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Scene da tragedia greca nel copione sovranista 

Mentre il tentativo di Cottarelli rischia di arenarsi davanti all’eccezionalità della situazione, segnata ieri da tensioni istituzionali, lo spread che sale alle stelle e le improvvide dichiarazioni...

Mentre il tentativo di Cottarelli rischia di arenarsi davanti all’eccezionalità della situazione, segnata ieri da tensioni istituzionali, lo spread che sale alle stelle e le improvvide dichiarazioni attribuite (e poi parzialmente rettificate) al Commissario Ue Oettinger, il Paese si avvia, comunque a breve, a una drammatica prova elettorale. Le prossime elezioni, si voti o meno nel rovente luglio, non saranno come le altre che le hanno precedute. Forse solo quelle del 1948 hanno avuto altrettanta importanza. Inutile fingere: la posta in gioco è altissima. Si tratta dell’appartenenza dell’Italia alla moneta unica e, per ricaduta, della stessa esistenza dell’Europa. Date le dimensioni della nostra economia, l’Unione europea non potrebbe reggere, senza deflagrare, la fuoriuscita dell’Italia dall’euro.

Per questo, dentro e fuori il Paese, nei circoli finanziari come nelle imprese e nelle famiglie, oltre che nelle forze politiche più avvedute, la preoccupazione è così forte. Se il fronte antieuropeo prevalesse, le conseguenze sarebbero devastanti per l’Italia. Fuga degli investitori dai titoli del debito pubblico, aumento degli interessi da pagare ai creditori, impennata dei tassi su prestiti e mutui per i cittadini. Constatazione che non giustifica la miope politica dell’austerità imposta dall’Europa a trazione tedesca, ma che impone di chiedere agli italiani, senza per questo essere tacciati di terrorismo psicologico, se sono consapevoli che quella strada potrebbe condurci a uno scenario da tragedia greca. Un destino che le forze politiche, sociali e culturali che hanno a cuore l’interesse generale e il destino dell’Italia, hanno il dovere di contrastare. Rendendo esplicita, come ha fatto il Presidente Mattarella, la natura della sfida in corso.

Una sfida nella quale il campo antieuropeo sarà occupato dall’asse verdegiallo ancora in piedi nonostante il mancato varo del governo Conte. Inversione cromatica obbligata: quello schieramento ha ormai una guida leghista. Pur di andare al governo, i pentastellati si sono mostrati sin troppo pragmatici, cedendo l’iniziativa al più ideologico e smaliziato leader del Carroccio che, non a caso, vola nei sondaggi.

Anche perché è probabile che, a causa dell’attrazione fatale per la Lega, il M5S perda una consistente parte di elettori di sinistra che lo hanno votato il 4 marzo, ostili ad alleanze con il Carroccio sovranista e interprete delle parole d’ordine della destra estrema europea. Che questa alleanza, prima del voto e non dopo, si faccia con una lista comune o, più probabilmente, con una desistenza nei collegi uninominali, magari a Sud, poco importa: Lega e M5S avrebbero, da alleati, una maggioranza ampia. Ma il nuovo “governo del cambiamento” avrebbe il volto di Salvini e non quello di Di Maio.

In ogni caso, ai manovrieri leghisti restano a disposizione due forni. Potrebbero restare legati a Berlusconi – se le pressioni tedesche, via Ppe, sull’ex-Cavaliere non si facessero insostenibili e lo inducessero a collocarsi in quel “fronte repubblicano”, di ispirazione macroniana, a cui guarda anche Renzi, ridurlo elettoralmente ai minimi termini, e poi decidere se governare, insieme a lui, oltre che con i sovranisti di Fratelli d’Italia. Attendendo che, per via politica o biopolitica, il peso del leader di Forza Italia si esaurisca. Oppure tornare dopo il voto, da posizioni di forza, al “contratto” con i grillini: qualcosa di più di una tentazione.

Di fronte a un simile schieramento, in campagna elettorale con parole d’ordine come popolo contro elite, plebiscitarismo contro istituzioni di contrappeso, sovranismo contro Europa, gli avversari hanno poche

carte. In ogni caso hanno il dovere di dire al Paese quali potrebbero essere le conseguenze nel caso di vittoria delle forze antieuropee. Nella speranza che, nella lunga estate calda che li attende, gli italiani valutino bene il rischio.

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