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LA SETTIMANA

Alle prese con la matassa aspettando Mattarella

Fa un certo effetto vedere Di Maio & C. sperticarsi in sorrisi e riverenze all'indirizzo del Pd che fino a ieri irridevano nelle piazze come tangentaro, corrotto, colluso, schiavo della casta, affamatore dei risparmiatori, e bollavano ogni atto del governo Renzi e Gentiloni - jobs act, legge Fornero, buona scuola, unioni civili - come male assoluto. Proprio gli stessi grillini che nel 2013, a parti rovesciate, rifiutarono di soccorrere il Pd di Bersani umiliandolo in diretta streaming.

Ma si sa, le campagne elettorali sono una cosa, la realtà un'altra, e il savoir faire istituzionale merce rara: ma oggi i 5S sanno che senza il sì del Nazareno al governo non ci vanno perché non si fa. Paradossi. Ma a quanto pare il Pd di Matteo Renzi - dimissionario, con il quale i suoi ex sodàli, storico vizio della sinistra, non vedono l'ora di fare i conti - si va convincendo che un'alleanza di governo con i 5S significherebbe non solo perdere la faccia, ma scomparire, dividersi ancora, farsi fagocitare da un movimento che pesa per il doppio dei voti. Opposizione, opposizione! Vedremo. Il bello è che, sotto sotto, ciascuno dei due vincitori - Salvini, ormai patron dell'alleanza di centrodestra, e Di Maio - si augura che l'altro si allei proprio con il Pd perché entrambi sanno che si tratterebbe di una maggioranza che durerebbe poco: vi immaginate la disputa impossibile su tasse, reddito di cittadinanza, tagli alla spesa? Aiuto. Rissa continua, rottura, e poi di nuovo al voto e via a lucrare sull'ennesimo inciucio finito male...Un groviglio. Che toccherà a Sergio Mattarella dipanare.

Ci spera Jean-Claude Juncker, il primo a temere che finisse male; se lo augura Emmanuel Macron, improvvisamente generoso con un'Italia finora ignorata o contraddetta (le frontiere chiuse a Ventimiglia); ci scommette Angela Merkel che deve al suo presidente della Repubblica se l'Spd si è alfine decisa a larghe intese. Preoccupati, ma in fondo fiduciosi, aspettano anche i mercati. Ma non in eterno, come ha avvertito anche Mario Draghi che, iniettando denaro mese per mese, ha favorito la ripresa qui e in Europa. Insomma, tutti pregano che sia il Capo dello Stato a favorire una soluzione che per adesso non si vede. Appunto, quale? Per ora il Presidente non si sbilancia, e vorrei vedere. Come è suo costume, appena può manda segnali, cauti ma precisi. L'ultimo - insolita occasione la festa dell'8 marzo - è stato un richiamo al senso di responsabilità che, tradotto nel linguaggio corrente, vuol dire: la campagna elettorale è finita, ora si pensi al governo del Paese (e il Pd si dia rapidamente un assetto stabile); niente soluzioni affrettate; il Quirinale farà di tutto per evitare che si ritorni alle urne. E non basta.

Nel messaggio di fine anno Mattarella aveva ricordato che in caso di crisi è il Parlamento a indicargli la strada. Insomma, il primo passo sarà l'elezione dei presidenti di Camera e Senato intorno ai quali si formerà un abbozzo di maggioranza. Un altro avvertimento era stato fatto filtrare quando B. aveva dichiarato che in caso di vittoria avrebbe affidato gli Interni a Salvini (quello della felpa con la ruspa...): il Quirinale ricordò che è il capo dello Stato, su proposta del premier, a nominare i ministri. Rivendicando anche un potere di veto. Torna alla mente Scalfaro che bocciò Previti, senatore sotto inchiesta, a ministro della Giustizia del primo governo Berlusconi: ci sono punti fermi che non si possono mettere in discussione.

Anche l'accoglienza, l'antifascismo, l'appartenenza all'Europa. Dunque, ora si aspetta che il Parlamento si pronunci. E se dovesse persistere lo stallo, durante il quale continuerebbe a governare Paolo Gentiloni, la tradizione offre al Presidente una fantasiosa gamma di soluzioni: governo delle astensioni, del Presidente, condizionato (lo concesse Giuseppe Saragat); reincarico, incarico esplorativo, incarico a tre (lo diede Sandro Pertini

ad Andreotti e ai suoi vice La Malfa e Saragat insieme), o a un terzo nome che non sia uno dei vincitori (come fece Pertini con Spadolini o Craxi)... Insomma, tempi lunghi e qualunque tentativo pur di trovare una soluzione. Vincitori e vinti sono avvertiti.

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