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Buche e sampietrini più forti del Giro, Froome più forte al Giro

froome

Tappa farsa a Roma, i corridori protestano: corsa neutralizzata. Poi volata a Bennett e tripudio per il keniano bianco

ROMA. Il Giro non tornava a Roma da nove anni. Il Giro non tornerà a Roma per molti anni. Perché correre sui sampietrini, asfalto viscido e tra le buche una gara di professionisti, dove per una caduta si rischia la pelle o ben che ti vada la stagione, è impossibile.

Ed ecco che domenica, mentre la festa per Chris Froome in rosa era già iniziata, con tanto di brindisi in corsa del primo inglese re del Giro con bicchiere in tinta e prosecco dello sponsor, il bubbone è scoppiato presto. Poteva una città nota, oltre che per i monumenti irripetibili, per le buche sulle strade e i sampietrini sfuggire a una figuraccia?

Pronti via e sin dal primo dei dieci giri da 11,5 km l’uno, attraverso il cuore della Capitale, i corridori storcono il naso. Passi il primo giro-passerella ma poi, esausti da tre settimane di battaglie e memori della scivolata di Menchov nel 2009 che per poco gli costò il Giro all’ultima crono, gli atleti cominciano a parlarsi. Il pubblico, numerosissimo sul circuito finale, capisce subito: l’andatura è cicloturistica. Un giro, due. Elia Viviani, la maglia ciclamino, e Chris Froome fanno da capopopolo. Parlano con la giuria. Mimano i sobbalzi delle biciclette sui sampietrini.

«O neutralizzate i tempi della tappa o la finiamo qui», dice il velocista Quickstep. Non vuole buttar via il suo Giro sui sampietrini, non vuole che accada altrettanto ai colleghi. Faticare da Israele alle Alpi, sotto il sole e sotto la grandine e poi buttar via tutto per una buca sarebbe troppo. Il primo giro si corre a 31 km/h, fa specie in quella che è la seconda rosa più veloce della storia (40.096 km/h di media), il secondo idem. Al terzo la giuria si arrende: corsa neutralizzata, classifica congelata, maglie assegnate.

Rosa e azzurra di re della montagna a Froome (l’ultimo fu Pantani nel 1998, poi vincerà anche il Tour, un segno?), bianca di miglior giovane ad Miguel Angel Lopez (Astana) e ciclamino a Viviani.

Ottenuta “l’impunità” richiesta, i corridori allora hanno cominciato a fare sul serio negli ultimi 70 km. Fuga per evitare lo sprint, inseguimento delle squadre dei velocisti. Che ci danno dentro tra curve, buche e sampietrini per la gloria dell’ultima volata. Insomma, il direttore del Giro, Mauro Vegni, che negli ultimi giorni s’era preso carrettate di complimenti per il percorso disegnato e persino per la partenza da Israele, è scivolato su una buca nelle città delle buche. La sua città.

colosseo

Davanti intanto i velocisti preparavano l’ultimo show: la quinta per Viviani? No, la terza di Sam Bennett (Bora). Dopo la cicloturistica una signora volata sotto il Vittoriano. Dopo 17 minuti, in parata con i compagni di squadra, tra gli applausi, arriva Froome, imperatore ai Fori.