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«Francia favorita e la Colombia sarà la sorpresa»

L’ex azzurro ora commentatore Mediaset: «E poi ci sono i soliti Ronaldo, Messi e Neymar...»

Ciro Ferrara è andato molto vicino a diventare campione del mondo nel 1990, anche se in realtà venne impiegato soltanto nella finale per il terzo e quarto posto con l’Inghilterra. Aveva 23 anni e ne ha dovuti aspettare sedici per alzare il trofeo più importante. Marcello Lippi, il commissario tecnico della Nazionale nella fortunata trasferta in Germania, lo conosceva molto bene, avendolo avuto a disposizione sia al Napoli sia alla Juventus, e lo volle nel proprio staff.

Insomma, una gran bell ...

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Ciro Ferrara è andato molto vicino a diventare campione del mondo nel 1990, anche se in realtà venne impiegato soltanto nella finale per il terzo e quarto posto con l’Inghilterra. Aveva 23 anni e ne ha dovuti aspettare sedici per alzare il trofeo più importante. Marcello Lippi, il commissario tecnico della Nazionale nella fortunata trasferta in Germania, lo conosceva molto bene, avendolo avuto a disposizione sia al Napoli sia alla Juventus, e lo volle nel proprio staff.

Insomma, una gran bella soddisfazione.

«Fa piacere che ve ne ricordiate. In effetti avevo appeso le scarpe al chiodo da pochissimo e mi sentivo ancora molto legato all’ambiente azzurro. Se poi aggiungiamo che nel gruppo c’erano ragazzi con cui avevo giocato, sia a livello di club sia in azzurro, era impossibile dire no a una proposta del genere. Lippi mi scelse come una sorta di anello di congiunzione tra sé e i calciatori, mi sentivo un po’ come il ventiquattresimo elemento in rosa. Per fortuna l’allenatore viareggino non mi fece scendere in campo, sennò non so proprio come sarebbe andata a finire (ride, ndr)».

E oggi, chi le sarebbe piaciuto marcare dei campioni che giocheranno il Mondiale?

«Nelle condizione atletiche in cui mi trovo adesso direi nessuno (ride ancora, ndr). Però, parlando seriamente, quando ero in attività potevo prendere in consegna calciatori brevilinei, come per esempio Bruno Conti, o gente più strutturata: ero rapido, ma anche nel gioco aereo me la cavavo. Mi vengono in mente, tra i “miei” clienti, i due olandesi del Milan Ruud Gullit e Marco van Basten, ma anche il sempre temibile romanista Roberto Pruzzo e, perché no, Walter Schachner, il centravanti austriaco che portò i colori del Cesena e del Torino. E poi vorrei sottolineare che per anni mi sono allenato con un certo Diego Armando Maradona, non so se rendo l’idea».

Il “Pibe de oro” è inarrivabile, ma noi le citiamo Leo Messi e Cristiano Ronaldo.

«Mi sarebbe piaciuto molto marcarli, perché quando fai questo mestiere vuoi sempre metterti alla prova contro i migliori, ma sono consapevole che con loro due avrei rischiato di fare brutta figura. Con l’argentino e il portoghese puoi restare concentrato per 90 minuti, ma a entrambi bastano 20 secondi per castigarti e rovinarti la giornata: quando estraggono il colpo di genio arginarli diventa un’autentica impresa. In questo Mondiale mi aspetto molto da loro, così come dal talentuoso brasiliano Neymar, che mi auguro possa avere recuperato completamente dall’infortunio che ha subito qualche mese, e anche da Antoine Griezmann, che probabilmente è all’apice della sua carriera. Vedo bene la Francia».

Ci spieghi il perché di questa preferenza.

«È sempre bello esporsi, anche se poi magari ti presentano il conto… “Ti ricordi cosa ha detto Ferrara” potrebbe sottolineare qualcuno, se i Galletti dovessero fallire. Ma se azzecco il pronostico ne riparliamo (ride, ndr). Parlando seriamente un aspetto che mi fa molto riflettere è il valore economico dei calciatori a disposizione di Didier Deschamps, che può contare su elementi di spiccata qualità: oltre al già citato attaccante dell’Atletico Madrid non possiamo dimenticare uno come Paul Pogba. È chiaro che il prezzo di una serie di cartellini da solo non ti fa vincere il Mondiale, però di sicuro è un indicatore da non sottovalutare: se questi ragazzi non fossero così bravi non costerebbero così tanto. Dovrà essere bravo Didi (il diminutivo con cui Deschamps è chiamato dagli amici) ad amalgamare il tutto per fare dimenticare ai suoi connazionali la delusione di un paio di anni fa all’Europeo».

Anche perché, dovesse fallire, si dice che lascerà il posto a un altro “ragazzo” che lei conosce bene, Zinedine Zidane.

«Non credo proprio che Zizou (altro celebre nomignolo) abbia bisogno di me come sponsor per trovare una nuova panchina, che sia di in un club o della nazionale transalpina. I risultati gli hanno dato ragione, soprattutto con le tre Champions League consecutive, che rappresentano un capolavoro. Per qualcuno può essere scontato, o quasi, vincerle quando sei al timone del Real Madrid, ma sapere gestire così tanti campioni non è facile. E lui c’è riuscito nella maniera migliore».

Francia a parte che vede come favorita, che altra squadra la incuriosisce?

«La Colombia, nella maniera più assoluta. Il suo reparto offensivo è veramente molto intrigante. James Rodriguez mi piace moltissimo, Radamel Falcao è un altro centravanti con il quale avrei volentieri battagliato. E poi c’è anche Juan Cuadrado: l’esterno della Juventus è uno che va sempre preso con le molle, soprattutto quando decide di “puntarti”. Seguirò con grandissima attenzione questi ragazzi».

Non vorremmo insistere, ma che trattamento avrebbe riservato a questi talenti?

«Il mio mentore Giuseppe Bruscolotti (con 511 partite giocate tra campionato e coppe, l’ex difensore del Napoli è il primatista di presenze in tutte le competizioni con la maglia dei partenopei e ha fatto da “chioccia” a Ferrara) prima di entrare in campo, se mi vedeva un po’ preoccupato dal livello del mio avversario di giornata, mi diceva “Fagli sentire subito i tacchetti, dagliela una legnata”. E come si fa a dire di no a un maestro (altra risata, ndr)?».

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