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Texas, il killer ha ucciso per una lite con la suocera

Tra le 26 vittime della strage in chiesa la metà sono bambini, una ventina i feriti. Trump: «Un folle, le armi non c’entrano». Il procuratore di Stato: «Servono più parrocchiani armati: l’unica cosa che ferma un uomo cattivo con una pistola è un uomo buono con la pistola»

NEW YORK. Ventisei morti, la metà bambini, e venti feriti. Un’altra strage in America. E ancora una volta il messaggio che emerge dalle autorità è che ci vogliono più armi da fuoco, non meno, per difendersi dai malintenzionati. In questo caso il malintenzionato non è un musulmano che invoca il profeta gridando “Allahu akbar”. Non è neppure uno straniero pieno di odio verso gli Stati Uniti. Responsabile della strage a Sutherland Springs, in Texas, è Devin Patrick Kelley, un ventiseienne bianco ex militare dell’Aviazione Usa. Ha seminato sangue e terrore in una chiesetta battista come reazione a un pessimo rapporto con la suocera. Lei non era all’interno della First Baptist Church.

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Fra le persone che ci hanno rimesso la vita ci sono almeno 12 bambini, uno di appena 18 mesi. Uccisa anche una donna incinta e un’intera famiglia di otto persone. Morta anche Annabelle Pomeroy, la figlia quattordicenne del predicatore battista. Domenica lui era in viaggio con la moglie. Al suo posto un sostituto predicatore che ha perso la vita.

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«Queste sono cose che si pensa avvengano a New York e nelle grandi città», ha commentato sgomenta una delle settecento persone che vivono a Sutherland Springs. «Ma qui da noi? Siamo come un’unica grande famiglia. Come può succedere qualcosa del genere?». C’è un modo per evitare che queste cose si ripetano, secondo il procuratore generale del Texas. Basta mettere più armi in mano ai parrocchiani. «L’unica cosa che ferma un uomo cattivo con una pistola è un uomo buono con la pistola», ha detto Ken Paxton.

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La logica del procuratore generale è condivisa da Donald Trump che è stato informato mentre si trova in Asia della più grave strage di civili mai avvenuta in Texas. «Il problema è la salute mentale di un uomo squilibrato, non sono le armi», ha commentato il presidente. E così dicendo ha chiuso la porta all’ipotesi di limitare il numero di pistole e fucili in circolazione negli Stati Uniti rendendo più difficile l’accesso alle armi.

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Domenica mattina nella chiesetta battista di Sutherland Springs era in corso la regolare funzione religiosa. Una cinquantina di persone, quanto bastano per riempire ogni panca. Kelley vestito tutto di nero con un gippone Ford Explorer è alla stazione di benzina, appena attraversata la strada. È un ex militare dimesso dall’Aviazione dopo un processo per corte marziale per violenza domestica nei confronti di moglie e figlio. Si dirige verso l’edificio in legno della chiesa con in braccio un Ruger AR-556, fa fuoco su due parrocchiani, poi entra in chiesa e spara all’impazzata. Vorrebbe uccidere la ex suocera a cui aveva mandato sms di minaccia, ma lei non c’è. Continua a sparare mentre qualcuno scappa coperto di sangue. Esce e un parrocchiano armato lo colpisce, ma il ragazzo riesce a salire in macchina e allontanarsi. Perde il controllo dell’auto e finisce in uno sbratto. Prende una seconda pistola che aveva in macchina e si toglie la vita.

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