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L’urlo di Tardelli e la coppa al cielo

Il trionfo più inatteso, un Paese impazzito di gioia

Rossi, Tardelli e Al-to-belli. Sì, proprio così, Altobelli scandito per ultimo nella cantilena che tutta l’Italia cantava a squarciagola riversatasi in ogni strada e in ogni piazza del Paese, dal piccolo borgo di campagna alla metropoli, qualche minuto dopo il trionfo. Tutti pazzi di gioia, tutti uniti, tutti agghindati di verde, bianco e rosso, o avvolti in una bandiera tricolore, tutti a baciarsi e abbracciarsi, e a urlare fino a notte fonda quei tre nomi, i tre eroi che fecero fuori con i loro tre gol la Germania (ancora Germania Ovest) nella finalissima di Madrid.

L'11 luglio 1982 andò dunque in scena la finale fra Germania Ovest e Italia, diretta dall'arbitro brasiliano Arnaldo César Coelho (primo caso di fischietto sudamericano in una finalissima mondiale). Il ct azzurro Enzo Bearzot dovette riadattare la squadra in seguito alla indisponibilità di Antognoni e all'infortunio, dopo appena otto minuti di gioco, occorso a Graziani a causa di uno scontro con la difesa tedesca. Prevalenza italiana nel primo tempo, anche se Cabrini perse l'occasione per passare in vantaggio sbagliando un rigore. Sembrava il presagio di una serata storta, invece fu l’avviso-ossimoro di un trionfo. La ripresa vide un calo della squadra tedesca, di cui approfittò per primo Rossi su cross di Gentile. Dopo un tentativo di pareggio di Hrubesch, gli azzurri raddoppiarono con un tiro dal limite dell'area di Tardelli, il cui urlo di gioia divenne un’icona di quei Campionati del mondo e delle successive avventure della Nazionale italiana. Altobelli segnò la rete del 3-0 di una partita però ormai in mano all’Italia, seguita dal punto d'onore di Breitner, già realizzatore di un rigore nella finale mondiale del 1974. Altobelli fece poi posto a due minuti dalla fine a Causio, ricompensato dal ct con la passerella mondiale per i suoi meriti.

«Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finita! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!». L'enfasi del telecronista di allora, Nando Martellini, non fu casuale, in quanto scandì proprio per tre volte consecutive la proclamazione del terzo titolo di campione del mondo della nostra Nazionale. Le immagini televisive che giunsero da Madrid mostrarono l'arbitro brasiliano Coelho prendere il pallone calciato da Bergomi in direzione di Gentile, e sollevarlo con le braccia in alto mentre emetteva il triplice fischio finale. Rimasero impresse nella cultura popolare italiana anche altre immagini, oltre al citato urlo di Tardelli dopo il gol, come Zoff che prende la Coppa del Mondo dalle mani del re di Spagna e la alza fiero (Renato Guttuso ne farà poi un quadro), il presidente della Repubblica Sandro Pertini che esulta con entusiasmo a ogni rete degli azzurri, lasciandosi scappare un «non ci prendono più» dopo il gol del 3-0, o lo stesso presidente che gioca a scopone scientifico in coppia con Zoff contro Causio e Bearzot, durante il viaggio di ritorno in Italia, sull'aereo presidenziale, assieme alla Coppa.

Le gioie più belle, si usa dire, sono quelle più inaspettate. E in questo caso fu proprio così. Perché l’Italia vinse i Mondiali a sorpresa, il blasone infatti era stato oscurato da difficoltà e da polemiche, prima della partenza per la Spagna e anche durante le partite del girone di qualificazione, che per la squadra di Bearzot non erano certamente state troppo esaltanti. Il gruppo dell'Italia, capitata insieme con Polonia, Camerun e Perù, si rivelò un vero “gruppo di ferro”. Gli azzurri giunsero in Spagna fra mille polemiche e incognite, non ultimo un Paolo Rossi reduce dalla squalifica di due anni per lo scandalo del calcio-scommesse. Bearzot era inoltre contestato dalla stampa per aver escluso dalla rosa Beccalossi e Pruzzo. In particolare, i giornali romani premevano per un più marcato utilizzo dei giocatori della Roma, data la visibilità che la squadra aveva raggiunto sotto la presidenza di Dino Viola. Bearzot rimase però fedele al blocco-Juventus, che già gli aveva dato soddisfazioni nel precedente campionato del mondo.

L'impressione negativa iniziale venne confermata dai tre pareggi racimolati nelle prime tre partite: l'esordio con la Polonia si concluse con uno 0-0. L'incontro con i peruviani andò leggermente meglio: primo tempo a favore dell'Italia, che giocò sciolta e andò in vantaggio con Conti. Nel secondo tempo, Causio sostituì Rossi, gli azzurri calarono di tono e il Perù ebbe il sopravvento. Il pareggio arrivò nel finale, all'83', su tiro di Diaz con una decisiva deviazione di Collovati. La qualificazione arrivò sul filo del rasoio nell'ultima partita contro il Camerun: bastava un pareggio per eliminare gli africani per il numero di reti segnate e infatti finì 1-1 (gol di Graziani e M'Bida). Bastò per passare alla seconda fase, pure a gruppi, ma di tre squadre. Non bastò a placare le polemiche, al punto che Bearzot, stanco delle critiche, impose alla squadra il silenzio-stampa: parlava solo il capitano, Zoff. Poi però da lì ci fu solo un’esaltante cavalcata verso la vittoria finale: il 2-1 all’Argentina ed il sensazionale 3-2 al Brasile (con la celebre tripletta di Rossi) ci proiettarono alla semifinale in cui dominammo la Polonia per 2-0, ancora con doppietta di Rossi. Poi fu Madrid, fu trionfo, fu storia.

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