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Le risate dei cinquestelle allontanano i moderati

Le risate dei cinquestelle allontanano i moderati

Gira in rete il video – se ne raccomanda la visione – di una telefonata via Instagram tra Luigi Di Maio, candidato premier, e Alessandro Di Battista, non-candidatosi-per-riprendersi-la-vita (o più verosimilmente per saltare un giro) che spiega assai bene con quali sentimenti i grillini del dopo Grillo stiano vivendo la faccenda dei soldi non girati al fondo delle piccole imprese, come vorrebbe il loro statuto, da un certo numero di parlamentari appena ricandidati nelle liste Cinquestelle. In quel filmato, scena dopo scena, Di Maio e Di Battista si fanno delle gran risate addirittura ringraziando le Iene, Matteo Renzi, giornali e tv che, gridando allo scandalo, hanno denunciato i deputati truffaldini che con la destra bonificavano e con la sinistra annullavano l’operazione. Online, naturalmente. «Ci stanno facendo una pubblicità straordinaria», si sganasciano entrambi; «sarà un boomerang per tutti gli altri partiti che non restituiscono una lira dei loro compensi», profetizzano; «e poi, a dispetto di tutto, i nostri consensi crescono», concludono beati.

Già, ma crescono davvero? Stando ai sondaggi, le cose non stanno proprio così. La brutta storia dei parlamentari furbetti, giunta subito dopo l’esito infausto delle parlamentarie e la composizione delle liste ultimata – modello Prima Repubblica – tra pochi intimi nel chiuso dell’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio, l’azionista di riferimento del Movimento, ha bloccato l’espansione che negli ultimi mesi, complice il più rassicurante Luigi Di Maio, i nipoti di Beppe Grillo stavano tentando nell’elettorato più moderato e nel mare dell’astensionismo.

C’è in compenso uno zoccolo durissimo e assai consistente di elettori dei 5Stelle che resta lì immobile, impermeabile a ogni vicenda che pure contraddice proclami e promesse del Movimento: non c’è Virginia Raggi che tenga, non c’è diktat dei big che pesi, non c’è improvvisazione e impreparazione che riescano a scalfire l’immagine di “diversità” che i grillini si sono cuciti addosso. I 23 milioni devoluti al fondo per il microcredito contano nell’immaginario del loro elettorato più dei 40 milioni incassati dai 5Stelle come rimborsi: i 1.600 euro netti (su circa 5mila di indennità) dirottati ogni mese da ciascuno (con qualche eccezione) a quello scopo pesano più degli scontrini con i quali gli stessi giustificano gli 8mila euro netti al mese di diaria e rimborsi spese ai quali non hanno rinunciato.

Evidentemente è tale il rigetto per la politica tradizionale da far dire ai fan che nessuno del Movimento ha rubato, al massimo non ha restituito. Truffa, non ladrocinio. E si sorvola anche sul dettaglio non secondario che non riuscire a vigilare sui conti di casa propria non è la miglior patente per chi vorrebbe domani mettere ordine nei conti dello Stato… Dove non è riuscita finora la rivoluzione grillina è proprio nel recupero degli indecisi e di chi a votare non ci va nemmeno: un ciclopico vaffa non è sufficiente. E forse basterebbe questo a dimostrare che tale fenomeno è l’altra faccia delle difficoltà altrui: più la politica tradizionale si mostra incapace di rigenerarsi davvero, più il fronte grillino si irrobustisce. D’altra parte, l’astensione massiccia prova che i partiti tradizionali avrebbero ancora dinanzi a sé vaste praterie da riconquistare. Se solo lo volessero, se solo ci provassero.

La campagna elettorale non è finita e, per i meccanismi astrusi del Rosatellum, la sfida nei collegi, specie quelli del Sud, potrebbe ribaltare previsioni e risultati. Ma tutto lascia immaginare che Di Maio & C. non riusciranno a raccogliere tanti voti da governare da soli. E allora? Allora sarà il momento della verità. C’è chi sostiene che una tale “non vittoria” tarperà le ali al Movimento; chi immagina che le contraddizioni tra i governisti e i puri e duri finiranno

per far implodere le truppe grilline; e chi, come Luigi de Magistris (intervista a “Micromega”), preconizza l’ineluttabilità di una crisi e la conseguente necessità di un’alleanza tra formazioni anti-sistema. Arrivederci alla paralisi prossima ventura.

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