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C'era una volta l'Italia

Giovedì il via al Mondiale di calcio: per la prima volta in 60 anni azzurri a casa

C’era una volta l’Italia. Quella che ogni quattro anni, per un mesetto, ci faceva radunare tutti assieme davanti al televisore e riusciva a riunire lo stivale sotto il tricolore. C’era il Mondiale di calcio e tutti ci sentivamo più vicini, da Nord a Sud, isole comprese. Oggi non ci è rimasta nemmeno quella. Dopo sessant’anni siamo a casa, una sorta di umiliazione sportiva figlia di una pessima gestione della Federazione.

Si sapeva fin dalla compilazione dei gironi che, a meno di miracoli, ci ...

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C’era una volta l’Italia. Quella che ogni quattro anni, per un mesetto, ci faceva radunare tutti assieme davanti al televisore e riusciva a riunire lo stivale sotto il tricolore. C’era il Mondiale di calcio e tutti ci sentivamo più vicini, da Nord a Sud, isole comprese. Oggi non ci è rimasta nemmeno quella. Dopo sessant’anni siamo a casa, una sorta di umiliazione sportiva figlia di una pessima gestione della Federazione.

Si sapeva fin dalla compilazione dei gironi che, a meno di miracoli, ci saremmo piazzati secondi dietro alla Spagna. Così è stato ma poi nello spareggio non siamo riusciti a mettere in 180’ nemmeno un pallone nella porta della Svezia. All’indomani dell’eliminazione tutti abbiamo dato addosso al ct Gian Piero Ventura, ma non era certamente l’unico colpevole. Ha sbagliato di più chi ha messo lì un ct con poca esperienza internazionale e incapace di prendere le decisioni in autonomia (il veto dei senatori a Balotelli, se vero, è qualcosa che non si può sentire): Conte, tanto per fare un nome, non si sarebbe fatto imporre nulla dal gruppo, decideva lui. E infatti all’Europeo del 2016 è uscito con la Germania ma solo ai rigori.

C’era una volta l’Italia. Stavolta niente appuntamento nei locali per tifare gli azzurri. Meglio qualche ora in più in spiaggia o tra i sentieri di un bosco. L’ultima volta fu nel 1958. Si giocò in Svezia e fu l’unica volta in cui un Mondiale disputato in Europa lo vinse una sudamericana. Sarà così anche questa volta? Tutti danno il Brasile favorito. Il cammino della Seleçao nelle qualificazioni è stato travolgente, Neymar, reduce da un infortunio, si presenterà fresco e riposato nel fisico e nella testa determinato a imitare Pelé che sessant’anni fa a Stoccolma esplose appena diciottenne segnando sei gol dai quarti alla finale vinta contro i padroni di casa della Svezia.

Nel 1958 brillava anche una stella portoghese, quella di Eusebio. Oggi c’è Cristiano Ronaldo a far sognare i lusitani che due estati fa hanno conquistato il titolo continentale, primo trofeo della loro storia. Il Portogallo non è nella lista delle favorite, ma un occhio di riguardo le avversarie dovranno darglielo. Piuttosto, in un’ipotetica griglia di partenza, in prima fila assieme al Brasile mettiamoci pure la Germania. I tedeschi, in un modo o nell’altro, ci sono sempre. Subito dietro in ordine sparso l’Argentina di Messi, che pare un po’ deboluccia in difesa, la Francia dei tanti talenti offensivi, e la Spagna. Altre outsider? Forse il Belgio e l’Inghilterra, ma con queste squadre non ci sono mai certezze.

Alla fine le candidate alla vittoria sono le solite perché la tradizione e la storia in un Mondiale pesano. All’appello manchiamo noi e l’Olanda, che hanno chiuso la loro stagione affrontandosi in amichevole una settimana fa a Torino. Il nuovo ct Roberto Mancini, uno che da calciatore con l’azzurro ha avuto un rapporto piuttosto conflittuale, è ripartito da zero. Il suo obiettivo è ridarci l’Italia perduta. Ma non si pensi che tutto dipenderà da lui. Dovrà essere supportato da un lavoro di tutta la Federazione. L’hanno detto tutti: serve una rifondazione dei settori giovanili, vanno costruiti centri federali in tutto il paese. È quella l’unica strada per tornare a vedere, magari non troppo in là nel tempo, un nuovo Cannavaro alzare quella coppa come nel 2006 a Berlino.

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