Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

«L’Italia a casa? Un gran dolore ma ci rifaremo»

L’eroe del 1982 oggi fra gli opinionisti Mediaset: «Brasile, Francia e Spagna le mie favorite»

Uno dei pochi “Palloni d’oro” italiani è Paolo Rossi. E se nel 1982 si portò a casa l’ambito trofeo che decreta il miglior calciatore dell’annata è perché ai Mondiali di Spagna si travestì da eroe e in rapida successione stese Brasile (tripletta), Polonia (doppietta) e Germania Ovest, con il gol che sbloccò la finale del Bernabeu. L’ex campione fa parte della squadra di opinionisti di Mediaset: l’emittente del “Biscione” trasmetterà in diretta tutte e 64 le partite del Mondiale che prenderà il via giovedì 14 giugno con l’incontro tra i padroni di casa della Russia e l’Arabia Saudita.

L’Italia non ci sarà, cosa prova?

«Malinconia e tristezza. L’attaccamento ai colori azzurri è altissimo in tutti noi italiani. E fa male essere spettatori del torneo più importante dopo 60 anni nei quali siamo spesso stati grandi protagonisti. Inoltre, anche quando non abbiamo fatto bene, siamo comunque stati capaci di regalare emozioni a un popolo intero. Seguiremo gli incontri in maniera più distaccata, anche se ci aspettano partite assai interessanti e vedremo all’opera molti fuoriclasse».

Roberto Mancini è l’uomo giusto per risollevare le sorti italiane?

«Secondo me sì, perché è un professionista serio e sa come si vince. Ma bisognerà avere pazienza e dargli il tempo necessario. Con la speranza che qualche giovane possa proseguire il proprio processo di maturazione. Avremmo bisogno di un paio di nuovi “campioncini”, per adesso non siamo ancora riusciti a sostituire con efficacia giocatori che hanno rappresentato un’epoca e che hanno smesso da poco, come Andrea Pirlo, per esempio. Gente come lui o come Francesco Totti, dobbiamo essere onesti, in questo momento non l’abbiamo».

E che Buffon abbia lasciato la Nazionale ma non il calcio l’ha sorpresa?

«Se sta bene e ha voglia di sacrificarsi non è stato un azzardo. E può ancora giocare a buoni livelli, i portieri hanno una longevità maggiore rispetto ai calciatori di movimento e Gigi anche nell’ultima stagione ha dimostrato di essere all’altezza».

Su chi punta?

«Mi piace molto l’esterno della Fiorentina Federico Chiesa, è fresco e vivace e ha davanti a sé un futuro radioso. Un altro che apprezzo è Lorenzo Pellegrini, il centrocampista della Roma. Questi due ragazzi stanno venendo fuori e mi auguro che presto possano raggiungere un livello tale da essere decisivi anche in campo internazionale e contribuire a riportare l’Italia a essere altamente competitiva».

Un nuovo Paolo Rossi c’è già?

«Se devo essere sincero in questo momento non ho questa sensazione».

Patrick Cutrone sta studiando per cercare di diventarlo.

«L’attaccante del Milan deve acquisire maggiore esperienza e continuità ma in qualche caratteristica un po’ può ricordare me».

Da un talento in erba a quelli già affermati, chi farà la differenza al Mondiale?

«Lionel Messi e Cristiano Ronaldo si sono spartiti i “Palloni d’oro” negli ultimi dieci anni, credo che basti e avanzi questo dato per descriverli. Sono una spanna sopra agli altri e a questi aggiungo Neymar. Però tutti e tre avranno bisogno di essere supportati dalle loro squadre».

Qual è la sua favorita per la vittoria finale?

«Brasile su tutti, ma non lascio fuori dal novero delle papabili la Francia e la Spagna. E poi, naturalmente, impossibile escludere la Germania: i tedeschi vanno sempre fino in fondo e sono i campioni in carica».

E la sorpresa?

«L’Inghilterra, la Croazia, o forse il Belgio. La squadra britannica è storicamente fortissima ma qualcosa le è sempre mancato, negli ultimi cinquant’anni, per arrivare fino in fondo: credo che prima o poi riuscirà a cogliere il risultato. Sia nella Croazia sia nel Belgio ci sono tanti calciatori validi e sono sicuro che mostreranno le loro qualità sul palcoscenico più importante. E poi non mi sento di escludere la Colombia, una formazione dal potenziale offensivo illimitato».

Tra i “Diavoli Rossi” non ci sarà Radja Nainggolan.

«Sicuramente il romanista è un ottimo giocatore, e senza di lui a centrocampo i belgi perdono un elemento utile, ma non è la sua assenza che mi ha stupito di più».

Qual è?

«Mauro Icardi, il bomber dell’Inter, ha segnato 29 gol in 34 partite in campionato, eppure è rimasto a casa. È vero che nell’attacco argentino la concorrenza è feroce però la sua esclusione fa pensare».

Paolo Rossi farà il tifo a questo Mondiale?

«Non riesco a prendere una squadra e portarmela a braccetto come se fosse la mia mascotte. La mancanza dell’Italia mi ha tolto il sentimento».

Mancherà l’Italia ma ci sarà Panama, per esempio.

«La scelta della Fifa è chiara, dare spazio anche a realtà che saranno molto meno competitive di altre che non hanno conquistato la qualificazione. Il Mondiale è di tutti, le regole ci sono e vanno accettate».

A proposito, i brasiliani hanno finalmente digerito la sua storica tripletta dello stadio “Sarrà” del 1982?

«Insomma. Non mi possono considerare un amico (ride, ndr) però sono persone appassionate e amanti del calcio e quindi nei miei riguardi provano un doppio sentimento: da una parte mi stimano e dall’altra non vorrebbero vedermi neanche in cartolina. Però, quando incontro qualche brasiliano, e tra loro ho più di un estimatore, prevale la voglia di scherzare su una partita così importante. Che per fortuna abbiamo vinto noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA