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Ue. Solo un governo stabile può riformare l'Unione

L'opinione

Il rafforzamento della democrazia europea è complicato. A volte si fa un passo avanti, a volte indietro o di lato. La Commissione europea ha presentato delle “opzioni istituzionali atte a rendere l’Unione europea più efficiente”, realizzabili a trattati costanti e renderebbero l’Unione più democratica ed efficiente. Si parte dal rafforzamento del passo avanti del 2014 quando, applicando il Trattato di Lisbona, per la prima volta i partiti europei presentarono prima delle elezioni europee i propri candidati alla Presidenza della Commissione, noti come “Spitzenkandidaten”: Juncker era il candidato del Partito popolare europeo, che conquistò la maggioranza relativa dei seggi al Parlamento. Il presidente della Commissione è eletto dal Parlamento su proposta del Consiglio europeo – la riunione dei capi di Stato e di governo degli Stati membri – che delibera a maggioranza qualificata, tenendo conto dei risultati delle elezioni europee. Il ruolo del Consiglio europeo in Italia lo ha il presidente della Repubblica, che dopo le consultazioni nomina il presidente del Consiglio che va in Parlamento a chiedere la fiducia.

La Commissione sostiene il rafforzamento di questo legame democratico tra la scelta del Presidente e il voto dei cittadini europei, unita alla fusione della presidenza della Commissione con quella del Consiglio europeo. Invita i partiti europei a designare i candidati alla presidenza entro il 2018 e a rafforzare la visibilità del legame con i loro affiliati nazionali in modo da fornire ai cittadini un quadro trasparente della situazione politica e della scelta del Presidente alle elezioni europee del 2019. Auspica l’approvazione della riforma della normativa elettorale europea e del regolamento sui partiti e le fondazioni politiche europee. Diplomaticamente, invita a tenere in seria considerazione la possibilità di costituire una circoscrizione transnazionale con i seggi (o con parte dei seggi) lasciati liberi dalla Brexit. Vorrebbe superare l’attuale composizione della Commissione europea – un commissario per Paese membro – riducendo il numero dei commissari a 18, applicando il Trattato di Lisbona. Infine, incoraggia gli Stati membri a promuovere il dibattito pubblico e il coinvolgimento dei cittadini tramite iniziative quali, ad esempio, le convenzioni democratiche proposte dal presidente Emmanuel Macron e dall’Assemblea nazionale francese.

Le proposte della Commissione per rafforzare la democrazia europea sono incisive, una sorta di “road map” virtuosa in vista delle elezioni europee del 2019, che il Consiglio europeo discuterà il prossimo 23 febbraio. Intanto il Parlamento si è espresso su due di queste proposte. Per rafforzare il processo degli spitzenkandidaten ha autorizzato i Commissari europei in carica a candidarsi alle elezioni europee. Ma ha bocciato la lista transnazionale a causa dell’opposizione del Partito popolare europeo. Un’occasione persa: ecco il gambero della democrazia europea.

In Europa si definisce il futuro della nostra democrazia, la riforma dell’Eurozona, il prossimo bilancio europeo. Rispetto al bilancio la Commissione propone di concentrarsi sulle grandi priorità come difesa, sicurezza, migranti, ricerca, innovazione, sulla creazione del mercato unico digitale, dell’energia, sulla transizione alla green economy, sul rilancio degli investimenti per creare occupazione – le tradizionali priorità dell’Italia. Su tutti questi temi si scontrano i Paesi europeisti e quelli nazionalisti di Visegrad – ovvero quelli che in questi anni hanno rifiutato la ripartizione dei migranti, ma vogliono i fondi di coesione, e che Salvini prende ad esempio. Intanto in Italia le forze politiche fanno piccole polemiche e promesse impossibili. Alcune vorrebbero uscire dall’euro o dall’Unione. Ma sui

grandi temi risposte efficaci possono esservi solo a livello europeo. E per contare serve un governo europeista, credibile, stabile, in grado di avere alleati e di spingere avanti la riforma democratica dell’Ue.

@RobertoCastaldi

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