Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Fico. Andrea Segrè: "Ecco come è nata l'idea"

Il presidente della Fondazione Fico e docente di Agraria dell'Università di Bologna spiega com'è la forte anima didattica del parco agroalimentare che apre il 15 novembre

Fico. Andrea Segrè: "Ecco come è nata l'idea"

BOLOGNA. L'idea di Fico è stata sua. Ma il nome doveva essere diverso. Andrea Segrè, presidente del Centro Agroalimentare di Bologna e docente di politica agraria internazionale e comparata nell'Università della stessa città, è oggi anche presidente della Fondazione Fico.



Come nasce Fico?
"Volevamo trovare un modo per valorizzare un luogo e bene pubblico bellissimo, quello dove sorgeva il mercato ortofrutticolo di Bologna, dandogli una destinazione nel campo agroalimentare. Era una soluzione eccessiva per ospitare un mercato. Siamo andati a proporre a Oscar Farinetti di creare una Cittadella del cibo e della sostenibilità, spostando gli operatori del mercato in una struttura attigua. Pensavamo a un posto in cui usare il format di Eataly, nella parte centrale, tutta coperta, e dall’altra costruire le filiere per far vedere che il cibo parte dai campi, viene trasformato e solo successivamente arriva alle nostre tavole. Non c’è solo il pollo arrosto".

Come ha reagito Farinetti?
"Ci ha messo pochissimo a rispondere, trovava il progetto interessante. Però ha deciso per un nome diverso: Fico. Siamo rimasti perplessi all’inizio, ma ha funzionato bene".

Fico è vicinissimo alla facoltà di Agraria. Qual è il ruolo didattico del parco?
"È un parco tematico scienti-Fico, nel senso che ha anche un’anima didattica legata all’università di Bologna. Abbiamo messo insieme quattro accademie, con Bologna anche Trento, Napoli e Pollenzo, per offrire una filiera agroalimentare formativa dalle elementari al dottorato di ricerca. Anche in questo è un luogo unico, nel combinare la parte di intrattenimento e attrazione a quella scientifica".

Perché proprio Bologna?
"Avevamo a disposizione un bene meraviglioso: Bologna la dotta, la grassa, nel senso di accogliente, è molto legata al cibo. L’amministrazione poi è stata velocissima. Se non fosse stata così disponibile saremmo ancora qui a parlare del progetto. La città si è dimostrata all’altezza della sua storia".

Aspettative?
"Altissime, faremo una valutazione tra sei mesi per capire se la nostra idea ha funzionato"

Perché visitare Fico? Mi dà tre motivi?
"Per venire a Bologna, città da vedere e da gustare: i flussi turistici sono in aumento e forse noi contribuiremo a farli crescere ancora. Poi è un luogo unico al mondo, di per sè un’attrazione, perché in 10 ettari si può vedere la bellezza della biodiversità animale e vegetale del Paese che ne è più ricco, l’Italia; e infine si mangerà benissimo. Se posso dare un suggerimento: passate a vedere la sede della Fondazione Fico, è un po’ decentrata ma è accanto al cioccolato".