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CALCIO: IL COMMENTO 

Gli azzurri e il derby delle deluse, tra fantasmi non ci facciamo male

Il trittico triste di amichevoli preMondiali senza andare ai Mondiali è finito: a settembre sarà tutta un’altra storia, il disastro sarà un brutto ricordo e si ripartirà da zero. Non sarà facile ricostruire ma non abbiamo alternative. Purtroppo il contorno non aiuta...

Tra fantasmi non ci facciamo del male: un pareggino e tutti contenti per quanto si possa essere contenti nell’uscire dal campo per andare in vacanza quando tutte le altre nazionali che contano stanno per giocarsi il Mondiale.

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C’era qualcosa di surreale in questa sfida fra nobili decadute. Un’esclusione eccellente può essere un caso, due no. Danno il senso della fine delle posizioni di rendita, di un calcio che non può esser solo qualche talento (gli azzurri sono messi male anche in questo) e un po’ di alchimie tattiche. L’Italia ha una lunga traversata nel deserto da affrontare ma a settembre ci sarà un altro clima, non ci sarà più il funereo sottofondo di un obiettivo fallito. Sarà molto più semplice, quando con Polonia e Portogallo ci giocheremo qualcosa di vero nel gironcino di Nations League. Il Mondiale vissuto da guardoni sarà un ricordo doloroso ma sarà alle spalle. Oggi, oggettivamente, è dura. Specie se partite come queste si giocano in teatri dove prevale lo spirito dei club. Lo Juventus Stadium mezzo vuoto fa impressione, anche perché non è il Maracanà. Ma la cosa non stupisce: il Mondiale mancato ci ha tolto anche quella coesione figlia del principio enunciato dall’allora ct Cesare Prandelli durante Euro 2012: «Della nazionale non frega niente a nessuno per undici mesi all’anno, poi arrivano Europei e Mondiali...». Ecco, appunto: non avere il Mondiale estende il periodo a mesi 12.

Il nuovo ct Roberto Mancini sa benissimo che è tutto abbastanza prevedibile e non ha neanche il tempo di soffermarsi troppo su questi aspetti. Ieri a ogni errore dei suoi, guardava avanti come un istruttore di “scuola guida”: indicazioni e nuove manovre che torneranno utili più avanti. In campo l’atteggiamento giusto è questo: ormai sul latte versato non è più il caso di aggiungere lacrime. Semmai è su tutto il contorno che c’è da farsi venire i brividi. Alle prossime elezioni in Federcalcio ricicleranno Gian Carlo Abete, l’uomo della poltrona eterna, quello che piace a tutti perché non disturba nessuno. C’è qualcosa di molto peggio di un pareggino in un’amichevole triste. Non c’è da ieri, c’è da anni, è la causa di tutto ma sopravvive. E se così sarà anche più in là, liberarsi dal male non sarà semplice. Una nazionale che vince però ha sempre coperto gran parte dei disastri, nel 2006 perfino lo scempio di Calciopoli. Quel trionfo è stato un alibi ma almeno era un’altra storia. Su, coraggio, pensiamo positivo: siam capaci di tutto ma far peggio è dura.

twitter: @s_tamburini

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