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L’avvio di Mancini e il contorno dei Pindari

Cosa ci resta dopo la vittoria azzurra nel giorno del debutto del nuovo ct contro la peggiore squadra del Mondiale al quale assisteremo da guardoni. Qualche buona indicazione e anche il solito contorno di entusiasmo stonato, a partire da quel «è tornato Supermario» della telecronaca...

Di questi tempi va bene anche vincere contro la peggiore squadra del prossimo Mondiale che vivremo da guardoni, va bene vincere contro un gruppo di giocatori che da noi farebbe fatica in Serie B. Eppure è oro colato, permette a Roberto Mancini di partire con il sorriso ben sapendo che tutto è ancora nelle matite di un progetto ancora da tracciare. Il nuovo ct in ogni caso inverte la tendenza. Avevano perso la partita del debutto Enzo Bearzot e Marcello Lippi prima di finire con la coppa del mondo puntata verso il cielo e anche Cesare Prandelli non era stato da meno prima di chiudere un Europeo al secondo posto. E aveva perso anche Gian Piero Ventura con la Francia ma qui il lieto fine purtroppo non c’è stato e sappiamo perché. Insomma, Antonio Conte a parte (trionfo con l’Olanda), il debutto con rovescio è stata una costante degli ultimi ct.

Ma al di là della statistica, Mancini sa bene che non sono queste amichevoli a delineare un cammino che si annuncia comunque tortuoso soprattutto per quello che c’è fuori dal campo. Il problema vero è il momento complessivo del nostro calcio, in discesa libera in qualità e appeal. La Federcalcio è ancora commissariata dopo il disastro del Mondiale mancato e della gestione di Carlo Tavecchio, re travicello messo lì per essere meglio manovrato dai gestori del potere per il potere. Che poi sono gli stessi che ancora brigano in Lega calcio per piegare gli interessi collettivi ai propri, che sul fronte televisivo hanno favorito l’avventura sciagurata di MediaPro per poi buttare tutto all’aria quando ci si è resi conto che sarebbe stato un salto nel buio. Si erano illusi di poter vendere a cifre impossibili un torneo che ha perso credibilità complessiva e altra ne sta perdendo.

La nazionale, dopo anni in cui ha saputo sfruttare la qualità dei settori giovanili dei decenni precedenti, ora ha a che fare con le conseguenze di questa gestione scellerata. E per Mancini la strada è in salita: quando arriveranno avversari più impegnativi avremo la conferma che non siamo più quelli che potevano aspirare al meglio ma neanche quelli che si sono fatti sbattere fuori dalla Svezia. Non eravamo fenomeni prima, oggi oltre alla qualità ci manca una presa di coscienza del reale valore. Ieri la disinformatija televisiva dopo il primo gol di Balotelli ha subito ricominciato a far risuonare la grancassa pindarica: «È tornato SuperMario». Deprimente, davvero deprimente: prima entreremo nei nuovi panni e prima potremo cominciare a scalare la montagna della credibilità. Tutti quanti, chi gioca ma anche chi racconta.

twitter: @s_tamburini

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