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IL CALCIO DEI GIUSTI 

Al Mondiale siamo passati da comparse a guardoni, il disastro parte da lontano

Il derby dei fantasmi fra azzurri e olandesi sarà un motivo di rimpianto in più ma almeno chiuderà l’epoca del lutto per poi guardare avanti. Il caso di Balotelli tenuto fuori da una specie di soviet oscuro e che adesso fa capire (ma non a tutti) che il nostro paese è razzista quasi quanto l’Alabama. Siamo al disastro, costretti ad aggrapparci a Mancini, uno che i giocatori se li faceva comprare e che adesso...

Il derby dei fantasmi fra azzurri e olandesi, simbolo della nobiltà perduta, sarà un motivo di rimpianto in più ma anche il modo migliore per chiudere la parentesi del lutto sportivo e guardare avanti.

Alle spalle abbiamo un fallimento certo evitabile ma che non aggiunge granché di sostanziale al quasi niente che abbiamo saputo tenere in vita. La differenza fra questo e gli ultimi due Mondiali è che adesso siamo guardoni e prima eravamo comparse. Dal 2010, dunque, poco più che niente di diverso e le parentesi di due Europei dignitosi hanno illuso i poco attenti. La nazionale di Gian Piero Ventura, al netto del naufragio con la Svezia, dallo scorso settembre ha saputo vincere solo con Israele e Albania e dopo ancora, senza il ct del disastro, con l’Arabia Saudita, tutte squadre che faticherebbero in Serie B. Con la Francia avevamo perso 3-1 anche a fine 2016, eppure nessuno voleva cogliere quei segnali poi esplosi in modo così dirompente e che oggi stupiscono i più. Così vien da sorridere di fronte a chi si sorprende del fatto che si parli quasi solo del ritorno di Mario Balotelli dopo quattro anni di esilio. Accade perché in pochi si sono fatti domande quand’era il momento, accettando fra l’altro che contro l’attaccante ex Inter e Milan fosse messa in atto una sorta di purga staliniana decisa da un oscuro soviet di senatori andato oltre il proprio ruolo. A Mario non è stato perdonato alcunché, talvolta anche giustamente, ma cosa avrebbero detto se fosse stato lui e non Buffon l’autore di quella indegna gazzarra contro l’arbitro con a caldo le parolacce e a freddo quella coglionata dei fruttini, delle patatine e del bidone dell’immondizia al posto del cuore? Contro Mario si sono permessi cori indegni, giustificandoli con il cazzeggio per poi scoprire che il nostro paese è razzista quasi quanto l’Alabama.

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Certo, la critica non è quella che va in campo ma una parte di essa è stata complice dei Lotiti e degli altri azzeccagarbugli che hanno tenuto in ostaggio il calcio. Adesso questa congrega di adoranti trova nulla da dire sul fatto che per far resistenza al nuovo si opponga il cartonato di Gian Carlo Abete. E poco anche sulla presenza di procuratori come Mino Raiola nel ritiro azzurro; men che meno era vigile quando erano i figli di papà della Gea a farlo, in epoca pre-Calciopoli.

Dopo questo scempio, dai vivai italiani ancora qualcosa di decente è uscito ma con la Francia, al di là del folklore delle pagelle dell’Équipe, si è vista la differenza fra due livelli di giocatori. Certo, se poi solo Chiesa e Balotelli sembrano poter competere (e con loro Insigne se avesse giocato) vien da chiedersi perché molti dei nostri giovani siano riserve nelle grandi squadre o giochino in B. Il vero problema non è l’oggi ma il domani che sarà affrontato dal buio di un pozzo nel quale stiamo scavando la melma del fondo. Non resta quindi che aggrapparsi al nuovo commissario tecnico Roberto Mancini, uno che conosce il mestiere ma che era abituato a farsi comprare i giocatori migliori. Adesso anche lui deve arrangiarsi con quel che ha. Il ct si gioca molto, il nostro calcio tutto. Auguroni.

twitter: @s_tamburini

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