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Una tappa nel ricordo di Scarponi

Una tappa nel ricordo di Scarponi

L'incrocio maledetto, il camion dell'Astana e il segno del cristiano

FILOTTRANO.  Ecco i cartelli dell’organizzazione. Meno 3 km al traguardo volante, meno due. Poi quell’incrocio maledetto. Due foto di Michele Scarponi e dei vasi di fiori gialli indicano che lì nell’aprile del 2017 è finita la vita dell’Aquila. Pochi secondi per una preghiera ed ecco passare il camion dell’Astana che va all’arrivo.

L’autista rallenta, si fa il segno della croce, prosegue. Col groppo in gola. Della tragedia nella tragedia si sa tutto: l’investitore-tifoso di Scarponi, nel frattempo, se n’è andato, portato via da un male incurabile. Il paese? È tutto palloncini e foto del loro campione.

Da pochi giorni è nata la Fondazione Scarponi, creata dalla famiglia per sensibilizzare sulla sicurezza sulle strade. Il fratello

Marco ne è il motore. Anna, la moglie dell’Aquila con i due gemellini, al traguardo: «Sono felice di come viva il ricordo di Michele, eppure io lo continuo a cercare in gruppo. La mia è una vita interrotta, non sarà più come prima. Ma devo ricominciare per i nostri bimbi». Da brividi.

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