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Il futuro dell'Europa nel segno dell'alleanza

Il Presidente francese Macron ha offerto al Parlamento europeo un’alleanza, delineando i contorni della riforma dell’UE e alcuni passi concreti da fare entro le elezioni europee del 2019. Ne ha riconosciuto il ruolo come rappresentante legittimo della sovranità dei cittadini europei e fulcro della democrazia europea, a parole e nei fatti, facendo un dibattito e non un discorso. Macron chiede l’aiuto del Parlamento per raggiungere risultati tangibili per i cittadini entro il 2019, approvando alcune proposte legislative della Commissione.

Sulle migrazioni con la riforma del regolamento di Dublino. Sull’economia con la realizzazione dell’unione bancaria e con la tassa sull’economia digitale, che oggi sfugge alla tassazione. Rafforzando la tutela dei dati e della privacy dei cittadini. Superando il dumping sociale e fiscale tra i Paesi membri, e prevedendo negli accordi commerciali la partecipazione all’accordo sul clima di Parigi e il divieto di dumping sociale e fiscale. Inoltre – indicando la necessità di lanciare un grande dibattito e un ambizioso progetto di riforma affinché le elezioni europee del 2019 siano l’occasione per i cittadini per scegliere tra il progetto di una Ue democratica ed efficiente, o la visione del passato dei sovranisti – invita il Parlamento ad approvare un progetto di riforma dei Trattati, di cui Macron delinea i contorni.

L’obiettivo è un’Europa unita e democratica, che protegga i cittadini con una sovranità europea su economia, migranti e sicurezza. L’Europa è già a più velocità (Eurozona, Schengen, ecc.) e nessuno deve poter bloccare chi vuole andare avanti. Non esiste al mondo un’unione monetaria priva di un bilancio adeguato per garantire la convergenza e la stabilizzazione. Serve un bilancio europeo più elevato dell’attuale 0,9% del Pil, e la Francia è disponibile ad aumentare il suo contributo al bilancio.

Ma nel quadro di una riforma complessiva e della creazione di risorse proprie, come la carbon tax e la tassa sul digitale, per finanziare le nuove politiche europee sulle migrazioni e la difesa. E la sua gestione non può essere solo intergovernativa: propone una sorta di governo dell’eurozona responsabile di fronte ai parlamentari europei dell’area euro, perché abbia una forma istituzionale democratica. Sulle migrazioni vanno affrontate le cause, con un’azione di stabilizzazione dell’Africa e del Medio Oriente con una politica dello sviluppo rafforzata e ambiziosa.

Serve una solidarietà interna ed esterna all’Europa mediante la protezione comune delle frontiere europee, e una solidarietà interna con la creazione di un sistema di asilo comune, ovvero stesse regole ovunque, la redistribuzione dei rifugiati e finanziamenti europei alle comunità locali che li accolgono.

Macron è favorevole all’allargamento ai Balcani occidentali, ma solo dopo un approfondimento istituzionale dell’Ue, a partire dal superamento dell’unanimità a favore del voto a maggioranza qualificata. Non è contrario a che i partiti europei presentino i propri candidati alla presidenza della Commissione (gli Spitzenkandidaten), ma si rammarica che sia stata bloccata la proposta delle liste transnazionali, di cui avrebbero potuto essere i capilista.

Un bilancio e una sovranità europea non sono contraddittori ma complementari con quelli nazionali, perché ci sono sfide che richiedono risposte europee. Delinea di fatto una Ue federale e solidale, in cui sia abolita l’unanimità, vi sia un esecutivo responsabile di fronte al Parlamento, poteri fiscali, e politiche europee rispetto ai grandi temi: investimenti, sviluppo e coesione economica, migranti, e sicurezza.

Un’Unione che sia un modello di democrazia, in grado di sconfiggere nazionalismi e tentazioni illiberali o autocratiche. I gruppi europeisti nel Parlamento sembravano paralizzati dalla paura dei sovranisti.

Ora hanno un alleato e una sponda forte per un progetto di riforma chiaro in grado di sconfiggere il nazionalismo. Vedremo se sapranno agire sul doppio binario proposto da Macron approvando la legislazione in itinere, e il progetto di riforma dei Trattati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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