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Zarco: "Volevo essere Rossi, adesso punto a batterlo"

MotoGp, il francese può essere la sorpresa dopo un buon 2017 e test incoraggianti

Forse non in questo 2018 ma ben presto bisognerà fare i conti anche con lui nella lotta per il titolo di campione del mondo delle MotoGp. D’altro canto tutti si sono accorti della classe cristallina e del grandissimo potenziale di Johann Zarco. Due volte iridato nelle Moto 2 (2015, 2016), lo scorso anno, alla prima stagione nella classe regina, è salito per tre volte sul podio (due volte da secondo, una da terzo) con la sua Yamaha del Team Tech 3. Nato a Cannes, in Francia, il 16 luglio 1990, è considerato il pezzo pregiato del mercato piloti ma intanto pensa soltanto alla stagione che sta per cominciare. E che, assicura, ha tutte le intenzione di affrontare da protagonista. Nella storia del Motomondiale nessun pilota transalpino ha vinto un Mondiale nella classe più importante e si contano sulle dita di una mano anche i singoli successi: sono infatti tre soltanto. Nel 1954 Pierre Monneret arrivò primo nel Gp di Francia, 31 anni più tardi trionfò Christian Sarron in Germania e infine, nel comunque lontanissimo 1999, quando ancora si parlava di classe 500, a Valencia a salire sul gradino più alto del podio fu Regis Laconi, i cui genitori si erano trasferiti in Francia da Segariu, paesino sardo del Medio Campidano.



Un’astinenza che è diventata “maggiorenne”, insomma. E lei, quando era più giovane, aveva dei modelli, degli idoli?

«Valentino Rossi è stato quello che ho sognato di diventare. Mi piace molto anche Dani Pedrosa, ha fatto grandissime cose con la Honda Movistar con cui ha vinto il titolo di campione del mondo nella classe 250, prima nel 2004 e poi nel 2005. E che bella moto aveva! Quando ero ragazzino erano i miei idoli, arrivare a correre contro di loro è stato come realizzare un sogno».

Quando si è reso conto che sarebbe stato un grande pilota?

«Non so realmente quando ho iniziato a pensare che sarei diventato un pilota di un certo livello. Mi sono sempre chiesto se sarei stato abbastanza veloce per esserlo. Nel 2014 ho invece capito che sarei diventato un pilota in grado di diventare campione e in effetti l’anno successivo ho conquistato il mio primo campionato del mondo».

Qual è stato il momento più bello della sua carriera?

«La conquista dei due titoli mondiali nelle Moto2, il secondo ancora più del primo perché confermarsi è davvero difficile e fino al penultimo Gran premio non ho avuto la certezza della vittoria. L’anno prima, invece, ho vinto con ampio margine sul secondo classificato».

Da fuori il suo passaggio dalle Moto 2 alle MotoGp non è sembrato complesso.

«Effettivamente anche io pensavo che avrei faticato di più ma è stato comunque difficile perché quando vuoi essere con i migliori devi portare te stesso al limite, in qualsiasi categoria tu sia impegnato. Devo ammettere però che spingendomi al massimo mi sono reso conto molto presto di essere vicino ai migliori. C’è voluto molto impegno ma sono molto felice di essere arrivato a questo livello».

Quali sono i suoi obiettivi per il 2018?

«Voglio lottare per il maggior numero possibile di podi: d’altro canto non bisogna essere dei grandi matematici per capire che salire sul podio con una certa frequenza può consentire di conquistare una posizione di prestigio nella classifica finale del Mondiale». (ride).

Intanto ha chiuso alla grande i test in Qatar, proprio dove comincerà il Mondiale.

«Sono stato molto felice di chiudere il terzo giorno dei test di Losail facendo registrare il miglior tempo assoluto. Passo dopo passo dobbiamo capire come riuscire a guidare sempre a certe velocità, ma siamo sull’ottima strada perché insieme con la squadra abbiamo svolto un ottimo lavoro di preparazione al campionato, andando in crescendo nei test, anche per quanto concerne le situazioni legate all’utilizzo degli pneumatici. Siamo veloci e piuttosto costanti e ciò mi dà grandissima fiducia: le sensazioni con cui mi avvicino alla prima tappa sono ottime».

Torniamo a Valentino Rossi. Quale dei suoi pregi le piacerebbe avere?

«Senza dubbio la sua facilità nel guidare è una dote rarissima. Possiede la capacità di non forzare ed essere comunque veloce. Per questo, ancora oggi, è molto rapido a quasi 40 anni ed è fra i migliori. E mi piacerebbe tanto riuscire a capire come faccia».

Se lo aspetta in lotta per il titolo?

«Questo, a oggi, non è facile da dire. Bisognerà aspettare le prime gare, perché tutti noi sappiamo che Valentino dà il meglio quando si accende la luce verde e inizia il Gran premio. Vederlo battagliare per il decimo Mondiale sarebbe bello per la Yamaha e fantastico per i tifosi italiani. Ma posso aggiungere una considerazione?»

Certo.

«Io vorrei essere davanti a lui. Significherebbe che anche io sono in lotta per il titolo iridato».

A proposito di tifosi…

«Sono contento perché ne ho tanti, quando sono in Francia sento urlare il mio nome e ammetto che un appoggio del genere mi emoziona e mi dà lo sprone a fare sempre meglio. A Valencia, nell’ultima gara della passata stagione, pensavo di potere vincere la gara: con Dani Pedrosa ho lottato fino alla fine ed è arrivato “solo” un podio fantastico. Per me e per i miei tifosi sarebbe stato un modo splendido di chiudere l’annata. Cercherò di ripagarli nel 2018».

E gli italiani?

Correre al Mugello (Gran premio d’Italia, ndr) e a Misano (Gran premio di San Marino e della Riviera di Rimini, ndr) è qualcosa di speciale. E poi ci sono i fumogeni gialli in pista, è anche un po’ particolare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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