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Voto in Sicilia. La terra del Gattopardo può segnare la storia

L'opinione

Ci siamo! Da alcuni temute, da altri invocate, da tutti utilizzate come carta di riserva per rimandare “a dopo” ogni decisione, ogni alleanza, ogni rottura, arrivano finalmente le elezioni regionali siciliane. Naturalmente, inutile che ve lo dica, non c’è politico che non ci ricordi che il voto è locale, ci mancherebbe, che non avrà riflessi sul piano nazionale, ma figurati, e via infilando luoghi comuni. Ma quegli stessi politici sanno poi che così non è, tanto che alcuni di loro si augurano che nulla cambi, altri che tutto salti.

Lunedì mattina sapremo, vedremo e faremo i conti. Già, ma che cosa può succedere? Lungi da noi atteggiarci a indovini, però qualcosa sulle conseguenze politiche dell’appuntamento siciliano la si può azzardare. Anche perché non c’è partito o movimento che non si aspetti una qualche verifica di quanto ha fatto e già non pensi alle politiche.

Silvio Berlusconi – cominciamo da lui – è come rinato, pur se incandidabile si è di nuovo ritagliato un ruolo decisivo, e a giudicare dai miracoli della chirurgia plastica e dal siparietto televisivo con Maurizio Costanzo, è come se per lui il tempo si fosse fermato. Ma questo non gli ha impedito di cogliere ciò che si sta muovendo. A Matteo Renzi ha fatto balenare un possibile ritorno delle larghe intese attirandolo verso un’area di centro, ma nello stesso tempo lavorava sotterraneamente per ricomporre un’alleanza di centrodestra con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questa debutterà di nuovo proprio in Sicilia, pure con forti probabilità di vittoria: se dovesse accadere, non solo B. vedrebbe premiata la sua strategia, ma la sua idea di ergersi a unico baluardo contro il grillismo, strappando questo ruolo al Pd di Renzi, si sarà dimostrata vincente. E potrebbe spingerlo a ripetere lo schema anche nel 2018.

Anche per Salvini è un momento chiave. Ha deciso di appoggiare il candidato di Forza Italia, Musumeci, ma ciò che per lui conta di più è verificare quanti voti riuscirà a prendere la sua lista, cartina di tornasole per misurare la possibilità di espandere al Sud la sua Lega finalmente libera del marchio Nord e la distanza che lo separa dalle truppe berlusconiane. Da lunedì comincerà a pensare se far rivivere l’antica alleanza anche alle politiche. In apparenza Salvini sembra non averne tanta voglia, per ora gli interessa da una parte togliere consensi ai grillini mostrando di nuotare nella loro stessa acqua ed evocando qualche forma di alleanza con loro, dall’altra cercare di sedersi al tavolo delle trattative con Berlusconi con un più robusto pacchetto di voti.

Chi rischia le maggiori turbolenze è il Pd di Renzi dal momento che le dissidenze interne ed esterne si sono sospese proprio in attesa del voto siciliano. Lui addirittura se n’è andato a Chicago da Obama. In caso di vittoria, ovviamente, sarebbe un trionfo. Ma in caso contrario, che vinca la destra o la sinistra, non peserà solo la sconfitta. Non sarà infatti difficile valutare il reale risultato del partito visto che la giunta uscente, quella di Rosario Crocetta, è stata eletta cinque anni fa con i voti conquistati dal Pd e dalla lista personale del candidato presidente, in tutto quasi il 20 per cento di consensi (ai quali si aggiunsero quelli dell’Udc di Alfano, allora molto più forte di oggi): insomma, se il Pd e il candidato Micari dovessero andare sotto quella soglia non è difficile immaginare che qualcuno provi a lanciare la resa dei conti finale. E non basta. Se a levare voti al Pd dovesse essere il candidato di sinistra Claudio Fava, Renzi cercherà di dare tutta la colpa della sconfitta agli scissionisti, ma questi avrebbero buon gioco a dire che l’intera strategia renziana sarebbe stata inficiata e per le politiche si aprirebbero altri scenari.

I 5Stelle, infine. Una vittoria in Sicilia li proietterebbe verso il bis alle politiche, ma anche nel loro caso conterà molto l’analisi del voto disgiunto: se saranno tanti a votare da

una parte Cancelleri presidente e dall’altra la lista di Fava, certamente ciò darebbe fiato ai cultori di un’alleanza 5Stelle-Sinistra, madre di una possibile alleanza alle politiche di domani. Insomma, si scrive Sicilia, si legge Roma.

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