «Non molti si ricordano questo episodio ma io sì. A Bucarest, in un’amichevole giocata contro la Romania, a un minuto dalla fine Hajnal tirò da fuori area: sventai la minaccia fermando la sfera ben al di qua della riga, ma inspiegabilmente l’arbitro (lo jugoslavo Milivoje Gugulovic, ndr) e il guardalinee decisero il contrario e concessero la rete».

Quella gara, sembra incredibile, terminò sul 3-3, lo stesso risultato che al “Sarrià” di Barcellona avrebbe infranto i sogni azzurri. «Quella su Oscar è stata una parata ad alto coefficiente di difficoltà, anche per il momento in cui è avvenuta. Con il senno di poi possiamo anche dire che fu fondamentale nella corsa al titolo. Però la convinzione di poter alzare la coppa del mondo aveva iniziato a crescere dentro di noi qualche giorno prima, quando abbiamo battuto l’Argentina, che era la squadra campione in carica: era stata una gara molto dura e conquistare il bottino pieno contro i biancocelesti aveva portato grandissima fiducia a tutto l’ambiente». (m.c.)

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