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La grande paura poi segna Schiavio

Siamo sotto, il pari e il trionfo ai supplementari

Finalmente nella storia. È il Mondiale di Angelo Schiavio e del suo gol in finale nei supplementari, è il mondiale di Vittorio Pozzo e delle sue scelte coraggiose, è soprattutto il primo Mondiale vinto dall’Italia. Anche se quella data (1934) e il contesto storico non possono togliere a questa edizione l’etichetta del Mondiale di Benito Mussolini: un’edizione voluta e ottenuta a tutti i costi dal regime perché «le prodezze sportive – sosteneva il duce – accrescono il prestigio della nazione ...

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Finalmente nella storia. È il Mondiale di Angelo Schiavio e del suo gol in finale nei supplementari, è il mondiale di Vittorio Pozzo e delle sue scelte coraggiose, è soprattutto il primo Mondiale vinto dall’Italia. Anche se quella data (1934) e il contesto storico non possono togliere a questa edizione l’etichetta del Mondiale di Benito Mussolini: un’edizione voluta e ottenuta a tutti i costi dal regime perché «le prodezze sportive – sosteneva il duce – accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto». Propaganda e nazionalismo per aggregare le masse sotto la stessa bandiera.

Il Mondiale inizia il 27 maggio, 16 le nazionali in campo. L’Italia di Vittorio Pozzo arriva in finale dopo un gran cammino, anche perché si gioca solo a eliminazione diretta. Debutto travolgente con un 7-1 agli Usa, poi nei quarti è battaglia con la Spagna e dopo l’1-1 serve la ripetizione del match il giorno seguente con gli azzurri che si impongono 1-0 con gol di Meazza. In semifinale l’Italia deve vedersela con l’Austria a Milano: si gioca 48 ore dopo la battaglia dei quarti e con nelle gambe il viaggio in treno, l’Italia soffre ma vince, decide Guaita al 21’ che infila la rete dopo uno scontro tra Meazza e il portiere austriaco Platzer.

Ed eccoci a domenica 10 giugno quando a Roma va in scena la finale con la Cecoslovacchia, di fronte a 50mila spettatori e alla presenza del duce. L’Italia soffre ed è a lungo dominata nel gioco dalla formazione allenata da Petru. Poche occasioni, tanta fatica nell’affacciarsi verso l’area avversaria. Non è un caso insomma se al 70’ la Cecoslovacchia passa in vantaggio con un gol di Puc, un tiro a giro velenoso che fa calare il gelo sullo stadio di Roma. C’è poco tempo per rimediare, mancano solo 20 minuti alla fine e l’Italia è in grandissima difficoltà. Sembra tutto compromesso. Poi un lampo. Improvviso. È Orsi, dieci minuti dopo, a far partire un gran tiro dai venti metri che va a insaccarsi alle spalle del portiere Planicka.

Torna la speranza, lo stadio si risveglia. Si va ai supplementari. E a quel punto si prende la scena l’artefice della vittoria: Angelo Schiavio, bolognese di nascita e per cuore calcistico, uno che in tutta la sua carriera ha vestito soltanto la maglia rossoblù vincendo quattro scudetti.

Il gol arriva al 5’ del primo tempo supplementare. Azione manovrata, Ferrari serve Orsi, quest’ultimo mette al centro e Schiavio anticipa tutti i difensori mettendo in rete con una botta ravvicinata.

È il primo trionfo in un Mondiale degli azzurri. Il duce in tribuna si alza in piedi quasi a voler raccogliere l’ovazione che invece è per la squadra. Ma soprattutto per Vittorio Pozzo che, forte della autorevolezza conquistata resistendo alle pressioni dei gerarchi che volevano imporgli loro giocatori, viene riconfermato anche per i Mondiali di quattro anni dopo.

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