Quotidiani locali

Slot, i gestori delle macchinette si difendono: "Il 70% delle somme torna ai giocatori"

Le associazioni di categoria, attraverso Gioconews, chiedono "chiarezza" sui dati e sulla terminologia usata nel rapporto "LItalia delle slot". Il team di lavoro risponde

ROMA. Dalle vincite, che corrispondono al 70 per cento delle somme introdotte, alla scelta di calcolare nella popolazione che gioca su slot machine e video lottery anche i minori ma non "turisti e immigrati". Sono alcune delle contestazioni sollevate dalle associazioni di categoria, Sapar e As.Tro, e pubblicate online da Gioconews , che chiedono al Gruppo Gedi di "fare chiarezza" sui dati dell'inchiesta e del database L'Italia delle Slot

"L'associazione As.Tro chiede di fornire dati completi sugli apparecchi, non solo quelli sulle giocate ma anche quelli sulle vincite" riporta Gioconews in un articolo del 18 dicembre . E ancora, in un pezzo di due giorni dopo , Sapar contesta: "Nel caso dei dati pubblicati, prendendo ad esempio la città di Livorno, per il 2016 sono stati giocati alle Awp nei bar e tabacchi più di 84milioni di euro a fronte di oltre 59 milioni di vincite con un risultato finale di circa 25 milioni effettivamente persi dai giocatori. Esaminando il dato sulla cittadinanza appare evidente che non si tiene conto dei tantissimi turisti e degli immigrati non censiti ma che frequentano la città".

Nell'inchiesta pubblicata su tutti i siti locali del Gruppo Gedi , c'è un dato che fa riferimento proprio alle vincite.

Vincite: a chi vanno. Nel 2016 il 71,6 per cento delle vincite è tornato nelle tasche dei giocatori, che però continuano a giocare alimentando un circolo vizioso. Il resto degli incassi, pari a oltre il 28 per cento (28,3%) va allo Stato (17,5% contro il 13% del 2015), agli esercenti (6%), ai gestori (4,3%) e ai concessionari (0,5%). Nel 2016, il settore dei giochi ha garantito entrate erariali intorno ai 10,5 miliardi, di cui 5,8 miliardi dai soli apparecchi.

leggi anche:

L’applicazione è il più possibile rigorosa - spiega il team che ha seguito il lavoro di analisi delle slot - nella definizione dei termini che usa. Si parla sempre di “giocate” o di “giocato”, vale a dire di quanto i giocatori inseriscono materialmente, e quindi mettono in gioco, dentro una slot machine o una VLT (video lottery).

In nessun punto dell’applicazione si cerca di far passare il concetto che la “giocata” sia niente di più dei soldi che vengono depositati nelle macchinette. A questo proposito l’applicazione offre esplicitamente il dato sulla ripartizione delle giocate , divise tra vincite, stato, esercenti, gestori e concessionari: non omettiamo in alcun modo informazioni di cui siamo in possesso e che, in questo caso, sono per di più di pubblico dominio.

leggi anche:

italia slot

Slot, l'Italia brucia 49 miliardi nelle macchinette

Gratta e vinci, lotterie, superenalotto, scommesse sportive, lotto, macchinette, gioco online, ippica, bingo: nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi nel gioco, oltre la metà solo in slot machine e videolottery. Pari a più di due manovre finanziarie. La Lombardia è la regione che spende di più, seguita da Lazio e Veneto. L'Abruzzo è la regione con la maggiore densità di apparecchi. Prato è la provincia italiana con la giocata pro capite più alta. Tutti i dati nell'inchiesta del Gruppo Gedi



Le associazioni di categoria hanno criticato che nell’elaborazione del dato della giocata pro capite, non si tiene conto di “tantissimi turisti e degli immigrati non censiti che frequentano la città”. In realtà, come spiega ancora il gruppo di lavoro, si sottolinea che il dato pro capite è, nell'applicazione, uno strumento per consentire ai lettori di fare dei paragoni tra diversi centri urbani.

La scelta di dividere il dato delle giocate per tutti i residenti e non solo per i maggiorenni è una scelta per rendere il lavoro più facile da comprendere. In nessun punto dell’applicazione si intende far passare il messaggio che siano solo ed esclusivamente i residenti di un Comune i responsabili delle giocate sul territorio comunale. Fin dal comunicato di presentazione dell’inchiesta e nella conferenza stampa, e poi negli articoli di accompagnamento dell’applicazione , è stato specificato che, soprattutto per i comuni più piccoli, è sufficiente la presenza di una sala slot per inflazionare il dato delle giocate pro capite (vedi il caso esemplare di Caresanablot). Anche per questo nella pagina delle analisi i comuni sono stati divisi per classi di dimensioni omogenee, in modo da dare conto delle eventuali distorsioni statistiche che si possono verificare in comuni di piccole dimensioni.

Alla fine, si coglie anche un aspetto positivo nelle critiche rivolte, perché finalmente si può sviluppare una discussione sul gioco d’azzardo e le slot machine in Italia fondata su dati granulari e dettagliati. Fino alla pubblicazione della nostra inchiesta questo non era possibile.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik