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FORMULA 1

Intervista a Jean Alesi: «Ferrari, bisogna crederci: il buon 2017 aiuterà»

L’ex pilota: «Non sarà semplice anche per gli altri. Le ombrelline? hanno sempre lavorato con serietà»

Jean Alesi è uno dei piloti più amati nella storia della Ferrari. Sembra quasi un paradosso, perché nelle cinque stagioni in cui è stato nell’abitacolo della Rossa ha vinto un solo Gran premio, in Canada, nel 1995, il suo ultimo anno a Maranello. Ma il suo coraggio e il suo stile di guida, che a molti ricordava quello di Gilles Villenueve, lo hanno portato a fare breccia nel cuore dei tifosi del Cavallino Rampante. Sono state 201 le gare di Formula 1 corse dal francese di origini siciliane, che ha esordito nel Circus al volante di una Tyrrell nel 1989 e lo ha lasciato nel 2001, dopo una breve esperienza con la Jordan. Da sempre particolarmente attento al problema della sicurezza è oggi testimonial del dispositivo Coyote, quello che segnala la presenza di autovelox. Lo abbiamo incontrato a Milano in occasione di un evento promozionale.

Quanto ha rappresentato per lei correre per la Ferrari?

«In quegli anni a Maranello ho vissuto in uno stato di euforia permanente. Gareggiare per il Cavallino Rampante è il sogno di tutti, non credo ci sia un solo pilota sulla Terra che non vorrebbe farlo. E non è solo perché hai una macchina di colore rosso, a fare la differenza, al di là delle motivazioni, è un intero popolo che ti spinge. Il popolo dei ferraristi, inimitabile».

E che Ferrari vedremo nel 2018?

«Nel passato campionato ha lottato ed è stata protagonista in tutte le gare. È un aspetto da non sottovalutare ed è anche una buona base di partenza. L’attende una lotta difficile, perché la concorrenza è agguerrita, a partire dalla Mercedes. Ma quello si sapeva già. In generale sarà un’annata complicata per tutti i team, perché hanno dovuto costruire delle macchine diverse, per via dell’Halo, il nuovo sistema di protezione del pilota. Saranno monoposto più sicure, ma meno “sexy”».

A proposito di “sexy”, che idea si è fatto sulla vicenda delle ombrelline, abolite dai nuovi padroni della Formula 1 di Liberty?

«Per ben 201 Gran premi sono stato sulla griglia di partenza e non ho mai conosciuto neanche una “grid girl”: facevano il loro lavoro con grande serietà, senza interferire nel nostro. È un vero peccato che siano state allontanate, perché a queste ragazze di 18-20 anni si sta togliendo una possibilità prestigiosa: apparire in mondovisione davanti a una monoposto è assai gratificante e può darti una spinta nella non facile professione di modella».

E più in generale, cosa pensa degli americani che hanno preso il posto di Bernie Ecclestone?

«La Formula 1 era il top, fare meglio del top è impossibile. Sto aspettando per giudicare, ma fino a oggi non ho visto nulla di meglio di quanto ci fosse già prima».

Una volta c’erano anche gare di contorno.

«Il format proposto dal Circus nel fine settimana del Gran premio adesso è un po’ ristretto nei tempi. Ed è un peccato per lo spettatore, che sovente deve aspettare le macchine di Formula 1 per ascoltare un po’ di motori rombare e per vedere salire l’adrenalina. Le monoposto, però, non girano sempre. E se, per sfiga (testuale, ndr), c’è brutto tempo, peggio ancora. Non sarebbe male tornare ad ammirare le macchine delle formule minori, come la Coppa Renault, per fare un esempio: competizione e divertimento assicurato per tutti, un ottimo antipasto in vista della gara più importante del week-end».

Le sembra che Fernando Alonso, alle prese con una macchina poco competitiva, si diverta ancora in Formula 1?

«L’emozione che si prova in Formula 1 non ha paragoni nel mondo dei motori, se si eccettua Indianapolis. E lui fa benissimo a fare esperienza anche in America, o a Le Mans. Però si è capito fin dai primi giri sulla Minardi che lui è un campione e quindi può dare ancora tanto, a maggiore ragione in un team in fase di ristrutturazione come la McLaren e pronto alla nuova scommessa con la Renault».

Ora poi in Formula 1 si riaffaccia anche l’Alfa Romeo.

«Sono stato estremamente felice quando ho saputo del ritorno del Biscione e sarà emozionante rivedere un marchio del genere in pista. Tanto più che da lì è partito Enzo Ferrari».

E a Maranello, intanto, è approdato suo figlio Giuliano, 18 anni compiuti a settembre, che da marzo del 2016 fa parte della Ferrari Driver Academy.

«Quando mi ha chiesto di diventare pilota era già tredicenne ed era un po’ tardino, perché adesso si comincia molto presto. Gli ho detto subito di non fare quella scelta solo perché, magari, non sapesse cos’altro fare nella vita e che avrebbe dovuto affrontare molti sacrifici. Lui ha capito e si è lanciato con grande professionalità, dimostrando vera passione. Anche quest’anno correrà con la scuderia Trident nel campionato Gp3 Series, ha le capacità per poterlo vincere. Sono contento perché sta crescendo bene, come pilota e come uomo».

Chiusura su Valentino Rossi, che ciclicamente viene invitato a passare definitivamente dalle due alle quattro ruote.

«Nel mondo dello sport

ci sono pochi miti. Lui fa parte di questo ristrettissimo gruppo di fenomeni. Chi non ama le moto quando lo vede guidare se ne innamora. Chi le guida di già impazzisce per lui. Nei rally va già forte, lo si è visto più volte a Monza».

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