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Il ciclismo azzurro sempre più aggrappato a Nibali

nibali

Al Giro d'Italia solo un azzurro tra i primi 5 e lonmtano dal podio. Aru si deve riprendere altrimenti dietro c'è il vuoto nelle corse a tappe

ROMA.Il presidente della Federciclismo, Renato Di Rocco, invita a guardare il bicchiere mezzo pieno, il ct azzurro, Davide Cassani attende tempi migliori «bisognerà aspettare 4-5 anni, nelle categorie giovanili ben figuriamo», dice. Il bilancio italiano nella corsa degli italiani getta ombre fosche sul futuro, specie nelle corse a tappe. Il crollo di Fabio Aru evidenzia un problema: l’eredità di Vincenzo Nibali.

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E i nostri talenti? Quelli bravi vanno a cercar fortuna all’estero come gregari (ora si chiamano uomini d’appoggio). Esempi? Matteo Trentin (andato alla Mitchelton, ma sfortunato per una caduta), Daniel Oss (scudiero di Sagan alla Bora), Diego Rosa, secondo al Lombardia due anni fa e confinato nella Sky milionaria a ruolo marginale strapagato (800 mila euro l’anno). Corse a tappe? Si spera in Davide Formolo. Domenico Pozzovivo (35 anni) quinto al Giro è troppo poco.

Colpa della maggiore concorrenza in un ciclismo globalizzato? Non è detto. I francesi, ad esempio, hanno un quartetto mica male: Thibaut Pinot, costretto al ritiro al giro prima dell’ultima tappa, Romain Bardet (sul podio al Tour), Arnaud Demare per gli sprint e, soprattutto, Julian Alaphilippe. E così le vittorie di Viviani e Battaglin, la grinta di Ciccone, Masnada e De Marchi non posson bastare. (a.s.)