Quotidiani locali

Medioriente. Trump, un Nerone rimasto solo di fronte al disastro

La “collera” infiamma Gerusalemme e la Palestina. L’onda delle proteste si propaga nelle piazze dall’Indonesia alla Tunisia, bruciano le bandiere a stelle e strisce, è invocata la guerra santa contro Israele. Il clima internazionale è incandescente. Intanto sul piano diplomatico è un coro unanime di condanne alla scelta di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Il presidente Usa ha ignorato i consigli al buon senso del suo segretario di stato, gli avvertimenti della Comunità internazionale, la supplica del Pontefice, le minacce di mezzo mondo arabo, e oggi è un Nerone solo davanti al disastro.

Al Palazzo di Vetro in una riunione d’urgenza del Consiglio dell’Onu si è palesata la distanza abissale tra Washington e il resto del globo. È gelo con Londra. «Non abbiamo intenzione di spostare l’ambasciata da Tel Aviv. La soluzione può arrivare solo tramite negoziati con Gerusalemme capitale condivisa di due Stati». È la posizione espressa dall’ambasciatore britannico Matthew Rycroft che ha invitato gli Usa a rendere noti i contenuti del piano di pace che Trump paventa da mesi. E se Londra alza la voce Parigi non è da meno. Il giudizio di Francois Delattre, capo delegazione dell’Eliseo, è assai critico: «La Francia non riconosce alcuna sovranità su Gerusalemme. È quanto mai indispensabile non offrire pretesti al radicalismo». Stoccolma entra nel dibattito duramente, il plenipotenziario svedese Olof Skoog ha tacciato Trump di «andare contro il diritto internazionale, contravvenendo le risoluzioni esistenti». E sulla mancanza di «sensibilità» statunitense si è allineato il Cremlino: «Esortiamo tutte le parti coinvolte a esercitare moderazione e astenersi da azioni che possono avere conseguenze pericolose». Preoccupazione che condividono Pechino, Berlino e Roma. I toni più duri sono quelli di Erdogan, il sultano di Istanbul elevato a guida politica dell’islam ha tuonato contro Israele: «Non lasceremo Gerusalemme nelle mani di uno Stato terrorista che uccide i bambini».

Donald Trump ha scatenato un pandemonio dentro e fuori il Medioriente. Ha detto pubblicamente addio ai palestinesi e alla soluzione di due stati. Sancendo la fine del processo di pace, o della speranza che fosse possibile riprendere il filo strappato del dialogo. Causando un danno imperdonabile ad Israele. Perché le vittime di un gesto così sconsiderato sono, e saranno, proprio palestinesi ed israeliani. L’inutilità della decisione, con parole farfugliate e assurde, ha di fatto riconosciuto la legittimità agli estremismi che storicamente destabilizzano infuocando gli animi di quella regione. Il presidente americano ha deliberatamente buttato benzina sul fuoco della contrapposizione perenne, dello scontro religioso. Da un lato chi prega per la distruzione di Israele. Dall’altro riecheggiano profezie bibliche per Gerusalemme e il mondo: l’arrivo del giorno dell’Armageddon, la costruzione del terzo Tempio, il ritorno del messia. Tesi che accomunano una parte del movimento delle chiese evangeliche al movimento dei coloni israeliani. Gli evangelici in Usa sono un bacino elettorale da milioni di voti, zoccolo duro del trumpismo, che tuttavia in questi primi mesi di amministrazione aveva preso le distanze dal presidente, palesando una certa disaffezione. Pace fatta. Tra i pastori evangelici non è mancato chi ha elogiato trionfalmente Trump e la sua visione di Gerusalemme. La decisione presa dal leader statunitense non ha invece convinto l’opinione pubblica americana, un recente sondaggio rileva che solo il 30% approva il suo operato. Come, all’interno della comunità ebraica americana, i contrari sono la maggioranza. In Palestina si
stampano carte geografiche del Medioriente senza Israele, in Israele si producono modellini del futuro Tempio dove oggi sorgono le moschee sante. In entrambi i casi la soluzione passa per guerra e distruzione. Evitare che accada, è un atto di civiltà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon