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In Svezia l’Italia del calcio si gioca il futuro

Nel doppio spareggio non c’è in ballo solo una qualificazione al Mondiale che non falliamo da 60 anni, c’è tutto il sistema pallone. Con un’aggravante: quelli che ci hanno portato fino a qui hanno già detto che se dovesse andar male non se ne andranno. Peggio dell’orchestra del Titanic, questi sarebbero capaci di suonare anche sott’acqua

L’ultima volta di un Mondiale senza l’Italia era proprio nella terra dove stasera gli azzurri cominciano a giocare una partita lunga tre giorni e che rischiano di diventare mille e mille altri ancora se dovesse finir male. Quell’ultima volta in Svezia era il Mondiale del 1958, sessant’anni dopo potrebbe esserci lo sciagurato bis con conseguenze devastanti che si estendono ben oltre i confini degli stadi.

Il calcio, infatti, è ormai una fra le prime industrie del Paese. D’accordo è un po’ in rovina, è finito da tempo in mani sbagliate, produce debiti miliardari ed è stato capace di depauperare un enorme patrimonio tecnico e di credibilità. Ma un Mondiale senza l’Italia era una di quelle cose che facevano parte dell’inimmaginabile e neanche 20 anni fa, nell’unica volta in cui siamo stati costretti allo spareggio, c’era stata la percezione di un reale pericolo. Stavolta sì: non tanto per l’avversario, quanto per la debolezza di una Nazionale mal gestita e mal supportata da un tecnico e da un gruppo dirigente inadeguati. Poco più di un anno fa all’Europeo, con Conte, è uscita ai rigori contro la Germania e il gruppo più o meno è ancora quello: può starci di arrivare secondi in un girone con la Spagna ma a spaventare è il “come” siamo giunti a ciò. E le ultime tremebonde prestazioni di una squadra al di sotto degli standard minimi garantiti dai singoli sono nulla al confronto delle scelte del presidente Carlo Tavecchio. Da quella del ct senza esperienza internazionale fino al carico di tensioni nei momenti in cui tutto era ancora in ballo. Ma non solo: ad esempio, aver tenuto aperta la partita dei diritti tv per la prossima Serie A, estendendo l’eventuale danno della mancata qualificazione. In ballo ci sono centinaia di milioni e un crollo di immagine devastante.

Il disastro del 1958 fu enorme ma oggi sarebbe molto peggio. Anche perché chi è causa di tutto questo si è già affrettato a dire che non se ne andrà. Peggio dell’orchestra del Titanic, questi sarebbero capaci di suonare anche sott’acqua.

twitter: @s_tamburini

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