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Conte. Il prof facilone e sbadato mediatore tra due fuochi

«Giornalisti e politici, siete degli infami! Ma è finita con i privilegi, da lunedì comanderemo noi in questo paese!», urlava, sabato scorso, paonazzo in volto, uno spettatore degli Internazionali di tennis mentre veniva costretto a lasciare il posto nella tribuna stampa che illegittimamente aveva occupato. Speranza malriposta. Passi per i giornalisti, che hanno le loro pene da scontare, ma quel signore non si libererà dei politici: Luigi Di Maio e Matteo Salvini, leader delle coalizzande forze che creano tanti timori dentro e fuori Italia e altrettante aspettative in quanti li hanno votati, sono concordi nel rivendicare la squisita natura politica del loro contratto di governo e le finalità tutte politiche dell’attività dell’esecutivo, se e quando riuscirà a mettersi al lavoro. Com’è giusto: Movimento 5 Stelle e Lega hanno lavorato (“inciuciato” , direbbero gli interessati se i protagonisti fossero altri) dietro le quinte per mesi, prima delle elezioni, per raggiungere l’obiettivo, ora a portata di mano, di una maggioranza politica formata da populisti e sovranisti per “cambiare l’Italia”. Gli elettori l’avevano intuito e li hanno premiati anche per questo motivo, i sondaggi ne monitorano la crescita anche dopo il 4 marzo, i numeri in Parlamento, seppure risicati, sono al momento sotto chiave: dunque possono e devono governare.

Poiché, come sosteneva Albert Einstein, la politica “è un pendolo i cui movimenti oscillano tra l’anarchia e la tirannia”, perfino una siffatta coalizione dichiaratamente antisistema deve evitare che vengano raggiunti i limiti estremi della curva periodica. Il ruolo di “limitatore di eccessi” toccherebbe a un cinquantenne pugliese che abita a Roma, insegna diritto privato a Firenze e di sé dice “...la mia dote principale è saper mediare anche in situazioni difficili”. Un tecnico che non ha mai amministrato enti pubblici né è stato coinvolto in campagne elettorali e neppure ha scritto di politica economica per qualche quotidiano: al confronto Mario Monti, al quale fu a lungo contestato il fatto di non essere stato votato dal popolo, era un politico a tutto tondo.

Senza ancora avere fatto comparsate tv che lo rendano riconoscibile almeno al pubblico dei talk show, Giuseppe Conte – questo il nome indicato da Di Maio e Salvini al presidente della Repubblica – ha già messo il piede in tre o quattro buche più profonde di quelle delle vie intorno a Palazzo Chigi, colme d’acqua in questo maggio piovoso. La prima buca: facilone e sbadato, nel curriculum ufficiale dichiara di aver trascorso dal 2008 al 2012 almeno un mese l’anno alla New York University, che però smentisce: “Nessun Giuseppe Conte compare nei nostri archivi”. Sempre nel curriculum, Conte riferisce d’essere stato designato quale membro “del Social Justice Group istituito presso l’Unione Europea”: peccato che nessuno a Bruxelles sappia cos’è questo organismo. Infine, l’unico incarico professionale che portò nel 2013 il professore sulle pagine dei giornali fu l’assistenza legale alla famiglia di una bambina fiorentina trattata con il metodo Stamina, il protocollo ideato da Davide Vannoni, bocciato dalla comunità scientifica e proibito dalla magistratura. Non proprio qualcosa di cui vantarsi all’esterno del circolo dei Cinquestelle DOC, contrari ai vaccini, preoccupati per le scie degli aerei e sicuri che girino indisturbate persone teleguidate con i chip sottopelle.

A preoccupare di più il presidente Sergio Mattarella sono tuttavia i quesiti senza risposta che hanno a che fare con il profilo di Conte. Quale sarà lo stato dei rapporti di forza nella compagine governativa nel caso in cui due ministeri chiave, gli Interni e lo Sviluppo economico, siano affidati ai capi politici che hanno scelto di comune accordo il presidente del Consiglio? Negli episodi, inevitabili, di

contrasti sulle scelte di Salvini sull’ordine pubblico o di Di Maio sulle aziende in difficoltà, quale linea prevarrà? Un premier senza alcuna esperienza né base elettorale saprà e potrà far pesare, in quei frangenti, il ruolo che la Costituzione gli affida?

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