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FORMULA 1: L’INTERVISTA

Giancarlo Minardi: «Sì, la Ferrari può farcela e quella fra Vettel e Ricciardo sarebbe una bella coppia»

L’ex titolare dell’omonima scuderia: «Ocon l’emergente e l’Alfa Romeo può diventare la vera squadra 2 di Maranello»

Il campionato del mondo di Formula 1 sta entrando nel vivo: con quello di Monaco sono sei (su 21) i Gp disputati: ne hanno vinti due per ciascuno Lewis Hamilton (e il pilota della Mercedes guida la classifica iridata con 110 punti), il ferrarista Sebastian Vettel (secondo con 96 punti) e Daniel Ricciardo, che con la sua Red Bull occupa la terza piazza con 72 punti. Ne abbiamo parlato con una persona che non ha bisogno di presentazioni, Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonima scuderia, poi ceduta alla Red Bull che l’ha chiamata Toro Rosso, e scopritore di grandissimi talenti.

Come può la Ferrari arrivare all’agognato titolo iridato?

«Deve fare la corsa su Lewis Hamilton, l’ascesa della Red Bull è importante perché farà da arbitro nella lotta tra Sebastian Vettel e il britannico. Il tedesco deve sempre ricordarsi che il suo rivale, per il momento, ma che ritengo resterà tale fino al termine del campionato, è Hamilton. È quindi fondamentale che eviti errori come quello di Baku o che rischi di farsi coinvolgere in incidenti per stare davanti ad altri piloti che non siano Lewis. A Monte Carlo Vettel ha guadagnato 3 punti importanti sul suo reale avversario: sarà battaglia fino all’ultima gara».

Vedrebbe bene, nel 2019, Ricciardo al fianco di Vettel?

«L’australiano è il più appetibile perché è un top driver ed è in scadenza di contratto. Per questo suppongo e credo ci siano già stati degli abboccamenti, sarebbe demenziale se ciò non fosse accaduto. Daniel deduco si sia a sua volta guardato intorno. D’altronde non credo sia facile che vengano ribaltate le gerarchie venutesi a creare dopo la netta presa di posizione del management Red Bull».

Che a parole e a fatti vede in Max Verstappen il pilota su cui puntare.

«Verstappen sono tre anni che è in Formula 1 eppure viene ancora considerato un rookie. Ma non lo è e credo che fin dall’inizio il suo team lo abbia un po’ troppo protetto e questo atteggiamento, a mio parere, non ha aiutato la crescita del pilota. Io avrei fatto diversamente. Si sono creati problemi all’interno del team, perché Max è stato privilegiato in svariate occasioni a scapito di Ricciardo».

Le sta piacendo questo campionato del mondo?

«Sì. Al di là del fatto che il Gran premio di Monaco sia stato un po’ noioso, se lo guardiamo dal lato tecnico non possiamo negare che si sia trattata di una gara competitiva. Diciannove vetture al traguardo a Monte Carlo sono un risultato importante, la differenza tra i primi e gli ultimi in pista era compresa tra 1” 2 e 1”3, non parliamo poi dei battistrada visto che fino a pochi giri dalla fine c’erano cinque macchine in cinque secondi: non era mai successo sulla pista monegasca ma più in generale da nessuna parte. È evidente che c’è una crescita di competitività, che però toglie spettacolo: quando le macchine sono più o meno sullo stesso piano è difficile compiere dei sorpassi, a meno che qualcuno non commetta un errore evidente».

In quanto alla scoperta dei giovani lei è un numero 1, cosa ci racconta degli attuali talenti in erba?

«Sebastian Ocon, indipendentemente dal “servilismo” mostrato domenica (il pilota della Force India, che ha un motore Mercedes, non ha opposto resistenza né a Hamilton, né a Bottas, i due piloti della scuderia tedesca, ndr), è un ragazzo che ha un futuro importante davanti a sé. Lo stesso suppongo di Charles Leclerc, che ha dimostrato, nei circuiti che conosce, di essere un discreto pilota anche se al momento ha una macchina non all’altezza della situazione».

A proposito di Alfa Romeo Sauber, come la vede?

«Sono convinto che con l’arrivo di Simone Resta farà un salto di qualità e suppongo che alla base di questa operazione ci sia una strategia ben precisa del Gruppo Fca (proprio domani, 31 maggio, l’ingegnere romagnolo lascerà il suo incarico di responsabile coordinamento progetto veicolo in Ferrari: approderà all’Alfa Romeo Sauber nel ruolo di direttore tecnico rimasto vacante dopo l’addio di Jorg Zander, ndr). Potrebbe essere la volta buona che la Ferrari crei uno junior team».

E riguardo ai piloti italiani?

«Antonio Giovinazzi meriterebbe già adesso un volante in Formula 1, ha dimostrato anche nei recenti test di Barcellona di esserne all’altezza. Sarebbe bello avesse la possibilità di un salto in alto che gli permetta di entrare nei top-20».

Chiusura su Fernando Alonso, che lei conosce perfettamente.

«Non è facile dargli un consiglio. Innanzitutto perché un insieme di errori nel passato non gli ha permesso di vincere quel numero di titoli che avrebbe meritato. Io credo che anche oggi, in pista e in macchina, il miglior pilota in assoluto o certamente sul “podio” prendendo in esame i protagonisti della Formula 1 attuale. Purtroppo la McLaren non è competitiva, negli ultimi anni ha sofferto pesantemente. Anche il telaio, al di là delle colpe che venivano sempre date alla Honda per

il motore, non era poi così all’altezza della situazione: lo sta dimostrando oggi la Toro Rosso, equipaggiata dal propulsore giapponese. Credo che dopo Le Mans anche Fernando si sbilancerà: siamo alla fine di un film e ne comincerà un altro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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