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L’insopportabile fascino del male assoluto

L’insopportabile fascino del male assoluto

I fatti di Macerata, la sparatoria contro un gruppo di immigrati al bar, che soltanto per puro caso non ha seminato morte, da parte di un neofascista dichiarato, hanno riaperto il dibattito sulla...

I fatti di Macerata, la sparatoria contro un gruppo di immigrati al bar, che soltanto per puro caso non ha seminato morte, da parte di un neofascista dichiarato, hanno riaperto il dibattito sulla sussistenza del fascismo, in vecchie o nuove forme, sui pericoli di un ritorno al passato. C’è chi nega risoluto, chi si affretta a minimizzare, chi si scandalizza al solo pensiero... E c’è chi afferma, al contrario, che il fascismo, anche in forme nuove, aggiornate, non può tornare soltanto perché... non se n’è mai andato dall’Italia.

Certo, il Msi nato nel 1946 (primi presidenti il generale Rodolfo Graziani e il principe Junio Valerio Borghese) è durato mezzo secolo, fino al 1995 dopo che Gianfranco Fini aveva definito il fascismo “male assoluto”. Il suo cammino era stato stato accompagnato da frange estremiste più volte sconfinate nel terrorismo e nello stragismo “nero”, coperte spesso dai servizi segreti. Per la strage di Piazza Fontana (dicembre 1969) non si è mai giunti a una sentenza, pur sapendo da tempo chi aveva messo le bombe, e per quella di Piazza della Loggia a Brescia (maggio 1974) ci si è arrivati pochi mesi fa.

Nebbia su alcuni delitti dei Nar, terroristi neofascisti: per esempio sull’assassinio del tipografo del “Messaggero” Maurizio Di Leo (2 settembre 1980, trigesimo della strage di Bologna) scambiato per un giornalista, del quale si era autoaccusato con altri Cristiano Fioravanti (fratello di Giusva) poi diventato collaboratore di giustizia e sparito nel nulla. Confessione ritenuta “non credibile” e fine di ogni processo. Nessuna condoglianza dal vertice del Msi, a differenza degli altri partiti.

Fino agli anni ’90 in verità la famiglia Mussolini era rimasta fuori dalla politica, fino alla nipote Alessandra che ha certamente rinfocolato passioni nostalgiche già per sé resistenti nella “pancia” degli italiani. Coi ricorrenti pellegrinaggi alla tomba del duce a Predappio, soprattutto il 27 aprile (morte), il 23 luglio (nascita) e il 28 ottobre (marcia su Roma). Puro e innocuo folklore? Non direi. Certe esaltazioni della violenza, del tutto libere, contro diversi e minoranze, certi riti contro la democrazia non sono mai folklore, specie quando si traducono poi in voti, in rappresentanze politiche. Il Msi ne ha fruito per mezzo secolo. Oggi qua e là, ne fruiscono Casapound e Forza Nuova. E pure Fratelli d’Italia, parzialmente. Quindi il centrodestra nel suo complesso. Con una Lega non più antifascista come ai tempi di Bossi e al centro il M5s che fa il pesce in barile.

Il web ha concorso non poco a potenziare il mito del duce, base del fascismo latente. Ci sono siti che addirittura ribaltano la storia. Ce n’è uno che propaganda il ventennio fascista come un periodo di “libertà, diritti e giustizia”, occultando il Tribunale Speciale, gli oltre 5.000 antifascisti condannati a 28.000 anni complessivi di carcere e di confino. Oppure spaccia Mussolini per “difensore degli ebrei jugoslavi durante la guerra” (non però di quelli italiani morti in oltre 7.500, di cui 500 bambini, nei lager e nei forni crematori), per un politico sostanzialmente tollerante nei confronti degli omosessuali, invece “ammoniti” (in 20.000 circa) e a volte confinati, ma non lo si disse mai perché gli italiani dovevano essere tutti “maschi”. Col diffusissimo, costante commento di fondo che “Mussolini, a parte la guerra, fece cose buone”...

Questi siti, numerosi e molto insidiosi per i più giovani (che sovente non studiano il tragico primo ’900) andrebbero verificati con severità sulla base della legge Mancino, pochissimo applicata.

Poi c’è il capitolo della sistematica infiltrazione neofascista nelle tifoserie del calcio, un fenomeno divenuto ormai di

massa, con continui, orrendi (e tollerati) episodi di antisemitismo che sono puro fascismo. Vecchio? Nuovo? Sempre razzismo, da combattere senza tregua. E invece si esita. Persino a manifestare. Per “non speculare”. E il razzismo cresce, si legittima.

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