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Rossi-Marquez, ormai siamo al Motorodeo (con tante complicità)

Lo scontro fra i due piloti è stato malgestito dalla direzione gara e dalla Dorna. Domenica si corre in Texas e i rischi di nuove tensioni sono molto alto

L’Argentina va ricordata soprattutto per la storica vittoria di Cal Crutchlow. Storica perché il pilota inglese ha raggiunto la leadership della classifica generale a circa quarant’anni dall’ultima volta che un suo connazionale ci era riuscito. Era il 1979 e Barry Sheene toccò la vetta dell’allora classe 500 dopo aver vinto l’iride nel 1977. Il resto bisognerebbe davvero dimenticarlo. E in fretta. Anche se non si può. Ma il rischio è quello di trasformare la stagione della MotoGp, appena all’inizio, in una vera e propria formula-rodeo, fatta di spallate, tranelli e azioni lontane dalle regole, e di esacerbare l’animo dei supporter di quello o quell’altro (nello specifico Marc Marquez e Valentino Rossi), soprattutto perché i Gran premi in terra spagnola e italiana devono ancora arrivare. Il clima da stadio è sempre stato distante anni luce dai prati e dalle tribune a bordo pista e tale deve rimanere anche in futuro. E invece il Circus dei missili su due ruote è già alle prese con una grana ancor più grossa di quella che scoppiò a Sepang, nel 2015, quando la fine dell’annata agonistica era alle porte e la lunga pausa invernale avrebbe aiutato a stemperare le tensioni.

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Il sottile confine fra irruenza e disonestà rischia di essere calpestato impunemente con una percezione di ingiustizia e incapacità diffusa. Il Circus rischia grosso in fatto di credibilità, i piloti rischiano ancor di più. E due parole di Ezpeleta a ridosso del Gp da sole certo non basteranno



La Dorna, la società (spagnola) che gestisce l’intero business-spettacolo, non può certo permettersi che le prossime si trasformino in gare ad eliminazione diretta, tantomeno con il coinvolgimento di protagonisti di tale peso come il campione del mondo in carica e il Vale internazionale. Per questo il suo amministratore delegato, Carmelo Ezpeleta, ha “convocato” i due prima dell'inizio delle libere di Austin: «Discuterò con loro – ha detto – al Comitato per la sicurezza e in quell’occasione parleremo di tutto. Vorrei che partecipassero entrambi». Ci saranno davvero entrambi? E se ci saranno, funzionerà? È lecito nutrire non poche perplessità.

Ma veniamo alla prossima gara, sperando di poterla chiamare così. Il circuito texano ha una ventina di curve, tra cui cinque molto lente, tre tratti con percorrenza ad alta velocità e un rettilineo in salita. Il team Honda appare il favorito rispetto a Ducati e Yamaha, soprattutto se si tiene conto anche del gran momento di forma di Crutchlow e del fatto che Marquez ha vinto cinque volte su cinque la gara delle Americhe.

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Più che una pista è quasi un jolly da 25 punti per Marquez. In altre parole, una bella gatta da pelare per tutti gli altri, a cominciare da Ducati e Andrea Dovizioso. Quest’ultimo ha parato il colpo in Argentina, grazie agli errori di Marquez, ed è tornato a casa con i 10 punti di un sesto posto che non gli hanno consentito di mantenere la leadership in campionato, ma di allungare almeno su Marquez. Ci sarà inoltre da fare i conti anche con gli pneumatici, perché Austin rappresenta una nuova sfida per Michelin, chiamata a fornire soluzioni diverse per affrontare una pista ricca di curve dalle caratteristiche differenti, con un rettilineo di oltre un chilometro e una superficie che provoca parecchio stress alle gomme, anche per il fatto che il circuito è da percorrere in senso antiorario. I piloti avranno quindi a disposizione le mescole morbida, media e dura, ma solo al posteriore presenteranno una struttura asimmetrica, con una spalla destra più dura per affrontare al meglio il maggior numero di curve presenti in questa direzione.

twitter: @crimarcacci

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