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Il disastro diritti tv: servirebbe una Norimberga per i padroni del pallone

Se davvero esistesse il reato di abuso della passione popolare, le patrie galere sarebbero piene di dirigenti del calcio e del contorno di  maneggioni sempre sul filo della legalità. Ma il reato purtroppo non c’è. L’unica arma per opporsi sarebbe la diserzione di massa ma è un evento non contemplato dalla strategia della passione. Il disastro della gestione televisiva, la cancellazione dei diritti in chiaro... che altro deve ancora accadere?

A questo punto per chiunque abbia ancora a cuore il calcio inteso come sport, come passione, non resta che una speranza: che un giorno o l’altro ci sia una sorta di Norimberga per chi l’ha ridotto così. E, se mai sarà, non arriverà mai troppo presto, perché questo megaprocesso dovrebbe essere partito da tempo: se davvero esistesse il reato di abuso della passione popolare, le patrie galere infatti sarebbero piene di dirigenti del calcio e del contorno di maneggioni sempre sul filo della legalità. Ma il reato purtroppo non c’è. L’unica arma per opporsi sarebbe la diserzione di massa ma è un evento non contemplato dalla strategia della passione.

Prendete le ultime sul fronte diritti tv: gli incapaci che governano il baraccone sono arrivati a poco più di due mesi dal via della prossima Serie A senza aver ancora assegnato i diritti, hanno le banche che premono per avere nuove garanzie su debiti altrimenti inesigibili. E loro cosa fanno? Prima il colossale pasticcio di mandare a quel paese i soliti “clienti” per affidarsi ai cinecatalani di MediaPro, vendendogli quel che non potevano vendere. E cioè la possibilità di realizzare un canale in proprio per rivendere pre e post partita insieme con telecronache preconfezionate e infarcite di pubblicità.

Non potevano perché quel bando prevedeva altro: l’intermediazione. E quindi sono tornati da chi avevano mandato a quel paese. Quelli hanno preteso le scuse e hanno promesso sì un po’ di soldi. Ma ora vogliono tutto: potranno decidere quali partite anticipare e posticipare, c’è il serio rischio di doverci abbonare a più piattaforme. In più spazzeranno via il calcio in chiaro, i servizi di “90° minuto”, per concedere due secondi a partita ai telegiornali.

Fino alle 22 della domenica niente gol per chi non può o non vuole abbonarsi. Una cattiveria, non tanto nei confronti della Rai ma verso lo sportivo. I gol in chiaro hanno il difetto di lanciare un messaggio: se hai pazienza ci vedi lo stesso. No, loro vogliono tutto, far pagare anche l’aria che si respira intorno al pallone sfregiando il motto “il calcio è di tutti”. Loro sognano in grande la scena del pedaggio di “Non ci resta che piangere” con Massimo Troisi e Roberto Benigni: «Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!» . Chiederci danaro anche per sapere chi ha vinto.

Peraltro è anche un errore imprenditoriale: i diritti in chiaro valgono tanti soldi, potrebbero sfruttarli e invece no. Sono miopi, perché non hanno tempo per pensare al domani. Si sentono forti anche nell’incapacità di gestione, sanno che quel che accadrebbe per una normale azienda (esser spazzati via) non è contemplato. Come spiegare sennò i debiti colossali con il Fisco della Lazio spalmati in 23 anni, le decine di società scomparse fra B e C, i risibili controlli sui capitali stranieri, il buco di quattro miliardi e la distanza siderale dagli altri tornei. Nonché gli scandali delle plusvalenze fittizie, i milioni buttati per procuratori che vendono a peso d’oro bidoni alla Gabigol e svendono le promesse dei settori giovanili. Guadagnandoci sempre e drenando risorse dal Sistema, magari utili per la gestione del potere per il potere.

I padroni del vapore hanno già la regia unica e blinderanno sempre più quel che ci potrà vedere e raccontare, le congreghe dei Pindari la faranno da padrone perché da tempo non sono più cronisti ma piazzisti di eventi. Blinderanno tutto, anche la loro insipienza. Sì, per “90° minuto” i padroni accetteranno anche di essere per qualche giorno il bersaglio dello sfogatoio popolare. In fondo a loro basta che il Sistema continui a produrre debiti che nessuno poi reclamerà e che la giostra del soldo riprenda a girare.

twitter: @s_tamburini

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