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Libia, i media locali: "Il generale Haftar è morto". Ma arriva la smentita

L'uomo forte della Cirenaica è sparito dalla scena da giorni, era stato ricoverato a a Parigi per un ictus al cervello. Ma il suo portavoce smetisce ad Al-Arabiya: "Sta completando le cure e tornerà in Libia molto presto"

TRIPOLI. E' considerato l'ago della bilancia della questione libica, in particolare per la regione della Cirenaica. Ora il generale Haftar è al centro di un giallo: dopo un'assenza di giorni dalla scena pubblica, i media locali, che inizialmente avevano vociferato di un ictus o di un infarto, hanno annunciato la sua morte. Ma il portavoce dell'uomo che tradì Gheddafi ha smentito ad Al-Arabiya il decesso, assicurando che rientrerà nelle prossime 48 ore in Libia per guidare l'operazione per liberare la città di Derna dallo jihadismo."Haftar sta completando le cure e farà ritorno in Libia molto presto", ha assicurato Ahmed Al-Mesmari.

Diversi quotidiani internazionali avevano riportato la notizia citando fonti diplomatiche. A scatenare il caso il tweet di The Lybia Observer: "Haftar è morto, lo confermano fonti diplomatiche". Un testo analogo, senza indicazioni di fonti, che precisa "a Parigi", è stato pubblicato dal sito Libyan Express, che nei giorni scorsi aveva già paventato la possibilità di un infarto. Sembra che Haftar sia stato ricoverato a Parigi il 5 aprile, dopo essere stato inviato in terra francese dalla Giordania, dove era in cura per un tumore al cervello.

Se alla smentita non dovesse seguire l'ennesimo colpo di scena, sembra scongiurato il caos nell'Ovest del Paese, in particolare in Cirenaica dove il generale che non riconosce il governo legittimato dalla comunità internazionale, basa la maggior parte del suo potere. In passato fu tra gli uomini di punta della rivolta di Muammar Gheddafi, che detronizzò Re Idris. Poi tentò di rovesciare il "Cane pazzo" di Sirte, falli e fu costretto a riparare negli Stati Uniti per diversi anni. Tornato a casa, nel 2014 lanciò l'Operazione dignità per liberare la città di Bengasi, allora terra di jihadismo. Disse anche con la Costituzione libica era sospesa, ma in pochi lo presero sul serio.

Ora è diventato il principale oppositore del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, con cui ha iniziato un dialogo. Il suo principale sponsor a livello internazionale è l'Egitto di Al Sisi, oltre alla Russia e agli Emirati Arabi Uniti. Ha già incontrato anche diversi leader occidentali: dal presidente francese Macron al ministero degli Interni italiano Minniti.

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