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Regeni, l’Italia punta Cambridge

Richiesta di rogatoria per ascoltare la tutor del ricercatore. Renzi: «Bisogna fare chiarezza». Noury (Amnesty): «Chi ha ucciso Giulio è in Egitto»

ROMA. Nel giugno del 2016 il pubblico ministero Sergio Colaiocco attese invano per più di un giorno, negli uffici della polizia di Cambridge, che la professoressa Maha Abdelrahaman si presentasse per parlare delle circostanze della morte di un suo studente: Giulio Regeni, torturato, ucciso e abbandonato cadavere sul bordo dell’autostrada Cairo-Alessandria, in tutta probabilità, dalle autorità egiziane. «Non rilascio dichiarazioni», disse poi la studiosa, quel giorno. Spiegò in una mail successiva di aver avuto un fugace incontro con Giulio in un bar del Cairo il 7 gennaio 2016.

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Le perplessità dei magistrati. Era la prima di tre rogatorie inviate dalla procura di Roma alle autorità inglesi. Nella seconda si chiedeva alla Oxford Analytica, una società di consulenza, notizie sulle loro relazioni con Regeni. L’ultima, anticipata da Repubblica, è arrivata al destinatario il 23 ottobre e chiede nuovamente di interrogare la professoressa Abdelrahaman per chiarire i punti oscuri di alcune dichiarazioni rilasciate in momenti successivi. Cruciale è senza dubbio sapere se Regeni avesse consegnato o meno i dieci report di cui parla in una conversazione Skype con sua madre alla studiosa. Abdelrahaman aveva negato questa circostanza in passato, gli inquirenti si chiedono se Giulio avesse un motivo per mentire. Le altre domande che i magistrati italiani vorrebbero rivolgere all’accademica, sono note da tempo: riguardano l’argomento specifico della ricerca - i sindacati indipendenti egiziani, invisi al governo di al-Sisi - e la modalità “partecipata”, che prevede le interviste sul campo ai rappresentati dei lavoratori. La procura di Roma, inoltre, avrebbe chiesto anche ad altri studenti di Abdelrahaman di rendersi disponibili a testimoniare, per capire se quel metodo di studio fosse la normalità.

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Noury (Amnesty): "Chi ha ucciso Giulio è al Cairo". L’Università di Cambridge ha fatto sapere che Abdelrahaman parlerà con i magistrati, ma non risponderà «a insinuazioni sensazionalistiche di nessun aiuto» da parte dei media. Al-Madhi invece ha sottolineato di non essere obbligata parlare, d’altronde dipende dall’Università del Cairo. Mentre il segretario del Pd Matteo Renzi chiede «chiarezza» a Cambridge, le forze della società civile che hanno seguito da vicino il caso fin dalle prime battute hanno espresso perplessità. «Bene la rogatoria a Cambridge, ma chi ha ucciso Giulio è al Cairo», ha sottolineato il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury. Il profilo Twitter “Verità per Giulio” ha lanciato quattro domande al governo italiano. Chiedendosi, tra le altre cose, che fine abbia fatto la figura tecnica annunciata dal ministro Alfano per coadiuvare il ritorno dell’ambasciatore italiano in Egitto, che dovrebbe occuparsi del caso Regeni.

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