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Pazzesco Froome, ribalta il Giro con una fuga d'altri tempi

Pazzesco Froome, ribalta il Giro con una fuga d'altri tempi

Se ne va da solo sul Colle delle Finestre. Ora Dumoulin è a 40" e c'è un altro tappone prima di Roma

BARDONECCHIA. Sì, è accaduto davvero. Chris Froome ha fatto saltare il banco, ha messo le mani sul Giro d’Italia in un modo fantastico. Attaccando da lontano, come nei tempi eroici di questo sport meraviglioso. Sì, domenica a Roma, se a Cervinia non pagherà la faticaccia è pronto l’inno inglese come previsto da mesi. Ma non per Simon Yates, perché la maglia rosa ieri è affondata subito sul Colle delle Finestre (per la cronaca, Fabio Aru si era ritirato a inizio tappa ponendo fine a un Giro fallimentare) giungendo a quasi 39’. Il calcolatore, il robot, quello che guarda il potenziometro prima di scattare, il frullatore brutto da vedere, ieri ha fatto l’istintivo, il corridore d’altri tempi. Il campione.

E, visto che si parla d’altri tempi, proprio la Cima Coppi, ha deciso la corsa dando inizio all’impresa ciclistica più bella degli ultimi 20 anni, seconda forse, ma per questioni di “bandiera”, solo al “golpe giallo” di Pantani al Tour di 20 anni fa. Inizia il Colle delle Finestre e la Sky non ha scelta: corsa dura. Il Finestre è interminabile, 18 km di sofferenza, dopo 5 km Yates si stacca.

froome rosa
froome rosa

È il segno della resa. Anche se fino a giovedì mattina l’hai dominato. Qui si decide il Giro, e Froome punta alla maglia rosa non al podio. Eliminato Yates (in vetta saranno 18’), ora il re del Tour pensa soprattutto Dumoulin (Sunweb). La gara è bellissima, migliaia di persone hanno raggiunto il colle, ancora pieno di neve in quota, anche in bici. Solo la Rai non se ne accorge perdendosi il momento clou del Giro causa inutile programma “La grande corsa” (perseverare è diabolico, è peggio del 2017, vero capo spedizione-conduttore Fabretti?).

Finalmente il mondo può rivedere il Finestre. Sì perché a 80 km dall’arrivo, quando l’asfalto lascia posto allo sterrato, Froome azzanna alla giugulare il Giro. Attacca. Sì, avete capito bene, attacca. Da solo. Roba d’altri tempi. Tipo Coppi e Bartali o giù di lì. Pure Pozzovivo cede di brutto mandando in frantumi i sogno degli italiani; Dumoulin fatica, su queste rampe si gioca il Giro. Sa che Froome rischia grosso, spera troppo. Guida il trenino di Pinot (Groupama), Carapaz (Movisater) e Lopez (Astana). Froome mulina più di 80 pedalate al minuto.

froome
froome

Ha davanti Sestriere e Jafferau, l’azzardo è grosso. La vetta si avvicina. Scollina tra due ali di folla e cumuli di neve. Ha 41” sul trenino Dumoulin, oltre due minuti su Pozzovivo. Ma è da solo, lo inseguono in quattro: va verso il suicidio? Forse, ma, salbutamolo o meno, la sua scalata è uno spettacolo. E pure la discesa. Dumoulin rallenta per aspettare Reichenbach compagno di Pinot utile alla rincorsa. Ma intanto Froome si “beve” anche il Sestriere che scollina a 10” dalla maglia rosa virtuale. Pazzesco.

Il campione piomba in val di Susa potente, determinato. Si accartoccia sulla bici come al Tour di due anni fa. Pure bello da vedere, lui che di solito non lo è. Magia delle imprese. Adesso sì è in maglia rosa “virtuale”: l’ora x scocca a 35 Km dall’arrivo. Sono in cinque dietro. I due “latini” Carapaz e Angel Lopez non aiutano, Dumoulin non molla.

yates
yates

Froome piomba a Bardonecchia dopo aver corso pure qualche km di autostrada causa deviazione per frana. Attacca lo Jafferau. Fatica, cerca conforto dal misuratore di potenza sulla bici. Dietro Pinot è orgoglioso, Dumoulin generoso, i due giovani sudamericani si giocano la maglia bianca (ancora del colombiano). Froome doma anche lo Jafferau tra due ali di folla composta anche se la vicenda salbutamolo pesa come un macigno.

Signori, è l’impresa del Giro, è l’impresa del ventennio (almeno). Eppure il frullatore ora ha solo 40” di vantaggio su Dumoulin e 4’17” su Pinot. Pozzovivo, invece, è naufragato sul più bello a 8’27”. Ecco, non pensate sia finita qui: sabato tre colli all’ombra del Cervino. Un gigante della montagna. Come Froome.

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