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Il Giro è di Froome, a Cervinia vince Nieve

Il Giro è di Froome, a Cervinia vince Nieve

La maglia roosa controlla gli avversari, Pinot crolla, podio a Lopez. Domenica passerella finale a Roma

CERVINIA. Alla fine il Giro d’Italia l’ha vinto l’uomo più atteso, il più corteggiato (e pagato) per venire a correre qui. Il più criticato per aver voluto a tutti i costi gareggiare, nonostante l’inchiesta antidoping intricata e lumaca. Spetterà all’Uci uscire adesso dal ginepraio dopo che milioni di persone si sono stropicciate gli occhi venerdì davanti all’impresa del keniano-bianco.

Chris Froome domenica a Roma entrerà nel club ristretto dei vincitori di Giro, Tour e Vuelta. Tra questi c’è anche Vincenzo Nibali, magra consolazione alla fine di un Giro amaro per l’Italbici, missile Viviani e Pozzovivo orgoglioso (e quinto) a parte.

La maglia rosa ha dormito sonni tranquilli, forte della botta atletica, tecnica e anche psicologica data ai rivali dal Colle delle Finestre fino allo Jafferau. Protetto dai suoi Sky, ri-diventati d’un tratto il super team dal pauroso budget di 40 milioni di euro, s’è goduto il panorama fino a 5 km da Cervinia.

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Ha inserito il turbo per rispondere a quattro allunghi orgogliosi di Tom Dumoulin. Al quinto il leader s’è scocciato e con Lopez (Astana) e Carapaz (Movistar) ha fatto paura all’olandese costringendolo a inseguire. Un’ultima sfida all’ombra del Cervino, colosso di 4.470 metri, terzo in Italia, nell’800 inseguito da centinaia di alpinisti. Toccò il 14 luglio 1865 a sette alpinisti inglesi (ecco, corsi e ricorsi storici) conquistare la vetta.

Poi, in discesa, il dramma: due precipitano, trascinano altrettanti compagni. Gli altri assistono impietriti. Mille metri di volo. La montagna è così. Ti dà e ti toglie. E il ciclismo, la cui storia si nutre delle montagna, è altrettanto. Capita allora che venerdì il francese Thibaut Pinot, 28 anni, innamorato del Giro tanto da preferirlo alla Grande Boucle, tira fuori una tappa da sogno. Potenza, grinta.

La fidanzata all’arrivo trepidava a ogni suo scatto, a ogni sua smorfia tremava. Poi l’arrivo, il podio. Forse in cassaforte. Macché. Ieri per Thibaut cotta colossale da oltre mezzora sul Saint Pantaleon, penultima salita del Giro. Lampadina spenta da un giorno all’altro, da un’ora all’altra, da un chilometro all’altro. Come il giorno prima per il dominatore di 18 tappe del Giro, Simon Yates.

nieve
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La tappa di sabato è servita a completare il terzo gradino del podio. Era un sogno all’inizio del Giro per Miguel Angel Lopez e la sua Astana: s’è l’è tenuto stretto. Eliminato Pinot, Lopez ha controllato il forcing della Movistar, la squadra dell’altro “bad boy” rivale per la maglia di miglior giovane, Richard Carapaz (Movistar).

Il ciclismo toglie, dà, propone storie. Così succede che nel giorno del 34esimo compleanno uno dei cacciatori di tappe del genere più tosti, il basco Mikel Nieve, s’infila in una nutrita fuga a inizio tappa, saluta la compagnia a metà Saint Pantaleon e si va a fare un bel regalo di compleanno, dedicando la vittoria a capitan Yates, che aveva cominciato a vedersi a Roma vestito di rosa e ora ci arriverà solo con tre tappe vinte, non proprio un pugno di mosche. Sull’aereo, decollato da Torino ieri sera verso la gloria, invece, Froome s’è portato la maglia rosa. Era il favoritissimo e allora quale sorpresa? No, no. Dopo le cadute di Gerusalemme e Montevergine, e nonostante il numero sullo Zoncolan, fino a martedì dopo la crono il keniano bianco parlava al massimo di podio.

Ai Fori Imperiali si vestirà di rosa ai Fori Imperiali. Da campione. Non vorremmo essere nei panni dell’Uci. Carte e precedenti alla mano la squalifica per abuso di farmaco per l’asma alla Vuelta 2017 è scontata. Lo sarà anche dopo questo Giro vinto con due tappe da leggenda?

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