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Jacques Villenueve: «Ferrari favorita e non sarà solo sfida Seb-Lewis»

Il grande ex: «Anche Kimi può farcela la Mercedes? Ha un solo pilota...»

Jacques Villenueve, figlio d’arte (il papà era l’indimenticabile ferrarista Gilles), campione del mondo di Formula 1 del 1997 su Williams, quello che ha voglia di dire lo dice. Dote piuttosto rara, soprattutto di questi tempi.

La Ferrari nel 2018 potrà interrompere il dominio Mercedes?

«Perché no? Lo scorso anno la Rossa era la macchina migliore. Hanno vinto il Mondiale i tedeschi con Lewis Hamilton, ma era il campionato della Ferrari. Di Gran premio in Gran premio la monoposto di Maranello faceva passi avanti, lo sviluppo procedeva. La Ferrari, per i piloti, era una macchina facile da capire e da settare. Ed era anche facile da fare crescere per i tecnici. In alcune gare era molto veloce, in altri meno, ma si tornava a casa sempre con un tassello in più. E sono caratteristiche che resteranno anche in questa stagione. La Mercedes invece…».

Invece?

«Certe volte volava, altre era in grande difficoltà. Significa che alcuni aspetti non erano ben chiari al team. Certo, quando Lewis era “sveglio”, era più probabile che azzeccassero il fine settimana. Con il primo week-end di gare capiremo se in inverno hanno risolto i loro problemi. Se così sarà, la Mercedes sarà la macchina da battere. Di sicuro a differenza della Ferrari ha un pilota e non due».



Pare di capire che Valtteri Bottas non la entusiasmi.

«Non riesco a capire come possa essere un pilota Mercedes. Non è neanche lontanamente al livello del suo compagno di squadra. È da un po’ di anni in Formula 1, non da ieri, e non ha mai dimostrato di essere all’altezza di una scuderia del genere. Lo scorso anno avrebbe dovuto fare il salto di qualità, che non è arrivato. Ai miei tempi funzionava diversamente».

Serviva di più per emergere?

«Correvi dieci Gp in maniera fantastica, ne sbagliavi uno e ciò ti tagliava le gambe: dicevano che eri finito. Adesso ne fai un paio buoni in una stagione brutta e ascolti frasi tipo “No, però Bottas è bravo e bisogna aiutarlo”. Capisco il team che lo difende, ma non gli altri addetti ai lavori e i tifosi: è un mondo che va al rovescio, se si ragiona così».

Per il Mondiale sarà una lotta tra Lewis Hamilton e Sebastian Vettel?

«Anche Kimi Raikkonen potrà dire la sua in chiave titolo. L’anno scorso era sempre tra i primi, non ha mai vinto gare e non me lo spiego, dato il livello di competitività che ha raggiunto. È un campione e il fatto che sia il suo ultimo anno a Maranello potrebbe dargli uno stimolo ulteriore. Spero anche possa esserci tra i primi Fernando Alonso e non escludo le Red Bull».

Un team, la Red Bull, in cui c’è una situazione particolare.

«Per me si sono creati un bel problema da soli. Su Daniel Ricciardo hanno messo pressione con la questione del contratto da rinnovare. Eppure è lui che porta a casa punti con costanza e dà stabilità alla squadra. Ma sono convinti che Max Verstappen sia il campione del futuro».

Per lei non sarà così?

«Dell’olandese si parla come del nuovo “genio”, ma per adesso vive sull’immagine che gli è stata data. Sicuramente nel 2017 è maturato, mi è sembrato più calmo, ma quello che ha combinato a ottobre ad Austin, dando dell’idiota a chi giustamente gli aveva inflitto una penalizzazione, dimostra che deve crescere ancora molto. E il fatto che sia stato il pilota a fare più punti negli ultimi sei Gp del passato campionato non conta molto».

Restando sui giovani, ce n’è qualcuno che le piace?

«Sui giovani non punto mai (ride, ndr). Però c’è un ragazzo che apprezzo molto ed è Charles Lecrerc, che correrà con la Sauber-Alfa Romeo: mi fa molto piacere il rientro di un marchio così importante come quello del Biscione e sono contento che nell’abitacolo entri il monegasco. Ha vent’anni, ma ragiona da uomo e non da bambino e anche fuori dalla pista sa come ci si comporta. È un professionista che è cresciuto tanto nelle varie categorie, ha il potenziale per fare ancora meglio: magari non ci riuscirà, ma lo seguirò con attenzione e simpatia».

Di Antonio Giovinazzi, terzo pilota Sauber e Ferrari, cosa ci dice?

«In Australia, nel suo Gp d’esordio (sostituì l’infortunato Pascal Wehrlein, ndr), ci ha stupiti tutti. Poi però ha commesso troppi errori e nel paddock qualcuno ha iniziato a sostenere che soffrisse troppo la pressione. Magari non è vero, magari è stato un caso, ma è un peccato che non sia sulla griglia di partenza, perché è uno che va forte e ha personalità: il terzo pilota non guida quasi mai, diventa pesante passare i fine settimana a fare meeting e firmare autografi».

Rivedremo in pista Robert Kubica, terza guida Williams.

«Per lui, adesso, è come se fosse sempre il giorno di Natale. Però c’è un problema: da quanto ho sentito va più forte dei due piloti titolari (il canadese Lance Stroll e il russo Sergey Sirotkin, ndr). Con tutto il bene che possiamo volere al polacco è impossibile che sia tornato ai suoi livelli di una volta, quindi non vorrei che gli altri due fossero veramente deboli».

Degli americani di Liberty, che sono subentrati a Bernie Ecclestone al timone della Formula 1, cosa pensa?

«Lo scorso anno non abbiamo capito cosa possa cambiare in positivo o in negativo con la loro gestione, ma c’è da avere qualche dubbio se la loro mossa più importante è stata quella di mettere i bambini sulla griglia di partenza al posto delle grid girls, che tra l’altro a me piacevano. È stato come affermare che prima si stesse facendo qualcosa di sbagliato, invece c’erano venti donne, a ogni gara. che avevano un lavoro e oggi non l’hanno più. Vogliono fare avvicinare i giovani ma ci sono altri sistemi più efficaci».

Quali, per esempio?

«Bisogna tornare a mettere in calendario i test e aprirli al pubblico. Se un bambino va a vederli con il papà salta un giorno di scuola ma poi, quello che ha ammirato, se lo ricorderà per tutta la vita e, molto probabilmente, sarà per sempre un appassionato di Formula 1. Dal giorno in cui hanno tolto i test molti tifosi sono spariti».

Invece è apparso l’Halo, il dispositivo di sicurezza per i piloti.

«A me non piace, figurarsi che quando correvo io mi dava fastidio anche l’antenna radio. Ora, però, non si può neanche tornare indietro perché poi la gente direbbe “Ah, ma cosa fate? Volete ammazzare i piloti?”. Possiamo dirla tutta?.

Certo.

«In questi ultimi 30 anni di Formula 1 l’Halo non avrebbe salvato nessuno e, magari, avrebbe provocato più danni a Felipe Massa a Budapest (il brasiliano, nel corso delle prove del Gp d’Ungheria del 2009, venne colpito alla testa da una molla pesante quasi un chilo staccatasi dalla Brawn del connazionale Rubens Barrichello, ndr). L’Halo è stato posizionato per dimostrare che si sarebbe fatto qualcosa dopo la tragica morte di Jules Bianchi. Io arrivo da un’altra epoca, nella quale il rischio preso dal pilota aveva il suo peso».

E ora?

«Ora la percezione è diversa, si dà l’impressione che il pilota non voglia prendere nemmeno un rischio. Quando guardi un motociclista correre in pista dici “Mamma mia io non lo farei mai”. E ci pensi due volte quando vedi gli sciatori buttarsi a capofitto nella “Streif”, la pericolosissima pista di discesa a Kitzbuhel, in Austria. Invece, adesso, con tutte queste protezioni, si può arrivare a credere che non ci sia un “gladiatore” al volante di una macchina di Formula 1».

Chiudiamo con la Formula E?

«Eh? ? ? (ride di gusto, ndr). Secondo me siamo fermi a cinque anni fa, non c’è stato sviluppo. Le piste su cui si gareggia vanno bene nei centri abitati, le macchine non sono veloci, ma lente: questo è il vero problema. E poi il sindaco di Montreal (Denis Coderre, ndr) ha perso le elezioni per avere portato la Formula E in città, lo han mandato a casa: bisogna stare un po’attenti (ride ancora, ndr).

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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