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Catalogna, in carcere otto ex ministri del governo secessionista

La procura spagnola chiede l’arresto anche per l'ex presidente Puigdemont e per i quattro consiglieri in "esilio" con lui a Bruxelles. Migliaia protestano in piazza, venerdì grande mobilitazione in tutta la regione "ribelle"

Catalogna, indipendentisti in piazza per sostenere i ministri catalani Migliaia di persone si sono date appuntamento nella piazza Sant Jaume di Barcellona in sostegno dei ministri catalani per i quali la procura spagnola ha ordinato il fermo. La società civile, che ha organizzato manifestazioni anche in altre città catalane, ha annunciato un'altra mobilitazione per il prossimo 12 novembre

ROMA. La crisi catalana è arrivata alle sue estreme conseguenze. Nel giorno in cui la procura spagnola ha chiesto all’Audiencia nacional di emettere un mandato d’arresto europeo contro l’ex presidente Carles Puigdemont e i quattro ministri “in esilio” con lui a Bruxelles, otto dei tredici ex componenti del governo destituito da Madrid dopo la dichiarazione di indipendenza sono stati arrestati ieri su ordine del giudice Carmen Lamela, che accogliendo le richieste della procura spagnola ha disposto la detenzione preventiva senza cauzione per gli ex membri dell’esecutivo, compreso il vice presidente Oriol Junqueras, accusati di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici, reati per cui rischiano fino a 30 anni di carcere. Con Junqueras sono detenuti Joaquim Forn, Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Carles Mundò, Dolors Bassa e Meritxell Borras. 

Catalogna, Caracciolo: "Con arresto indipendentisti possibile escalation. A rischio Spagna e Ue" La richiesta di arresto da parte di Madrid dei membri del governo catalano non ha precedenti ed è la conferma della linea dura scelta dal governo centrale fin dall'inizio della crisi. Un luce sinistra cade sulle elezioni catalane convocate per il 21 dicembre, alle quali non si potranno presentare i leader indipendentisti se ancora agli arresti e Puigdemont fuggito a Bruxelles. Cresce quindi il timore di violenze e scontri. In gioco non solo l'unità della Spagna e il futuro della Catalogna, ma il destino stesso dell'Unione Europea. Se ne occuperà il prossimo volume di Limes in edicola e on line dal 10 dicembre. l'analisi di Lucio Caracciolodirettore di Limesriprese Francis D'Costa

L’unico a evitare la cella è stato Santi Villa, che si era dimesso il giorno prima della “secessione” e che potrà restare libero pagando una cauzione di 50mila euro, ma che ieri sera ha deciso di entrare in carcere per una notte con i suoi colleghi in segno di solidarietà. Villa è stato l’unico a rispondere alle domande del giudice, mentre gli altri hanno scelto di restare in silenzio.

«Il governo legittimo della Catalogna è stato incarcerato per le sue idee e per essere stato fedele al mandato approvato dal parlamento catalano» ha accusato Puigdemont su Twitter, dove poco dopo ha pubblicato un secondo messaggio, con la foto delle migliaia di cittadini scesi per strada per protesta: «Il clan furioso della 155 (l’articolo della Costituzione applicato da Madrid per destituire il governo, ndr) vuole il carcere. Il clan sereno dei catalani, la libertà» ha scritto, “esigendo” la scarcerazione dei suoi ex ministri e del suo vice presidente.

Catalogna, Madrid: ''Rispettiamo l'autonomia, Puigdemont e gli indipendentisti rispettino la legge'' A due giorni dall’entrata in vigore dell’articolo 155 della costituzione spagnola, che ha destituito il governo catalano per una dichiarazione di indipendenza giudicata illegittima, arriva il primo commento ufficiale del governo di Madrid. "Di Puigdemont Madrid apprezza il riconoscimento delle nuove elezioni indette da Rajoy per il 21 dicembre, e non teme che chieda asilo in Belgio, anche perché le leggi europee non lo permettono", dice Enric Millo, delegato del governo spagnolo in Catalogna. "Il nostro obiettivo era il ritorno alla legalità - spiega - e lo abbiamo raggiunto, nel pieno rispetto dell’autonomia catalana". Come si rapporteranno con i cittadini indipendentisti? "Tutte le idee sono legittime, ma d’ora in poi chiediamo che si rispetti la legge".Servizio di Giulia Destefanis

La giudice Lamela deciderà invece oggi del destino del “president” e dei quattro ex ministri che si trovano in Belgio con lui – Clara Ponsati, Antoni Comin, Lluis Puig e Meritxell Serret – ma la loro estradizione dal Belgio (per la quale ci sono 60 giorni di tempo) non appare affatto scontata, soprattutto perché non è prevista per i reati di cui i cinque sono accusati. Il capo del governo fiammingo del Belgio, Geert Bourgeois (N-va) si è detto «sotto choc» per la decisione di «arrestare dirigenti eletti democraticamente: le autorità europee – ha chiesto – agiscano per trovare una soluzione democratica».

La leader di Erc, Marta Rovira, con la voce rotta dal pianto, ha lanciato un appello «a tutti i democratici del mondo perché reagiscono, si alzino, non permettano che questo possa succedere nel XXI secolo». Mireia Boya, capogruppo in parlamento dell’ala sinistra del fronte indipendentista Cup, ha parlato di «Stato fascista», e Marta Pascal, segretario del PdeCat, ha chiesto se l’Europa «sarà ancora complice».

Barcellona, ultras unionista: "Indipendentisti dividono le famiglie, li spedirei su un'isola" A Barcellona è il giorno degli unionisti. Secondo le fonti ufficiali oltre un milione di persone si sono radunatw in piazza Paseo de Gracia. Hanno incitato alla Spagna e al re, gridando ‘Puidgemont in prigione’. Poi un gruppo ha raggiunto la Generalitat, la sede operativa del governo catalano, sfidando i Mossos d’Esquadra (il corpo di polizia catalana). Una attivista, in prima fila tra la folla, racconta le ragioni del movimento unionista definendo i fautori della repubblica dei "mistificatori", che il giorno del referendum hanno fatto solo una "grande messa in scena, una trappola in cui è caduta anche la polizia". "Se sono andata a votare? - chiede la donna - Ovviamente no, era illegale'. Ora "Speriamo che tutto questo finisca presto, anche perché stanno spaccando in due amicizie e famiglie, hanno diviso la Catalogna, hanno passato il segno"servizio di Giulia Destefanis


Dura anche Ada Colau, sindaca di Barcellona: «Una giornata buia per la Catalogna. Il governo eletto democraticamente nelle urne è in carcere» ha affermato, mentre il leader di Podemos Pablo Iglesias ha detto di provare «vergogna perché nel mio Paese si mettono in carcere gli oppositori». La giudice Lamela ha giustificato l’arresto senza cauzione, di solito previsto per criminali pericolosi, con il pericolo di fuga d di reiterazione di reato, mentre gli avvocati difensori hanno denunciato una procedura sbrigativa, irregolarità e gravi violazioni del diritto di difesa.

Prima di essere rinchiuso in prigione, Junqueras, leader di Erc, primo partito catalano, ha lanciato un appello perché «il bene sconfigga il male» alle elezioni del 21 dicembre, rispondendo dunque a Madrid «nelle urne»: «In piedi, con determinazione, fino alla vittoria».

Mentre davanti agli arresti le piazze cominciavano a bollire, con migliaia di manifestanti scesi in strada a Barcellona come in altre città catalane per protestare e invocare «democrazia» e «libertà per gli arrestati», tutti i leader indipendentisti hanno lanciato alla popolazione inviti alla calma. L’Appello per la Democrazia, che riunisce le organizzazioni della società civile indipendentista ha convocato manifestazioni di protesta oggi alle 19 in tutta la Catalogna.

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