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Catalogna, in carcere otto ex ministri del governo secessionista

La procura spagnola chiede l’arresto anche per l'ex presidente Puigdemont e per i quattro consiglieri in "esilio" con lui a Bruxelles. Migliaia protestano in piazza, venerdì grande mobilitazione in tutta la regione "ribelle"

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ROMA. La crisi catalana è arrivata alle sue estreme conseguenze. Nel giorno in cui la procura spagnola ha chiesto all’Audiencia nacional di emettere un mandato d’arresto europeo contro l’ex presidente Carles Puigdemont e i quattro ministri “in esilio” con lui a Bruxelles, otto dei tredici ex componenti del governo destituito da Madrid dopo la dichiarazione di indipendenza sono stati arrestati ieri su ordine del giudice Carmen Lamela, che accogliendo le richieste della procura spagnola ha disposto la detenzione preventiva senza cauzione per gli ex membri dell’esecutivo, compreso il vice presidente Oriol Junqueras, accusati di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici, reati per cui rischiano fino a 30 anni di carcere. Con Junqueras sono detenuti Joaquim Forn, Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Carles Mundò, Dolors Bassa e Meritxell Borras. 

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L’unico a evitare la cella è stato Santi Villa, che si era dimesso il giorno prima della “secessione” e che potrà restare libero pagando una cauzione di 50mila euro, ma che ieri sera ha deciso di entrare in carcere per una notte con i suoi colleghi in segno di solidarietà. Villa è stato l’unico a rispondere alle domande del giudice, mentre gli altri hanno scelto di restare in silenzio.

«Il governo legittimo della Catalogna è stato incarcerato per le sue idee e per essere stato fedele al mandato approvato dal parlamento catalano» ha accusato Puigdemont su Twitter, dove poco dopo ha pubblicato un secondo messaggio, con la foto delle migliaia di cittadini scesi per strada per protesta: «Il clan furioso della 155 (l’articolo della Costituzione applicato da Madrid per destituire il governo, ndr) vuole il carcere. Il clan sereno dei catalani, la libertà» ha scritto, “esigendo” la scarcerazione dei suoi ex ministri e del suo vice presidente.

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La giudice Lamela deciderà invece oggi del destino del “president” e dei quattro ex ministri che si trovano in Belgio con lui – Clara Ponsati, Antoni Comin, Lluis Puig e Meritxell Serret – ma la loro estradizione dal Belgio (per la quale ci sono 60 giorni di tempo) non appare affatto scontata, soprattutto perché non è prevista per i reati di cui i cinque sono accusati. Il capo del governo fiammingo del Belgio, Geert Bourgeois (N-va) si è detto «sotto choc» per la decisione di «arrestare dirigenti eletti democraticamente: le autorità europee – ha chiesto – agiscano per trovare una soluzione democratica».

La leader di Erc, Marta Rovira, con la voce rotta dal pianto, ha lanciato un appello «a tutti i democratici del mondo perché reagiscono, si alzino, non permettano che questo possa succedere nel XXI secolo». Mireia Boya, capogruppo in parlamento dell’ala sinistra del fronte indipendentista Cup, ha parlato di «Stato fascista», e Marta Pascal, segretario del PdeCat, ha chiesto se l’Europa «sarà ancora complice».

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Dura anche Ada Colau, sindaca di Barcellona: «Una giornata buia per la Catalogna. Il governo eletto democraticamente nelle urne è in carcere» ha affermato, mentre il leader di Podemos Pablo Iglesias ha detto di provare «vergogna perché nel mio Paese si mettono in carcere gli oppositori». La giudice Lamela ha giustificato l’arresto senza cauzione, di solito previsto per criminali pericolosi, con il pericolo di fuga d di reiterazione di reato, mentre gli avvocati difensori hanno denunciato una procedura sbrigativa, irregolarità e gravi violazioni del diritto di difesa.

Prima di essere rinchiuso in prigione, Junqueras, leader di Erc, primo partito catalano, ha lanciato un appello perché «il bene sconfigga il male» alle elezioni del 21 dicembre, rispondendo dunque a Madrid «nelle urne»: «In piedi, con determinazione, fino alla vittoria».

Mentre davanti agli arresti le piazze cominciavano a bollire, con migliaia di manifestanti scesi in strada a Barcellona come in altre città catalane per protestare e invocare «democrazia» e «libertà per gli arrestati», tutti i leader indipendentisti hanno lanciato alla popolazione inviti alla calma. L’Appello per la Democrazia, che riunisce le organizzazioni della società civile indipendentista ha convocato manifestazioni di protesta oggi alle 19 in tutta la Catalogna.

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