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L'opinione

Ipotesi governo Giuseppe Conte. Ma su cosa giurerà il presidente-giurista

Proprio quando sembrava essersi sbloccata la lunga impasse seguita al 4 marzo, il processo di formazione del governo ha visto emergere tensioni che delineano, ormai, i contorni di una crisi istituzionale. Vedremo se, nelle prossime ore, Giuseppe Conte sarà in grado di recarsi al Colle con la lista dei Ministri, per poi – eventualmente – prestare giuramento. Ma proprio su questo punto si apre forse il più significativo degli interrogativi: “su cosa” – eventualmente – giurerà il premier-giurista? Diciamo “eventualmente” perché la lista dei ministri potrebbe determinare uno stop da parte di Matterella e, infine, una chiamata alle urne. Crisi istituzionale, appunto.

Lo stesso “tentativo” del Professore fornisce un articolato compendio dei cortocircuiti generati, in questa fase, dal sistema politico italiano. Il Presidente incaricato è un premier al conte-mpo. È l’«amico del popolo» candidato dai due populismi italiani e, al contempo, il membro di una élite, quella dei professori. Si è auto-descritto come «avvocato degli italiani»: l’esperto che può ambire alla carica in quanto inesperto (di politica); il tecnico promosso dai nemici di ogni tecnocrazia; obbligato a definirsi politico sebbene spinto da un’onda anti-politica. Nonostante la “riserva” non sia ancora stata sciolta, Conte è già dentro le istituzioni, chiamato a confrontarsi con il capo dello Stato sulla squadra dei ministri. Ma è, al contempo, il portavoce di un esecutivo pre-costituito, chiamato ad eseguire un programma pre-stabilito. È la persona cui Lega e M5s chiedono di interpretare il proprio ruolo in modo impersonale, ma al primo passaggio davanti alle telecamere ha subito concesso qualcosa alla personalizzazione imperante.

Si tratterebbe, del resto, del primo premier di una Terza Repubblica giocata però con le regole della Prima: un sistema parlamentare dominato da logiche iper-partitocratiche. Si tratta però, al contempo, dell’uomo scelto da due capi-partito che agiscono e si esprimono come se si trovassero ancora nella Seconda Repubblica: i candidati-premier, reduci da una corsa presidenziale, hanno subito precisato che il vero leader è il programma.

Giuseppe Conte è, al contempo, l’ex-elettore di sinistra con un profilo che potrebbe piacere a Berlusconi: selezionato da un partito né-di-destra-né-di-sinistra per consentire le intese a destra. È il primo ministro in pectore costretto a ribadire la collocazione internazionale dell’Italia, per poi convocare nella propria squadra i più agguerriti nemici dell’Europa germanocentrica. Il tema dell’autonomia che il Presidente del Consiglio saprà ritagliarsi, nell’esercizio del proprio ruolo, si declina dunque in diverse direzioni. Su cosa giurerà il governo Conte? Sulla Costituzione o sul Contratto pentaleghista? Giurerà davanti al Presidente Mattarella o davanti al popolo del web e dei gazebo? Si tratta, naturalmente, di questioni aperte, e le stroncature dei media internazionali paiono premature e persino irrispettose. Ma già oggi Conte si trova stretto tra le prerogative di Matterella – che gli ricorda i vincoli di bilancio, gli impegni europei, le reazioni dei mercati – e i veti posti dai due azionisti di maggioranza.

L’Economist lo dipinge come «servitore di due padroni», ma il giurista figurava nella squadra dei ministri pentastellata presentata alla vigilia dal voto. E pare che la Casaleggio Associati abbia già “candidato” un proprio uomo alla comunicazione di Palazzo Chigi, e quindi di Conte. Quando la nomina del professore sembrava vacillare, il M5s si è mostrato inamovibile: «o Conte o il voto». Di conseguenza, Salvini è quasi obbligato a puntare i piedi sul nome di un altro professore, Paolo Savona, noto per le posizioni anti-Ue e anti-tedesche, incaricato di portare avanti un obiettivo non scritto del contratto: l’uscita dall’unione monetaria. Il nascente governo Conte sembra dunque destinato a navigare tra pressioni

continue: dall’esterno e dall’interno. L’esecutivo potrà vedere la luce, e durare, soltanto se riuscirà a rispondere alle esigenze dei due partiti che lo sostengono. Soltanto se (e fintanto che) riuscirà a essere il governo della Lega e del M5s. Al #Conte-mpo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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